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La candidata di Fratelli d’Italia e le bare dei morti a Lampedusa che lo Stato non dovrebbe pagare

francesca lorenzi giorgia meloni

Francesca Lorenzi è stata candidata consigliera comunale a Firenze con Fratelli d’Italia ma non è stata eletta anche se è arrivata seconda per numero di preferenze nel suo partito e ha sfiorato l’elezione.

La candidata di Fratelli d’Italia e i funerali dei morti a Lampedusa

In uno status su Facebook che risale a ieri ha criticato le bare per i morti al largo di Lampedusa nell’ultimo naufragio che ha causato (finora) 13 morti oltre a 17 dispersi:

Sicuramente mi attaccherete in tanti ma lo sapete come sono fatta, ciò che penso dico… Ho visto al tg le immagini di coloro che sono morti al largo di Lampedusa. poi ho visto tutte le bare in fila e mi sono domandata chi avesse pagato quelle bare e quei funerali…

Venale? Cinica? No, realista dal momento che ci sono famiglie italiane che non possono permettersi 4 o 5mila euro, minimo, per accompagnare il proprio caro al cimitero… E adesso attaccatemi pure ma chi ci è passato può capire di cosa parlo…

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Successivamente lo status e l’intero profilo della Lorenzi sono diventati irraggiungibili (c’è chi dice che abbia rimosso il post) e lei ha un nuovo profilo. I messaggi sono stati postati su Twitter da Rete antifascista italiana, il movimento di Fabio Cavallo che raccolse 430.000 euro per aiutare le spese legali di Sea Watch e che fa sapere: “E’ inammissibile che ci si preoccupi del costo di una bara, quando donne e bambini affogano in mare. Se Sea Watch non fosse ancora in Stato di sequestro per colpa del decreto Salvini, forse non sarebbero morti”.

A differenza di quello che pensa la Lorenzi, che sostiene che ci siano tanti italiani in difficoltà che non possono permettersi di pagare i funerali, i funerali di povertà sono gratuiti:

A tal fine, il Comune stanzia una cifra fissa all’anno con la quale pagare il funerale ai poveri. A differenza dei cosiddetti funerali di povertà, per i funerali sociali il Comune chiede di praticare uno sconto del 50% perché i soggetti sono seguiti dai servizi sociali e si trovano in condizioni di particolare difficoltà. In seguito, la restante somma (circa mille euro) viene pagata dai parenti del defunto, quando sono in grado di farlo, o – come più spesso avviene – dal Comune.

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In sostanza, il Comune – in base ai criteri autonomamente stabiliti – esegue un’accurata verifica consistente nell’accertamento dello stato patrimoniale. Non trovato alcun bene, si accolla le spese per l’inumazione qualora non fossero reperibili familiari o questi (fino al 6° grado) siano a loro volta non abbienti, irreperibili o abbiano rinunciato all’eredità. La Lorenzi voleva fare il consigliere comunale: un ripasso di come funzionano leggi e regole nell’ambito non può farle che bene.

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