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La guerra di Facebook alle bufale (in Germania)

facebook fake news germania

Mai come in questi ultimi tre mesi è parlato così tanto di fake news, post verità e del pericolo rappresentato dalla diffusione di notizie false tramite i social network. Facebook è stato il principale imputato di questa caccia alle streghe, e Mark Zuckerberg aveva dichiarato a inizio novembre che il suo social avrebbe presto affrontato la questione. Zuckerberg lo aveva annunciato in un post dove, per rassicurare gli utenti sul pericolo delle fake news su Facebook, ha scritto una bufala: ovvero che il 99% dei contenuti postati su Facebook è autentico e solo una minima parte non lo è. La novità è che ora Facebook sembra pronto a lanciare uno strumento di fact-checking anti bufala per la Germania.

Facebook verificherà le fake news in Germania

A dare la notizia è il Financial Times che fa sapere che Facebook inizierà a breve a implementare dei filtri per analizzare il contenuto dei post e segnalare agli utenti quelle che non sono notizie veritiere. Non si tratta di un filtro automatico ma di un procedimento che – come già in teoria avviene ora – viene attivato a partire da una segnalazione da parte degli utenti. Le notizie considerate false saranno analizzate da Correctiv (che ha iniziato una collaborazione con Facebook) che si occuperà di verificarne la fondatezza. In caso la notizia si rivelasse falsa però non sarà rimossa o “bannata” ma semplicemente contrassegnata come notizia considerata falsa in modo da avvisare gli utenti che si tratta di una potenziale bufala (o di una notizia non fondata). Inoltre a quanto pare l’algoritmo di Facebook, ovvero il meccanismo grazie al quale nel nostro feed vediamo notizie di un certo tipo invece che altre, agirebbe come correttivo facendo sì che le notizie contrassegnate come bufale abbiano minori possibilità di essere mostrate all’interno del news feed in modo tale da limitarne la diffusione.
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Al momento l’esperimento sarà limitato alla Germania, dove il ministro della Giustizia aveva criticato il comportamento di Facebook ritenendo che il social network dovesse sottostare alle stesse leggi che regolano l’editoria tedesca ma non è da escludere che un sistema simile possa essere gradualmente introdotto in altri paesi. A scatenare la caccia alle streghe contro le bufale è stata la storia – vera o falsa che sia ormai non ha più importanza (e dovrebbe far pensare) che Donald Trump è stato eletto Presidente degli Stati Uniti grazie alle fake news diffuse su Facebook. Non bisogna inoltre dimenticare che alla base di questa decisione c’è soprattutto il fatto che la Germania è alla vigilia delle elezioni e che quindi comprensibilmente i politici tedeschi, Angela Merkel in testa, non hanno alcuna intenzione di dover combattere anche contro le fake news diffuse su Facebook e di fare la fine di Hillary Clinton, “sconfitta dalle bufale”. Anche qui possiamo discutere della veridicità di un’affermazione del genere, e in molti potrebbero spiegare i veri motivi per cui la candidata democratica non è riuscita ad arrivare alla Casa Bianca ma ormai la narrativa predominante (sui social, guardacaso) addossa le responsabilità alle fake news.

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In teoria da qualche tempo gli utenti possono segnalare le notizie false, ma evidentemente non serve a molto

Quando le bufale non nascono sui social network

Già da qualche tempo infatti Facebook ha annunciato di voler dare vita a collaborazioni con alcuni importanti siti di debunking e di fact checking per analizzare le notizie condivise sul social. Qualche tempo fa si era addirittura diffusa la voce – non confermata – che un gruppo di dipendenti di Facebook aveva intenzione di creare una task force anti bufale. Se da un lato è innegabile che molte persone utilizzano Facebook come fonte d’informazione dall’altra non è possibile notare che le bufale contro cui si battono da anni siti come Snopes (tanto per citare uno di quelli che dovrebbero lavorare assieme a Facebook) non hanno smesso di circolare nonostante il fact checking e il debunking. Questo non avviene solo perché – come sembra vogliono dire alcuni – Facebook è “malvagio”, perché gli utenti sono in realtà utonti o webeti, o per colpa dei fantomatici e terribili hacker russi. Accade perché le fake news, le bufale e le notizie verosimili ma inventate di sana pianta sono ovunque al di fuori di Facebook: sono nei giornali, nei telegiornali e a volte pure sui siti di chi si occupa di controllare se sono vere o false. A volte succede perché certe notizie non è possibile (o non si ha la voglia) verificarle ma si sceglie di darle lo stesso, a volte perché “conviene” perché si ottengono i tanto agognati click cioè proprio per gli stessi motivi che spingono i “bufalari” di professione a darle. E che dire di quando a inventare le notizie false sono proprio gli stessi politici che invocano la creazione di un Ministero della Verità o di una ONU delle notizie? Il problema, come abbiamo scritto, non è circoscritto a Facebook. Last but not least, chi controlla i controllori di notizie false? Lo scopriremo presto, «su Rieduchescionàl Channel».