La macchina del funky

«Il M5S è gestito da un’azienda privata che impone bavagli e multe»

Aldo Grasso sul Corriere della Sera oggi schiaffeggia con una discreta dose di violenza il giornalista Emilio Carelli, che ha sostenuto di volersi candidare con il MoVimento 5 Stelle perché “conquistato dai valori di una forza politica giovane che s’ispira a principi come l’onestà, la trasparenza, il merito e la competenza»:

Che un giornalista avveduto come Carelli parli di trasparenza, merito e competenza a proposito di un movimento gestito da un’azienda privata (la Casaleggio Ass. attraverso l’Associazione Rousseau) che impone ai soci multe anticostituzionali in caso di dissenso e bavaglio alle interviste, lascia perplessi. Alla corsa per diventare parlamentari grillini si sono presentati in migliaia, scambiando la politica per un’agenzia di collocamento.

emilio carelli candidato m5s

Fra questi, però, ci sono anche volti conosciuti come il capitano Gregorio De Falco (celebre il suo urlo allo Schettino fuggente: «Vada a bordo, cazzo!»), il giornalista Gianluigi Paragone, ex direttore della Padania, forse Dino Giarrusso, inviato delle Iene, quello che ha accusato il regista Brizzi di molestie sessuali. Giornalisti, capitani coraggiosi, non miracolati dell’ultima ora. Speriamo non siano mossi solo dal risentimento, lo stato d’animo che più facilmente degenera in beatificazione dell’onestà.

Giarrusso ieri ha intanto detto di averci ripensato sulla candidatura, mentre oggi anche un costituzionalista come Antonio D’Andrea, candidato M5S alla Corte, ha spiegato che la multa per i voltagabbana non vale nulla. E bisognerebbe ricordare a Grasso che la Casaleggio non gestisce il MoVimento 5 Stelle e Rousseau, creato da Davide Casaleggio, è cosa diversa dall’azienda. Tecnicamente non sono loro a imporre bavagli e multe. Che tra l’altro, Costituzione alla mano, non valgono nulla.

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