Fact checking

La storia del video di Giorgia Meloni "censurato" da Facebook

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Giorgia Meloni ha lanciato l’allarme per il tentativo di censura di Facebook di un suo video. In realtà il video non è stato censurato, anzi, ad essere stata respinta da Facebook è stata la richiesta si sponsorizzazione con la quale la Meloni voleva pubblicizzare il post. Il video si riferisce infatti alla festa di Atreju che quest’anno celebra la sua ventesima edizione. Fratelli d’Italia e la Meloni – che la organizza da sempre – hanno deciso di chiamare la festa di quest’anno “È tempo di patrioti“. Perché per essere patrioti in fondo, spiega la Meloni, non bisogna fare chissà che cosa: è sufficientemente lavorare, studiare e credere nell’Italia.

Per Giorgia Meloni è tempo di patrioti, ma non per Facebook?

Ovviamente bisogna anche essere italiani, ma questo è un altro aspetto che in due minuti la Meloni non affronta. Il tentativo di silenziare il verbo sovranista della Meloni viene letto come un indebita ingerenza da parte di Facebook nella discussione politica. Al punto che la Meloni non esita a dare la colpa agli “integralisti del mondialismo” chiedendosi fino a che punto vogliono arrivare. Ed infatti il video non è assolutamente volgare o offensivo. Certo, ci si può leggere un certo intento a discriminare i non patrioti ma questo rientra perfettamente nell’ambito della libertà di pensiero. Insomma non è che la Meloni dice che bisogna mandare a casa tutti gli stranieri (anche se in passato ha detto cose simili).
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Francamente quando la Meloni ha parlato di voler negare la cittadinanza a quegli italiani nati da genitori stranieri residenti in Italia è stata molto più discriminatoria che in questo video dove si limita a tessere le lodi dei patrioti che non sono certo picchiatori fascisti ma cittadini italiani che hanno a cuore la propria patria e lo dimostrano con le azioni più che con gli slogan. Gente concreta insomma. La prova del fatto che il video rispetta le linee guida dei Facebook la troviamo nel fatto che al momento che il video è ancora online e che la pagina della leader di FdI risulta operativa. Ma allora perché Facebook ha rifiutato l’inserzione?
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Come al solito quando si parla delle linee guida del social di Mark Zuckerberg la questione si fa piuttosto opaca. Ci sono sì delle normative pubblicitarie che regolano le intenzioni ma Facebook non ha detto alla Meloni quale specifica violazione ha commesso nella preparazione dell’inserzione.

Come funzionano le inserzioni su Facebook

È noto poi che l’applicazione delle regole su Facebook abbia spesso dato prova di essere piuttosto arbitraria ed è vero che ci sono contenuti ben peggiori di un video di Giorgia Meloni che caracolla davanti alla telecamera parlando degli italiani e delle italiane che studiano e lavorano. Ma il punto qui evidentemente non è il contenuto del video – come sostiene la Meloni – ma il contenuto dell’inserzione. Entriamo quindi nel campo delle ipotesi, anche perché non sapendo come è stata costruita l’inserzione non possiamo averne certezza. Le possibilità sono molte: potrebbe essere stato usato un hashtag che era già stato precedentemente segnalato  oppure taggata una pagina già segnalata.
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Facebook fa sapere che durante il processo di analisi delle inserzioni controlla “le immagini, il testo, la targetizzazione e il posizionamento dell’inserzione, oltre ai contenuti presenti nella pagina di destinazione a cui rimanda l’inserzione”. Riguardo le pratiche discriminatorie Facebook scrive che:

Le inserzioni non devono discriminare o incoraggiare la discriminazione delle persone in base a caratteristiche personali come razza, etnia, colore, nazionalità, religione, età, genere, orientamento sessuale, identità di genere, stato familiare, disabilità, patologia o malattia genetica.

Ciò significa che su Facebook gli inserzionisti non possono usare gli strumenti di selezione del pubblico per:

(a) destinare indebitamente la pubblicità a specifici gruppi di persone (cfr. sezione 7.1 della Normativa pubblicitaria sulla Targetizzazione) o
(b) escludere indebitamente gruppi specifici di persone dalla visualizzazione delle inserzioni, nonché (2) inserire contenuti discriminatori nelle inserzioni.

Il che è ovviamente poco chiaro perché significa che Facebook di mette a disposizione degli strumenti per “discriminare” (ovvero escludere) alcune categorie di pubblico. Ad esempio Facebook ti consente di escludere il pubblico in base a criteri razziali, ed è perfettamente lecito! Ma se è Facebook a consentirti di farlo perché dovrebbe essere al tempo stesso vietato? Mistero.

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Una delle opzioni per selezionare l’audience di un’inserzione

Fermo restando quindi che il contenuto dell’inserzione (il video) non risulta essere discriminatorio ci sono due possibilità: o Facebook ha sbagliato ad analizzare l’inserzione (e non è un’eventualità remota) oppure qualcuno nello staff della Meloni ha effettivamente sbagliato a impostare la sponsorizzazione. Ma ammesso e non concesso che qualcuno nello staff della Meloni abbia tentato di andare volutamente contro le regole di Facebbok quello che emerge da questa storia è che è Facebook stesso che ti consente di farlo. Chi è più razzista quindi, la Meloni con un video non razzista o Facebook e i suoi strumenti di selezione che consentono di escludere determinati gruppi razziali?