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Il leghista rinviato a giudizio per omofobia

Inizierà domani il processo contro il consigliere regionale ligure Giovanni De Paoli, accusato di aver detto (nel 2016): «Se avessi un figlio omosessuale, lo brucerei nella caldaia». A De Paoli è contestata l’aggravante della finalità di discriminazione

«Se avessi un figlio omosessuale, lo brucerei nella caldaia», a pronunciare questa frase, nel 2016, sarebbe stato il consigliere regionale ligure Giovanni De Paoli (Lega). Quella frase venne pronunciata, secondo il presidente di Agedo Genova (Associazione Genitori di Omosessuali) Giovanni Vianello che all’epoca denunciò l’episodio, di fronte ad un gruppo di genitori di ragazzi omosessuali a margine di una audizione presso la commissione regionale salute e sicurezza sociale.

Di cosa è accusato Giovanni De Paoli

Da parte sua De Paoli smentì di aver mai detto quella frase e in una nota dichiarò: «non ho mai detto la frase che mi è stata erroneamente attribuita dagli organi di stampa, peraltro non presenti all’evento in questione. Al contrario la mia frase era esattamente opposta e nello specifico “se avessi un figlio gay non lo brucerei nel forno“». Il PD chiese le dimissioni del consigliere regionale e pure la collega Stefania Pucciarelli (che poi sarebbe stata eletta al Senato nel 2018) sentì il bisogno di dissociarti da quanto detto da De Paoli augurandosi che fosse tutto il frutto di un fraintendimento. Molti invece furono quelli che criticarono l’uscita di De Paoli.

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Aleksandra Matikj, Presidentessa del “Comitato per gli Immigrati e contro ogni forma di discriminazione”, denunciò de Paoli e altrettanto fece Agedo. A luglio del 2018 la procura di Genova chiese il rinvio a giudizio del consigliere regionale – che a maggio ha annunciato di aver lasciato la Lega per divergenze con la linea leghista sui rosari (ma dal sito della Regione che risulta ancora parte del gruppo del partito di Salvini) – che  venne rinviato a giudizio nel marzo dell’anno scorso. La prima udienza del processo avrebbe dovuto tenersi ad ottobre del 2019 ma a causa di uno sciopero degli avvocati è stata rinviata a gennaio. Domani quindi – salvo impedimenti dell’ultimo minuto – dovrebbe iniziare il processo contro De Paoli.  Aleksandra Matikj ha commentato la notizia ricordando che «in Italia manca ancora una Legge ufficiale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia ed in un Paese dei Diritti come l’Italia è il prossimo passo da compiere. Giunto è il momento che anche in questo Paese inizino a cimentarsi delle lotte ed a conseguire le vittorie contro chi per odio distrugge le vite innocenti altrui». Il reato contestato a De Paolo è quello all’articolo 595 del codice penale con l’aggravante di aver commesso il fatto «per finalità di discriminazione».

 

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