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L'anarchia in Parlamento prossima ventura

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Se si votasse oggi nessun partito raggiungerebbe la maggioranza alla Camera e, soprattutto, nessuna delle coalizioni “probabili” ci si avvicinerebbe. Con il risultato che, a parte il PD che perderebbe un centinaio di deputati, nessuno arriverebbe ad avere una maggioranza che sia in grado di votare la fiducia a un nuovo governo. L’esito della simulazione di Ipsos sulla base del sondaggio pubblicato domenica dal Corriere (e che ha fotografato una crescita di tutti i partiti del centrodestra e un calo di M5S e dem) è impietoso e disegna una situazione di sostanziale ingovernabilità. Dove il MoVimento 5 Stelle attesta la sua crescita ben al di sotto di quell’obiettivo 41% sbandierato da Grillo nei mesi scorsi, il PD renziano si trova sotto l’arcinemico e deve osservare la crescita degli avversari a sinistra e il centrodestra cresce ma non sfonda, attestandosi ben al di sotto della soglia minima necessaria per portare a casa la maggioranza.

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La composizione della Camera dei deputati se si votasse oggi (Corriere della Sera, 25 luglio 2017)

Ecco quindi che c’è spazio soltanto per “ipotesi di coalizione” già scartate dai diretti interessati – M5S più Lega più FdI – che arriverebbero a sfiorare la maggioranza alla Camera (ma non al Senato) e quindi per i “governi di minoranza” che per tanto tempo hanno funestato la prima repubblica. Oppure “governi di scopo”, come ha detto in qualche occasione Luigi Di Maio, in cui il presidente del consiglio incaricato, scelto evidentemente su indicazione del partito che ha preso su voti, porta una serie di punti programmatici sui quali chiedere la fiducia al Parlamento: chi ci sta, ci sta e si va avanti così.
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I sondaggi sulle intenzioni di voto da febbraio a luglio (Corriere della Sera, 25 luglio 2017)

Un’ipotesi difficilmente praticabile. Più probabile è che si torni a puntare su una modifica alla legge elettorale in senso maggioritario, dove però PD e M5S vedono come il fumo negli occhi il premio alla coalizione che favorirebbe il centrodestra e costringerebbe i DEM ad alleanze sgradite con i nuovi nemici pubblici di Articolo Uno.