Politica

La teoria del complotto sul Russiagate e Salvini “venduto” da Conte agli 007 USA

complotto salvini russiagate conte russia

Una nuova teoria del complotto aleggia sui giornali e nella politica italiana dopo la Cospirazione Ursula: è quella che vuole il presidente del Consiglio Giuseppe Conte vendersi le indagini sul Russiagate a Donald Trump in cambio non più del famoso endorsement su “Giuseppi” ma dell’audio del Metropol che inguaia Matteo Salvini tramite il suo ex portavoce Gianluca Savoini.

La teoria del complotto sul Russiagate e Salvini “venduto” da Conte agli 007 USA

La teoria del complotto sul Russiagate e Salvini “venduto” da Conte agli 007 USA prevede quindi che Palazzo Chigi abbia rimediato e poi passato ai giornali – segnatamente il sito internet USA Buzzfeed – l’audio del Metropol in cui si sentono gli italiani Savoini, Meranda e Vannucci parlare di una fornitura di petrolio grezzo e di una tangente da dividersi con non meglio precisati funzionari russi che avrebbe portato sessanta milioni di dollari nelle casse del Carroccio. A firmare l’illustrazione della teoria del complotto è il “patriota” Luca Fazzo sul Giornale:

Conte sa bene che su di lui grava il sospetto di avere utilizzato l’estate scorsa l’appoggio americano per isolare il suo vicepremier dell’epoca, Matteo Salvini, fino a poco prima titolare di un asse preferenziale con Donald Trump. Il quale invece il 27 agosto scende in campo con un tweet-benedizione a Conte, «un uomo molto talentuoso che spero resti primo ministro».

Cosa abbia fatto cambiare bruscamente idea a Trump non si sa. Ma in queste ore vengono messi in fila alcuni segnali d’allarme risuonati Oltreoceano già prima del micidiale tweet: una sibillina dichiarazione del 7 agosto di Steve Bannon sulla fine imminente del governo Conte 1, e ancora di più, il 10 luglio, l’audio che scatena l’indagine sui contatti di Salvini in Russia, pubblicato sul sito americano Buzzfeed, ben introdotto nella Washington che conta.

complotto salvini russiagate conte russia

Ora, ovviamente la storia del lupo e dell’agnello ci insegna che se sei mesi fa l’agnello non era ancora nato non poteva avergli fatto dispetti e  il lupo sta solo cercando una scusa per mangiarselo. Nell’illustrazione di Fazzo è ben chiaro che esce prima l’audio del Metropol e soltanto dopo Salvini crea la crisi del Mojito al Papeete per ottenere le elezioni o in subordine un governo a guida Lega, rimanendo alla fine a bocca asciutta. Ma siccome una teoria del complotto non ha necessità di essere credibile per funzionare ma basta che suggestioni l’interlocutore, questo piccolo problema logico viene così scavalcato:

Conte, insomma, utilizza l’appoggio Usa per fare terra bruciata intorno a Salvini: questa è la lettura che anche in ambienti vicini al leader leghista sta prendendo piede. In questa operazione, un ruolo decisivo lo avrebbero garantito i nostri 007, che hanno fornito agli americani l’aiuto che Conte aveva promesso loro, stavolta per indagare a difesa di Trump. Questo scenario (che spiegherebbe perché Salvini a Ferragosto gioca d’anticipo, aprendo lui la crisi prima che la tenaglia gli si stringa del tutto addosso) si appoggia, oltre che sui segnali d’allarme dell’estate scorsa, su un dato di fatto: Conte ha saputo,nei sedici mesi trascorsi a Palazzo Chigi, stabilire rapporti di fiducia con i servizi segreti.

Salvini, il grande statista che “gioca d’anticipo”

Ora che abbiamo scoperto che Salvini gioca d’anticipo per non farsi fregare da Conte che era pronto a fregarlo con un audio uscito un mese prima e i cui contorni erano stati già raccontati dall’Espresso ancora tempo addietro, ci rimane soltanto da capire come mai, nella sua infinita intelligenza strategica, Salvini non abbia neanche accennato, lui che usa il vittimismo ogni volta che gli è possibile come faceva prima Berlusconi, non abbia in alcun modo accennato ai complotti in essere contro di lui per spiegare una crisi che invece ha motivato in tutt’altra maniera. Ma questi sono dettagli che le teorie del complotto volentieri dimenticano, visto che non c’è bisogno che siano credibili per essere credute. L’importante è che forniscano l’effetto di mostrare oscure trame nascoste che muovono i fili della realtà, in modo che il lettore non pensi che Salvini sia stato tanto fesso da far partire una crisi senza avere in alcun modo la possibilità di controllarne l’esito, facendo una figura da dilettante della politica di prima categoria.

russiagate giuseppe conte trump
Russiagate: i protagonisti (Corriere della Sera, 8 ottobre 2019)

Intanto il Giornale nel disperato inseguimento ideologico de La Verità di Belpietro, continua a fornire appoggi ideologici e spiegazioni di comodo alle cazzate che fa il Capitano come faceva all’epoca con Berlusconi. La differenza è che almeno all’epoca il fratello del premier aveva un motivo per farlo. Tuttavia, sarebbe divertente se a questo punto Conte accogliesse la teoria del complotto rispondendo che lui si è mosso perché a sua volta sapeva che Salvini stava per fotterlo al Papeete. Così si inaugurerebbe la teoria del complotto dello specchio-specchietto. Come all’asilo.

Leggi anche: Le Iene, la grande truffa della differenziata non raccolta e Virginia Raggi che scappa