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Lega, il «sistema Bondeno» utilizzato per nascondere i 49 milioni?

L’ipotesi degli inquirenti è che quella somma sia riconducibile a una tranche dei 49 milioni che il partito ha indebitamente percepito di rimborsi elettorali e per i quali la Lega ha ottenuto una comoda dilazione di 80 (ottanta) anni per la restituzione.

bondeno alan fabbri matteo salvini bondeno

Giovedì scorso i militari della Guardia di Finanza di Genova, su disposizione della Procura del capoluogo ligure, hanno effettuato una perquisizione nel Comune di Bondeno (Ferrara) per acquisire la documentazione su una strana donazione arrivata all’ente. Si tratta di 900mila euro che la Lega Emilia Romagna (una delle entità nelle quali è stata suddivisa la Lega negli ultimi anni)  aveva fatto arrivare nelle casse comunali come donazione dopo il terremoto che nel maggio 2012 colpì l’Emilia.

Lega, il «sistema Bondeno» utilizzato per nascondere i 49 milioni?

L’ipotesi degli inquirenti è che quella somma sia riconducibile a una tranche dei 49 milioni che il partito ha indebitamente percepito di rimborsi elettorali e per i quali la Lega ha ottenuto una comoda dilazione di 80 (ottanta) anni per la restituzione. Il versamento sarebbe partito dal conto attivo presso la Banca Aletti, su disposizione dell’allora tesoriere del Carroccio Francesco Belsito, e solo successivamente sarebbe stata girata, in più tranche, a partire dal 2013, al Comune di Bondeno, già allora roccaforte leghista con a capo dell’amministrazione un giovanissimo Alan Fabbri, dal 2019 sindaco di Ferrara. Proprio Fabbri ha confermato l’arrivo delle Fiamme Gialle a Bondeno con una dichiarazione all’AdnKronos: «La Guardia di Finanza ha acquisito dei documenti dal Comune di Bondeno per fare verifiche sui soldi che, nel 2012, dopo il sisma, la Lega ha donato per costruire una scuola antisismica e acquistare dei mezzi per la Protezione civile e i Vigili del Fuoco. Il partito donò un milione di euro al Comune di Bondeno. Se è sbagliato donare soldi per una scuola e per i Vigili del Fuoco e la Protezione civile, mi rimetto al giudizio delle persone».

Fatture per operazioni inesistenti e sponsorizzazioni di candidati

Ma la donazione al comune ferrarese potrebbe non essere la sola effettuata dalla Lega (e nessuna per spirito caritatevole o solidaristico). Come scrive La Repubblica di oggi,

Fabbri può non sapere, ma in Procura, a Genova, le chiamano “Foi”, ovvero fatture per operazioni inesistenti. E da questi canali molto oliati sarebbe passata buona parte dei 49 milioni spariti dalle casse del Carroccio, seppure da confiscare dopo la sentenza della Cassazione che però ha dichiarato prescritti i reati di truffa ai danni dello Stato per Umberto Bossi e per l‘ex tesoriere Belsito. E comunque i 900 mila euro donati nel 2013 al comune come beneficenza dalla “Lega Emilia Romagna” (diramazione locale del partito) per la ricostruzione post-sisma, secondo la magistratura genovese potrebbero essere rientrati sui conti leghisti attraverso false fatturazioni da parte di imprese edili vicine al partito; oppure, a loro volta con donazioni o sponsorizzazioni delle campagne elettorali da parte dei militanti.

Intanto Salvini fa lo spiritoso e dice una mezza verità

In altre parole, i soldi avrebbero fatto solo un viaggio di andata e ritorno dalle casse del partito, che aveva la necessità di nascondere il malloppo dei 49 milioni, al Comune di Bondeno e ad altri soggetti, comunque riconducibili alla Lega, che poi li avrebbero fatti ritornare “puliti” nella disponibilità della stessa Lega con fatture per operazioni inesistenti o sotto forma di donazioni o di sponsorizzazioni di candidati del Carroccio alle elezioni. Per cui, ci sarebbe perfino un fondo di verità (se non una presa in giro non si sa quanto intenzionale) nelle parole di Matteo Salvini, che ripete in televisione che i 49 milioni «sono stati spesi per manifesti elettorali e per il fitto delle sedi».  Sempre su Repubblica si legge:

Un sistema già sotto i riflettori del procuratore aggiunto Francesco Pinto e del sostituto Paola Calleri. Secondo i magistrati le leghe regionali sarebbero state create per svuotare il forziere del Carroccio precedentemente alla confisca. O ancora prima. D’altra parte, nel 2013 circa 450 mila euro da banca Aletti sono finiti all’associazione “Maroni Presidente”, e da questa sarebbero stati girati sui conti riconducibili alla Lega. I soldi, tramite l’ex assessore alla Regione Lombardia Stefano Galli (al momento unico indagato di riciclaggio) formalmente sarebbero stati utilizzati per stampare manifesti elettorali. In realtà – secondo i magistrati – non sarebbero stati spesi e sarebbero rientrati in altri conti riconducibili al partito. Un altro filone seguito dalla Gdf porta in Lussemburgo, al fondo di investimento Pharus Asset Management. Nel 2012 qui arrivano 10 milioni, transitati dalla Sparkasse. Per la magistratura 3 di questi sono rientrati in Italia sui conti della Lega. Un’operazione sospetta, segnalata dall’Antiriciclaggio di Bankitalia. «Denaro di proprietà della banca», sostengono invece i vertici della Cassa di Bolzano. E ancora: il 5 luglio 2018 il notaio Mario Grandi vicino al Carroccio fa partire un bonifico di quasi 19milioni di euro verso la Bailican Ltd, società di Cipro con conti a Basilea, e Merchant Trust riconducibile ad una società delle isole Cayman.

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