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Giulia Di Vita: la deputata accusata per le firme false vuole tornare nel M5S

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«Ho avviato le procedure per rientrare nel gruppo parlamentare del MoVimento 5 Stelle»: con una nota inviata alle agenzie di stampa ma curiosamente non pubblicata sulla sua pagina Facebook ieri Giulia Di Vita ha annunciato che vuole tornare nel gruppo dal quale si era autosospesa, “essendo terminata la sospensione cautelare dal M5S che mi era stata assegnata il primo giugno scorso dal Collegio dei Probiviri”.

Giulia Di Vita: la deputata accusata per le firme false vuole tornare nel M5S

L’onorevole Di Vita, nonostante non abbia fatto parte del gruppo M5S per 12 mesi, ha continuato a restituire parte del suo stipendio, somma a oggi pari a 226.154 euro. “Mi pare coerente e dignitoso poter concludere il mio mandato nelle fila del gruppo con cui sono stata eletta e per cui da 5 anni lavoro per il bene del Paese – affermava – continuo la mia attività seguendo i principi originari del M5S. Ho continuato la rendicontazione delle spese e la restituzione al fondo per il microcredito anche dal Gruppo Misto. Non serve una etichetta per aderire a un progetto rivoluzionario di cambiamento della politica. Basta crederci”.
giulia di vita
Ieri, poi, commentando la diretta del consiglio comunale di Palermo, se ne è uscita anche con una frase di incitamento a quell’Ugo Forello candidato sindaco del MoVimento 5 Stelle in città – “catàmiamoci” significa “sbrighiamoci, forza” – che era stato indicato da lei, Claudia Mannino e Riccardo Nuti come l’autore di un presunto complotto sulle firme false insieme a Cancelleri: l’accusa era stata poi archiviata durante la campagna elettorale. La Di Vita, che ha sempre proclamato la sua innocenza nella vicenda delle firme false, ha già annunciato che non ha intenzione di ricandidarsi.

Giulia Di Vita ritorna nel M5S?

Anzi, in quello stesso status, pubblicato poco più di una settimana fa, sosteneva addirittura che non sarebbe stata riammessa nel gruppo parlamentare: «Molti nemmeno sanno che sono sospesa o che sono “ancora sospesa”, mi tempestate di messaggi privati e email per avere chiarimenti su questa assurda situazione, purtroppo non posso darveli perché non li ho nemmeno io ma vi ringrazio infinitamente per la solidarietà e i quotidiani messaggi di affetto, significano molto! Non nego che mi piacerebbe concludere il mio mandato tra gli scranni del gruppo a cui appartengo piuttosto che da quelli del gruppo misto in cui mi hanno costretto ad andare, così, per chiudere un cerchio. Non accadrà e fa lo stesso».

giulia di vita riccardo nuti claudia mannino
I tre deputati nazionali del M5S coinvolti nel caso delle firme false di Palermo

All’epoca dello scoppio della vicenda delle firme false molti erano stati gli scambi di accuse con altri iscritti, in particolare con quella Claudia La Rocca considerata la testimone chiave della vicenda delle firme false e poi schierata a presentare il programma del M5S Sicilia con Cancelleri governatore. Acqua passata, ormai. Anche se nel forum su Facebook del MeetUp di Palermo in pochi sembrano disposti a “perdonarla”.

La situazione dal punto di vista legale

D’altro canto la Di Vita dovrebbe essere già rientrata nell’associazione MoVimento 5 Stelle visto che il procedimento di sospensione dovrebbe concludersi entro 180 giorni dall’invio della contestazione: dopo questo ttermine dovrebbe arrivare il provvedimento che però non è stato comunicato e quindi si può ipotizzare che non sia mai arrivato:

Il procedimento disciplinare non può essere avviato decorso un anno dalla commissione del fatto o dalla sua scoperta, e deve concludersi entro 180 giorni dall’invio della contestazione all’interessato.
Per gli iscritti che siano membri dei gruppi parlamentari, l’espulsione dai rispettivi gruppi, disposta in conformità alle procedure dei rispettivi regolamenti, comporta l’espulsione dal MoVimento 5 Stelle.
La suddetta procedura è applicabile anche ai procedimenti in corso, eccettuati i casi in cui sia stata già disposta l’espulsione.

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Le firme false a 5 Stelle a Palermo e l’opinione dei periti

Ma visti i precedenti – che poi sono diventati casi giudiziari – sulle sospensioni e sulle espulsioni insegnano che difficilmente i vertici M5S sono disposti a perdonare, anche perché il processo che riguarda lei, Mannino e Nuti è ancora in corso. I precedenti insegnano che una volta che si è fuori dal M5S, si è per sempre fuori. A meno che un tribunale non decida diversamente.