Economia

Sorpresa: anche il governo Conte comprerà F-35

Per anni il MoVimento 5 Stelle ha condotto una battaglia contro l’acquisto da parte del nostro Paese degli F35, il caccia multiruolo monoposto di 5ª generazione. Nel 2013 Alessandro Di Battista denunciava in Parlamento la “mozione supercazzola” del PD sull’acquisto dei caccia. Il Dibba rinfacciava ai deputati del PD di aver detto in campagna elettorale che gli F35 erano uno strumento di morte, invitandoli a «tirare fuori il coraggio perché chi nasconde la testa sotto la sabbia è colluso con questo scempio del governo dell’inciucio perenne e l’onestà anche intellettuale tornerà di moda».

Come il MoVimento 5 Stelle ha abbandonato la battaglia sugli F35

Nel settembre 2014 la Camera votò una mozione del Partito Democratico che impegnava il governo Renzi a tagliare del 50% il finanziamento complessivo del programma di acquisto degli F35. La mozione venne approvata ma non ebbe alcun seguito. Successivamente sul blog del M5S Di Battista sarebbe tornato a definire quello degli F35 “un programma fallimentare” aggiungendo che «chi ci ha fatto entrare in questo programma dovrebbe essere preso a calci in culo». Per l’ex deputato pentastellato i politici che «ci fanno entrare in progetti fallimentari (TAV, TAP, guerra in Afghanistan, programma F35), poi ci dicono che si sono sbagliati ma è tardi per uscire perché i costi sarebbero esagerati» erano dei vili traditori della patria. Nel 2015 Di Battista riusciva a condensare in un unico (lungo) post la pietà  per i senza tetto morti di freddo collegandola al programma di acquisto dei caccia che a sua volta riusciva a collegare alla P2 e alla massoneria.

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Tutto questo per ricordare che per quattro anni al MoVimento 5 Stelle gli F35 non piacevano per niente. La spesa eccessiva per gli F-35 è sempre stato uno dei cavalli di battaglia del partito di Grillo che l’ha sempre considerata uno spreco di risorse. Su Rousseau gli attivisti furono chiamati a decidere se “tagliare i sistemi di armamenti prestamente offensivi, vedi F-35, destinando le risorse ad altri strumenti innovativi come la cyber security, le reti di intelligence e gli equipaggiamenti che vengono utilizzati per l’operatività dei militari” oppure “Lasciare la programmazione per sistemi d’arma come attualmente pianificata della Difesa”. Al momento di pubblicare il programma per le elezioni si scoprì che non c’è nessun riferimento al trasferimento di fondi dal programma F-35 alla cybersecurity.

La ministra Trenta conferma il programma di acquisto degli F35

Il programma difesa non menziona mai gli F-35 ma si limita a proporre di “spostare buona parte degli investimenti pubblici, oggi impiegati nei programmi d’armamento tradizionali, verso lo sviluppo e la ricerca di strumenti più attuali come la cyber security e l’intelligence”. Nemmeno nel successivo contratto di governo con la Lega si parla del taglio degli acquisti delle famigerate macchine di morte tanto odiate da Di Battista. A inizio giugno Avvenire dava la notizia che ad aprile la ministra della Difesa Pinotti aveva prenotato l’acquisto di altri otto F35 (altrettanti ne erano stati acquistati nel 2015), che si andranno a sommare ai 18 già acquistati. In totale l’Italia dovrebbe dotarsi di 90 F35. Inizialmente il programma prevedeva l’acquisto di 131 aerei ma venne tagliato dal governo Monti. Come ricordava l’Espresso nel giugno del 2013 non esiste un politico italiano (di destra o di sinistra) che abbia il coraggio di assumersi le responsabilità della decisione di aderire al programma di sviluppo e di acquisto dei jet.

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Il post dell’ex senatore PD Francesco Russo

Ma il governo Conte non si trova solo a dover acquistare gli F35 già “comprati” dalla Pinotti. Quegli accordi vanno rispettati. In una recente intervista a Defense News la nuova ministra della Difesa, Elisabetta Trenta (M5S) ha dichiarato che l’Italia non cancellerà il programma di acquisto degli F35. La Trenta ha dichiarato che il programma di acquisto non verrà ridimensionato (tradotto: non farà come Monti) anche se è possibile che i tempi vengano dilazionati per poter far fronte alle spese. La ministra ha spiegato che il governo manterrà gli impegni presi e che si concentrerà sulla possibilità di allungare i tempi di consegna dei velivoli per evitare di dover pagare le penali. Insomma, un po’ la colpa è delle precedenti amministrazioni, un po’ la politica di difesa deve fare i conti con la realtà delle decisioni prese in passato (il programma di sviluppo è iniziato nel 1992 e l’Italia vi ha aderito nel 1999). Qualcuno dirà che il governo Conte non poteva fare altrimenti. È vero. È utile però confrontare la reazione di Carlo Sibilia ad un analoga dichiarazione della ex ministra Pinotti. Quando la Pinotti disse le stesse cose della Trenta confermando il numero di F35 e dicendo che non ci sarebbe stata nessuna disdetta il M5S la accusò addirittura di alto tradimento.

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Ma le sorprese della Trenta non finiscono qui. Nell’intervista a Defense News la ministra della Difesa ha fatto sapere che non ci sarà alcun ritiro delle truppe italiane dall’Afghanistan; la presenza dei nostri militare sarà ancora “consistente” anche se è previsto una riduzione del personale da 900 a 700 uomini, ma solo se e quando altre forze armate si faranno avanti per prenderne il posto. Ma anche qui niente di nuovo: come per gli F35 anche l’impegno nelle missioni internazionali di “peace keeping” non è nel contratto.

Foto copertina MSgt John Nimmo Sr. via Defenseimagery.mil

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