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Il dietrofront del M5S sulle spiagge di Ostia

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Paolo Ferrara, a differenza di tanti politici sia del suo che di altri schieramenti, ha il pregio della sincerità. E ne dimostra un livello molto superiore a quello degli altri nell’intervista rilasciata a Repubblica oggi, dove – e l’occasione si può quasi definire storica – si scusa con Libera e UISP per la vicenda della spiaggia di Ostia: «Abbiamo commesso errori, soprattutto con Libera e Uisp. Siamo disponibili a un incontro».

Il dietrofront del M5S sulle spiagge di Ostia

Gli errori di cui parla Ferrara sono l’aver prestato fede a un tentativo (ridicolo) di dossieraggio nei confronti dell’associazione antimafia in quella che si può tranquillamente definire come la più grossa cantonata politica presa dal MoVimento 5 Stelle romano: quella della falsa relazione antimafia desecretata e della conferenza stampa (di cui sopra potete ammirare il video) in cui tutto il gotha romano di M5S, da De Vito a Barillari, da Ferrara a Ruocco e Di Pillo, con tanto di Raggi e Frongia e insieme alla special guest Giarrusso, presentò un dossier di 42 pagine sulla mafia nel litorale romano (per il quale oggi un consigliere regionale minaccia querele) che si rivelò poi un cumulo di bufale e false accuse.

Ed è sicuramente positivo che il capogruppo del MoVimento 5 Stelle di Roma, dopo anni di veleni e polemiche, querele e controquerele, riconosca l’errore e ammetta le responsabilità del suo partito in una vicenda in cui, fatta salva la buona fede, i grillini hanno continuato per anni a fiancheggiare insensatamente geniali compilatori di dossier ormai completamente squalificati. Ma c’è di più.

La revoca della concessione a Papagni 

Perché Ferrara annuncia anche la revoca della concessione per le spiagge di Renato Papagni, storico presidente di Federbalneari, discusso dominus del litorale da marzo sotto processo per gravi abusi alle Dune, il lido della borghesia “bene”: dopo l’inchiesta di Report che qualche giorno fa ha messo spalle al muro il MoVimento 5 Stelle, arriva la decisione: «L’atto è in fase di elaborazione, abbiamo accelerato l’iter della determina, sarà esecutiva nei prossimi giorni. Di sicuro entro giugno». E ancora: «I balneari — dice Ferrara — hanno creato in venti anni un sistema finalizzato solo alle loro tasche, se non lo riconoscono, un Papagni vale un altro». Più chiaro di così è difficile.

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Nel novembre del 2015 gli uomini del X gruppo del Corpo di polizia Roma Capitale hanno posto sotto sequestro alcuni manufatti nello stabilimento balneare di Papagni. In particolare il ristorante, autorizzato per sessanta metri quadrati è risultato essere stato ampliato fino ad oltre 400. Abuso per il quale Papagni è stato rinviato a giudizio assieme a Franco Nocera, l’ex responsabile dell’ufficio tecnico dell’edilizia privata del X municipio arrestato nel dicembre 2017 con l’accusa di corruzione. Secondo un’informativa della Capitaneria di Porto resa pubblica ieri da Report Papagni avrebbe svolto il ruolo di intermediario in favore del boss di Ostia, Carmine Fasciani, rispetto alle vicende del Faber Beach, lo stabilimento sequestrato nel giugno del 2016.

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