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Beppe Grillo & Blockchain: fedeli alla linea del MoVimento grazie a un algoritmo

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Uno potrebbe pensare, e addirittura dire, che il problema principale del Movimento 5 Stelle, oggi, è quello di riuscire a vincere le elezioni politiche, magari passando per le amministrative a Roma (a Milano il M5S ha preferito “suicidare” la sua candidata) dove la Raggi sembra avere discrete possibilità di giocarsela al ballottaggio. E invece no, il problema principale – da sempre e non da oggi – del partito di Grillo sono le espulsioni. Dire che sono una vera e propria ossessione non sarebbe poi così esagerato.

L’ossessione di Grillo per le espulsioni

È vero, tutti i partiti politici espellono i propri iscritti, nei modi e tempi che desiderano. Ma nessuno è riuscito fin’ora a inventare così tanti sistemi per cacciare i propri compagni di partito. Dalle raccomandate inviate dall’avvocato di Grillo alle mail dello Staff (che a quanto pare nessuno sa chi sia) fino all’invenzione del Direttorio e del Comitato d’appello che danno a Grillo il ruolo di pubblico ministero, giudice e di “Garante” passando per le espulsioni decise dal “semplice tecnico informatico” i Cinque Stelle hanno fino ad ora dimostrato di avere parecchia fantasia per invitare i procedimenti più contorti – e inappellabili – in modo da garantire al Capo Politico il pieno controllo di quello che succede nel suo regno. I recenti casi di cronaca giudiziaria (per la verità dei semplici avvisi di garanzia) a carico di diversi amministratori locali pentastellati hanno però scosso il Movimento che si è rivelato incapace di seguire la sua stessa linea. Se infatti fino a poco prima della pioggia di avvisi di garanzia i Cinque Stelle hanno sempre predicato la necessità per i politici che ricevevano un avviso di garanzia di dimettersi immediatamente (per la verità nel caso della Guidi hanno chiesto le dimissioni anche solo in presenza di un’intercettazione e per la Boschi manco di quella) quando è toccato a loro si sono scoperti improvvisamente garantisti. A corrente alternata però, perché a Livorno sembrano orientati a leggere le carte (quindi a fare un processo prima del processo) mentre a Parma il problema non sembra essersi posto. A quanto pare il Garante – ovvero Grillo – non riesce a garantire il rispetto delle regole e quindi il Garante stesso, che nel frattempo si è fatto superare dal “tecnico informatico” ha deciso di lanciare un nuovo sistema per rendere inattaccabile e inoppugnabile i decreti d’espulsione: l’algoritmo.

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Beppe Grillo intento a compilare il codice per l’algoritmo delle espulsioni

Tutto il potere ai Codici

Parola magica per i Cinque Stelle: algoritmo è il “sistema operativo” Rousseau, il lascito di Gianroberto Casaleggio ai suoi, algoritmo era anche quello zipwar airgainon swg4 che doveva intersecare tramite “cross checking” e craud out surcin i dati mondiali delle banche e dei dati fiscali per controllare i guadagni dei politici. Non stupisce quindi che anche per le espulsioni l’Autorità Superiore del Movimento abbia sentito la necessità di rivolgersi ad un’autorità che non può essere contestata: il codice. Ieri a Napoli infatti Grillo ha annunciato l’applicazione al suo partito di un nuovo algoritmo, che lui chiama blockchain:

Noi stiamo lavorando a un programma, il cosiddetto blockchain, le catene di blocco per l’informazione criptata. È molto interessante, hai un algoritmo e non ci sono intermediari. Se usato in politica potrebbe essere interessante: se un parlamentare che hai votato non segue il programma è automaticamente espulso.

Blockchain non è un’invenzione di Grillo o del tecnico informatico del Movimento, si tratta di un programma messo a punto inizialmente per la rete di transazioni Bitcoin:

condiviso da tutte le parti che operano all’interno di una data rete distribuita di computer. Registra e archivia tutte le transazioni che avvengono all’interno della rete, eliminando in definitiva la necessità di terze parti “fidate”, quali i processori di pagamento.
Chi propone la tecnologia blockchain spesso descrive l’innovazione come un ‘conferimento di fiducia in un mondo diffidente’, in base alla considerazione che le parti coinvolte in una transazione, pur non conoscendosi, possono ugualmente scambiarsi denaro in tutta sicurezza, senza la garanzia di terzi. In base a questa peculiarità, si può affermare a buon diritto che Blockchain cambia le regole del gioco.
Il punto di forza di Blockchain è il fatto che elimina la necessità di un’autorità centrale che verifichi l’affidabilità e avalli il trasferimento di denaro. Trasferisce poteri e controllo da grandi organismi a numerose transazioni a sicurezza garantita, veloci ed economiche, anche se non si conoscono i soggetti con i quali si sta trattando

Non è impensabile utilizzare il sistema blockchain per per verificare se un iscritto ai Cinque Stelle sta seguendo il programma. Certo, non si capisce in che senso l’informazione relativa agli iscritti dovrebbe essere criptata e probabilmente Grillo ha detto “criptata” solo per agitare una parola che suggerisca la massima affidabilità dell’algoritmo che agisce tramite nodi (i nodi in questo caso dovrebbero essere gli iscritti?). Quello che è interessante è che Grillo abbia pubblicamente ammesso che il sistema di governo del suo partito di fatto non funziona, perché delle persone non ci si può fidare (un leit motiv della politica pentastellata) e quindi queste devono essere continuamente sottoposte a più livelli di controllo. Rimangono però due interrogativi: il primo è chi gestirà l’algoritmo, chi ne avrà le chiavi?  Il secondo riguarda invece l’aderenza al programma. L’attuale programma nazionale dei Cinque Stelle è stato sostanzialmente deciso da Grillo e non è mai stato messo in discussione. In occasione delle prossime politiche verrà ridiscusso pubblicamente da tutti coloro che dovranno essere eletti o verrà direttamente creato da un algoritmo?