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La storia della “bufala” delle buche sul percorso del Giro d’Italia a Roma

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In questi giorni il MoVimento 5 Stelle è stato particolarmente impegnato a riposizionarsi sul fronte della nascita del governo del cambiamento. Si è passati dall’esaltazione, alla rabbia, alla richiesta di impeachment (qualsiasi cosa voglia dire in Italia), alla chiamata alle armi (o meglio al tricolore) contro Mattarella per poi arrivare a dire che il Capo dello Stato ha fatto bene a fare quello che ha fatto. Non stupisce quindi che solo oggi il M5S abbia avuto tempo di occuparsi di una vicenda che sembra avvenuta mesi fa: quella del flop della tappa finale del Giro d’Italia a Roma.

Il MoVimento 5 Stelle e le bufale sulle buche di Roma

L’ultima tappa della corsa rosa avrebbe dovuto essere una prova a cronometro da percorrere su dieci giri. La gara però è stata interrotta dopo soli tre giri, i ciclisti avevano percorso un totale di 33 km. Niente per chi è allenato su tappe che arrivano anche a duecento chilometri, magari con dislivelli notevoli.  Oggi però il M5S ci tiene a ristabilire la sua verità, pubblicando sul Blog delle Stelle un intervento di Giuliano Pacetti, Consigliere MoVimento 5 Stelle che riporta il contenuto di un’intervista al direttore del Giro Mauro Vegni che spiega che i ciclisti hanno chiesto di interrompere la gara- “neutralizzando” gli ultimi giri – perché il tracciato era “troppo pericoloso” ed “erano stremati”. Vegni dice anche che la direzione della gara non ha trovato buche sul circuito da 11 chilometri ma “solo avallamenti”.

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Insomma, era tutta una bufala? Vegni dice che il circuito era pericoloso, eppure qualcuno quel percorso lo ha disegnato e soprattutto una volta stabilito il tracciato di massima il percorso era stato già concordato con le squadre. L’assessore allo Sport Daniele Frongia ha scaricato le responsabilità sull’organizzazione che durante il sopralluogo non aveva mosso nessun rilievo. Eppure Vegni dice anche – per dimostrare che non c’erano buche – che i corridori hanno corso a 60 km/h prima che la tappa venisse “neutralizzata”.

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Fonte: Il Messaggero del 28/05/2018

Ma se era pericoloso ed erano stanchi come hanno fatto? Il vincitore del Giro 2018 Chris Froome ha parlato di “strada pericolosa”. Sam Bennett ha detto che “la superficie stradale era orribile“. Che i ciclisti fossero stanchi, dopo la tappa di Cervinia e il trasferimento a Roma, è evidente. Che non volessero rischiare e quindi abbiano protestato (come succede spesso nelle tappe finali che sono delle passerelle) lo si capisce dalle dichiarazioni. Che le buche non abbiano agevolato la situazione è altrettanto chiaro. Rimane il dato che è la prima volta che una tappa viene interrotta senza alcun motivo apparente, come ad esempio il meteo, ma perché il circuito, disegnato e approvato dalla direzione gara è “pericoloso”.

Ma le buche c’erano o no?

Urbano Cairo presidente di RCS (la società che organizza la corsa) ha commentato così la giornata: «Resta una giornata di sport bella, però le buche potevano sistemarle…. I sanpietrini ci sono anche al Tour de France e in altre classiche. Ma le buche, mi dispiace, andavano sistemate: si sapeva da un anno e si trattava soltanto di undici chilometri». Sulla Gazzetta dello Sport, sponsor dell’evento, si è parlato apertamente delle buche. Eppure i lavori per sistemare il percorso sono partiti solo una settimana prima dell’arrivo della carovana rosa.

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Il mercoledì prima della gara il Messaggero aveva fatto il percorso con un cicloamatore, documentando tutte le buche. Alcune saranno state riparate in fretta e furia ma le criticità – come rileva anche Roma Today – restano. Roma Fa Schifo ha postato su Facebook un video di un ciclista che durante la gara dice “Vergogna, non potete trattare così i corridori”. In quest’altro video si vede l’ammiraglia di una delle squadre ondeggiare sugli “avallamenti”. In alcuni tratti si vedono chiaramente buche e rattoppi fatto alla meno peggio che forse sono ancora più pericolosi delle buche stesse.

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Il Messaggero del 29/05/2018

Due giorni fa poi la Sindaca Raggi ha dato il via ad un’inchiesta informale e ad un “processo” nei confronti dell’assessora naturopata Margherita Gatta. Segno che forse il problema non sono solo i sampietrini (anche perché i corridori del Giro sono atleti che corrono anche in condizioni non ottimali) ma gli interventi realizzati in fretta e furia fino ad alcune ore prima della partenza della corsa. Il 29 maggio Repubblica ha pubblicato un articolo che rivela come in un documento riservato datato 25 maggio (quindi due giorni prima della gara) firmato da Fabio Pacciani, il direttore del Simu (Sviluppo Infrastrutture e Manutenzione Urbana) dove si legge che nel corso del sopralluogo effettuato il 23 maggio assieme ad un rappresentante di RCS «sono emerse numerose necessità d’intervento che non erano state segnalate dagli organizzatori nel corso delle riunioni operative presso il gabinetto della sindaca del 4 maggio e del 21 maggio». La situazione era così grave, per un evento sul quale il Comune di Roma ha avuto un anno per prepararsi, che era stata approntata una task force pronta ad intervenire fino a poche ore dal via.

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