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Khan Salam: la difesa del cittadino bengalese accusato di stupro a Roma

bengalese finlandese

Khan Salam nega ogni accusa, anche davanti all’evidenza del referto medico: il cittadino bengalese in Italia come richiedente asilo ieri, interrogato dal magistrato, ha sostenuto che la ragazza finlandese che lo accusa di violenza sessuale era consenziente. Tutto è iniziato al Yellow bar, il locale di via Palestro, vicino alla stazione Termini, dove entrambi avevano trascorso la serata. «Ci eravamo baciati dentro il locale e quando siamo usciti abbiamo continuato. Non ho violentato nessuno», ha sostenuto ieri davanti al giudice. «È vero che abbiamo avuto rapporti sessuali, ma lei era d’accordo». Così Saddam ha respinto le accuse. La difesa, però, è smentita: i referti medici confermano i segni della colluttazione: ferite dovute ai morsi e ai calci, oltre a quelli della violenza sessuale. Poi ci sono le testimonianze degli amici della vittima, che hanno negato qualunque approccio tra i due all’interno del Yellow bar. Infine la denuncia della stessa ragazza «Ho avuto paura di morire, mi diceva se ti muovi ti ammazzo», ha raccontato alla polizia.

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La foto dell’accusato e del locale (IL Messaggero, 13 settembre 2017)

La versione della cittadina finlandese è quindi corroborata da prove. Khan Salam è attualmente in carcere: il giudice per le indagini preliminari  ha convalidato il fermo e disposto la misura cautelare. Quando i due sono usciti dal locale, l’uomo, scrivono i pm, «abusava ripetutamente della vittima, minacciando che l’avrebbe colpita con una pietra se non avesse ceduto, passando alle vie di fatto quando la ragazza cercava di sottrarsi agli insani istinti sessuali». La procura sottolinea l’«estrema pericolosità» dell’indagato che ha portato a segno «lo scellerato disegno criminoso» nonostante alcuni testimoni lo abbiano minacciato di chiamare la polizia.

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