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Firme false e Beppe Grillo sordo: la teoria del complotto dei deputati di Palermo

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Firme false e complotti-bufala. Ieri la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di tre deputati del MoVimento 5 Stelle ha scatenato un discreto bailamme all’interno dei grillini. Testimoniato oggi dall’intervista rilasciata al Corriere della Sera da Riccardo Nuti, che insieme a Giulia di Vita e Claudia Mannino è coinvolto nella vicenda. E che ha detto che Beppe Grillo “non lo sente”.

Firme false e sordità grilline

Perché i grillini coinvolti nel caso delle firme false sono convinti di essere vittime di un complotto. Anche se il giudice ha archiviato le loro accuse nei confronti di Ugo Forello, l’avvocato di Addiopizzo oggi candidato sindaco a Palermo per il M5S, loro insistono. E Riccardo Nuti dice che Grillo “non sente” le loro giustificazioni, ovvero non dà ascolto alle motivazioni che giustificherebbero, il Grande Complotto ordito ai loro danni.

Da «sospesi» del Movimento, ora che è arrivata la richiesta di rinvio a giudizio, che cosa direte a Beppe Grillo?
«Non abbiamo nulla da dirgli, se non quello che gli abbiamo sempre detto e che lui non sente».
Che cosa non capirebbe?
«Che, decidendo in una prima fase di non rispondere ai pm, ci siamo avvalsi di una facoltà prevista dal Codice. Fatte le indagini, un mese fa, ci siamo poi sottoposti a interrogatorio e saggio grafico, depositando due memorie per spiegare la montatura ben organizzata nel Movimento».
Organizzata da chi?
«Da chi ha poi lavorato alla designazione dell’attuale candidato a sindaco di Palermo Ugo Forello».

giulia di vita riccardo nuti claudia mannino
I tre deputati nazionali del M5S coinvolti nel caso delle firme false di Palermo

In realtà qui Beppe Grillo ha ragione a essere sordo. Anche in questa intervista Nuti continua a non fare nomi sul Puparo che avrebbe mosso le accuse nei loro confronti. Ma è risaputo che durante la loro ultima testimonianza davanti al PM che indaga sulla storia  hanno accusato di far parte del complotto di cui sopra anche Giancarlo Cancelleri, deputato all’Assemblea Regionale Siciliana per il MoVimento 5 Stelle. Ovviamente non c’è alcuna vera prova per sostanziare questa accusa. E quelle presunte portate in procura nell’esposto sono state considerate acqua fresca.

Riccardo Nuti, Claudia Mannino e Giulia Di Vita

Ma c’è di più. Sempre nell’intervista rilasciata oggi al Corriere il deputato Nuti afferma che le firme false sono state ricopiate «Non da noi. Non da me, come afferma la perizia finale. Ma dicono che della presunta falsificazione avrei beneficiato. Si da il caso che nel 2012 non fui eletto, nemmeno un seggio in consiglio comunale, come dirò ai magistrati nel processo smascherando la montatura». Ed è incredibile che il deputato non sappia che il fatto che non sia stato eletto nulla conta, visto che le firme servivano per candidarlo e la legge questo dice.
claudia mannino
Sempre a proposito di curiose dichiarazioni, i tre deputati hanno affermato che la perizia disposta dalla procura di Palermo non conferma le tesi accusatorie. In realtà non è proprio così. La perizia ha parlato di una compatibilità tra la grafia di chi ha falsificato le firme e quella di alcuni degli indagati (non Nuti, in effetti). Un giudizio di compatibilità non è una certezza, ma è stato spiegato che questo arrivava perché i campioni di grafia utilizzati non erano bastati per un confronto totale. E questo perché alcuni di loro si erano rifiutati. D’altro canto se la perizia li avesse scagionati la procura non avrebbe chiesto il rinvio a giudizio.

Firme false e ricandidature quasi impossibili

Ma la partita più difficile, per ironia della sorte, i tre deputati la giocano dentro il MoVimento. Dove c’è chi fa loro da sponda, come quelli vicini a Roberto Fico, e chi li vede come il fumo negli occhi. Non è un mistero che loro vorrebbero essere ricandidati ma questo si deciderà ben prima, ovvero se il giudice accoglierà la richiesta di rinvio a giudizio. Nel caso i tre deputati dovessero andare a processo il loro destino sarebbe infatti segnato. Non tanto perché sarebbero condannati ma perché si vota al più tardi entro il febbraio 2018.
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Loro attualmente sono sospesi e non possono utilizzare il simbolo (e quindi non possono ricandidarsi). Vero è infatti che il reato contestato ai grillini è a rischio prescrizione. Ma vero è anche che il codice etico del M5S dice chiaramente che “l’estinzione del reato per prescrizione intervenuta dopo il rinvio a giudizio” è equiparata alla sentenza di condanna. E, come ha ricordato ieri Di Maio durante il forum su Corriere TV, la condanna in primo grado esclude automaticamente dal M5S.

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La deputata Giulia Di Vita, accusata di aver ricopiato le firme a Palermo, sfotte su Facebook la Madia per la tesi

Chi è la talpa del M5S Palermo?

Vale comunque la pena ricordare e segnalare che tra tanti complotti farlocchi ce n’è uno vero in quel di Palermo. Come sappiamo, il caso delle firme false a 5 Stelle scoppia nel 2013, poi finisce archiviato. Ritorna in auge proprio mentre si preparano le candidature alle Comunarie. Spingendo così a far pensare che all’epoca della prima inchiesta qualcuno, ovvero chi custodiva il foglio con le firme autentiche e il luogo di nascita sbagliato, non abbia avuto particolari crisi di coscienza tre anni fa. Ovvero quando indagava la Digos (e si sapeva, visto che Pintagro rivelò di essere stato interrogato); mentre gli scrupoli gli sono improvvisamente venuti quando il M5S Palermo ha cominciato a lavorare alle candidature delle elezioni.

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Claudia Mannino, onorevole M5S citata nel servizio delle Iene sulle firme false a Palermo nel 2012

Non solo. È anche evidente che il caso, tutto interno ai 5 Stelle, va a colpire qualcuno al suo interno (i parlamentari nazionali e regionali) favorendo altri (chi nella storia non ha mai avuto nulla a che fare). Chi è la talpa che ha trattenuto il documento e ha parlato al momento giusto, magari in accordo con qualcun altro? L’identikit è semplice: si tratta di qualcuno che c’era all’epoca (nel 2012), che sapeva dove si trovasse il foglio con le firme vere – che quindi non è stato distrutto da parte di chi ha ricopiato le firme – o che lo aveva già nella sua disponibilità dall’epoca. E si tratta di qualcuno che ha avuto un qualche interesse nelle Comunarie di gennaio. Anche l’onestà, nel suo piccolo, è avvelenata