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La bestemmia della deputata M5S nell'assemblea che processa Toninelli

laura castelli bestemmia

Il clou della serata è la bestemmia della deputata torinese Laura Castelli: magari sarà stata maleducata ma ne aveva tutte le ragioni visto che le è scappata quando un senatore ha cominciato a criticare l’idea (poi naufragata) di rivedersi ieri, giorno di festa: «Ma come, io lavoro 14 ore al giorno e voi volete andare a casa? C’è la crisi di governo e voi pensate a stare a casa? Già ogni settimana, non siete mai a lavoro il venerdì».

La bestemmia della deputata M5S nell’assemblea che processa Toninelli

Ma l’assemblea congiunta del MoVimento 5 Stelle andata in scena mercoledì sera è stata molto di più, visto che hanno ballato anche le firme false ed è andato in scena un’imprevista lite sull’Italicum dopo il post di Beppe Grillo in cui, con un’apprezzabilissima giravolta rispetto alle proposte che vertevano tutte sul sistema proporzionale, il M5S ha scoperto di odiare talmente tanto l’Italicum da volerlo anche al Senato. Una decisione che nei giorni scorsi era stata apertamente criticata da Andrea Colletti, deputato e avvocato, su Facebook e la sua posizione in assemblea è stata sostenuta da molti che evidentemente si sono accorti della contraddizione e se la sono presa con Danilo Toninelli, considerato l’autore o l’ispiratore della mossa di Grillo oltre che, fino a qualche tempo fa, quello che andava in giro a strillare che la legge elettorale era fascista e incostituzionale. Racconta Ilario Lombardo sulla Stampa:

L’assemblea si apre alle 19.40. Interviene Matteo Mantero, lo stesso deputato a cui Grillo, oltre un mese fa, rispose duro «la linea politica la decido io», perché aveva chiesto più attenzione per i temi sanitari. Mantero, tra i più arrabbiati per la decisione del leader di puntare sull’Italicum, chiede di «abolire l’ordine del giorno sulla legge elettorale, perché – dice ironico – tanto l’assemblea congiunta è già stata bypassata». Mantero e altri pensano che una decisione così radicale, presa da Grillo alla mezzanotte di domenica subito dopo le prime proiezioni, debba passare dall’assemblea di quei parlamentari che per due anni hanno incolpato l’Italicum di ogni malefatta. Puntano il dito contro Danilo Toninelli, accusato di essere l’autore del post, «la responsabilità è tua, è una tua idea».

andrea colletti

Toninelli si difende: «Avevamo solo tre giorni per fare una proposta di legge e chiedere di andare al voto…». Andrea Colletti, il primo ad aver apertamente criticato la giravolta sull’Italicum, risponde sarcastico: «Tre giorni? Peggio mi sento». Poi parlano Fico e Di Maio che lancia un’altra idea, che esporrà alle telecamere di Sky: «Renzi resta con un governo dimissionario, per noi è meglio. Tanto può fare solo ordinaria amministrazione. Dopo la Consulta si fa la legge elettorale e si vota». Seguono altri interventi critici sulle modalità di gestione e sulle decisioni calate dall’alto. I più accesi sono Alberto Airola e Dalila Nesci.

Tra Italicum e false firme

In realtà, spiega Alessandro Trocino sul Corriere, la scelta sull’Italicum è stata fatta da Grillo in persona e ratificata dai parlamentari con quel post. E proprio dopo l’assemblea, per “spiegare” ai parlamentari che è meglio adottare un basso profilo, ieri è stato pubblicato un messaggio in codice sul blog di Beppe:
laura castelli bestemmia-1

Nel MoVimento 5 Stelle non esistono correnti: abbiamo bisogno di idee condivise, non di opinioni divisive.
Chi vuole partecipare alla scrittura del nostro programma di governo e all’individuazione delle persone che lo attueranno, lasci da parte le questioni personali e l’interesse particolare e si rimbocchi le maniche per remare nella direzione che deciderà la nostra comunità. Altrimenti si faccia da parte. Dobbiamo essere uniti e compatti. Un corpo solo, un’anima sola.

Insomma, Beppe come Wes & Dori Ghezzi:

Ma anche il caso delle firme false ha acceso un vero e proprio vespaio di polemiche al termine di una riunione infuocata. Già alla vigilia della riunione congiunta, il direttivo M5S della Camera aveva tentato di evitare la discussione, ma alla fine aveva dovuto cedere alla richiesta avanzata dagli stessi deputati sospesi e da un gruppo di sodali, e ormai all’ordine del giorno dell’assemblea. L’intento di tirare per le lunghe la discussione sul primo punto all’odg -scenario post referendum- è andato a segno, ma al termine della riunione Riccardo Nuti e Giulia Di Vita, due dei deputati sospesi (Claudia Mannino ha abbandonato prima l’assemblea per motivi familiari), hanno chiesto di riaggiornare la riunione alla settimana prossima per parlare della questione. Da qui si sarebbe generato il caos.
firme false palermo nuti mannino
La capogruppo alla Camera Giulia Grillo, come ha riportato l’Adn Kronos, avrebbe chiesto espressamente di non trattare la vicenda vista l’inchiesta in corso e il rifiuto dei tre deputati di riferire ai pm “o qui si finisce tutti in Procura – il ragionamento- come persone informate dei fatti”. Ma a quel punto Nuti avrebbe risposto che la richiesta di un quinto dei parlamentari di affrontare la questione in assemblea non riguardava affatto la vicenda giudiziaria, ma la gestione in seno al M5S e le conseguenti sospensioni: “Casi simili si presenteranno anche in futuro e occorre far chiarezza”. Al fianco di Grillo sarebbe dunque intervenuto il capogruppo al Senato Luigi Gaetti, spiegando che i senatori avrebbero deciso di non occuparsi della questione (gli indagati sono tutti alla Camera) “per rispetto dei probiviri” che hanno assunto la decisione di sospendere Nuti, Mannino e Di Vita. (segue) Da qui la discussione sarebbe degenerata, con diversi eletti tra i presenti rimasti -circa una quarantina in tutto rispetto agli ottanta iniziali- critici sul fatto che la vicenda venisse ‘silenziata’. Nuti avrebbe dunque chiesto espressamente di riaggiornare l’assemblea al primo giorno utile della prossima settimana, con la vicenda firme false come primo punto dell’odg. Grillo avrebbe risposto secca: “Non accetto ricatti”, ma il deputato palermitano avrebbe risposto a muso duro ricordando che, vista la richiesta di un quinto dei deputati, l’assemblea era obbligata da statuto ad affrontare il punto: “Sono stato capogruppo prima e presidente poi – avrebbe ricordato- lo statuto lo ricordo bene e le regole le conosco”.

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