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La sconfitta in Umbria e la liquefazione dell’alleanza civica M5S-PD

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Il centrodestra vince in Umbria e Donatella Tesei diventa governatrice battendo il candidato civico Vincenzo Bianconi appoggiato da centrosinistra e MoVimento 5 Stelle. Ma se la sconfitta era nell’aria, le sue dimensioni provocano anche la chiusura dell’esperimento di alleanza elettorale tra PD e M5S. O almeno questo è l’annuncio a caldo di Luigi Di Maio.

La sconfitta in Umbria e la liquefazione dell’alleanza civica M5S-PD

Quando 927 sezioni su 1005 sono state scrutinate la Tesei ha un vantaggio di venti punti rispetto a Bianconi e la Lega è nettamente il primo partito in Umbria, dove Fratelli d’Italia supera la soglia del 10,4% e Forza Italia è ai minimi termini.

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I risultati delle elezioni in Umbria

Ma quello che colpisce è il risultato delle liste che sostenevano Bianconi: mentre il PD mantiene una percentuale dignitosa e in linea con il voto nazionale, il M5S sprofonda al 7,4%. I grillini dimezzano i voti rispetto alle regionali del 2015 e alle europee del 2019 (loro peggior risultato nel voto nazionale), mentre riducono a un quarto i loro voti rispetto alle politiche.

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La corsa a governatore dell’Umbria e i risultati alle ultime elezioni (Corriere della Sera, 23 ottobre 2019)

E così Nicola Zingaretti si può presentare dopo l’una di notte per ammettere la sconfitta ma anche per dire che “Malgrado scissioni e disimpegni”, si conferma “il consenso delle forze che hanno dato vita all’alleanza.

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A chiudere però su qualsiasi ipotesi di ripetizione dell’esperimento civico con l’accordo con il Partito Democratico è il comunicato del MoVimento 5 Stelle:

Il patto civico per l’Umbria lo abbiamo sempre considerato un laboratorio, ma l’esperimento non ha funzionato. Il Movimento nella sua storia non aveva mai provato una strada simile. E questa esperienza testimonia che potremo davvero rappresentare la terza via solo guardando oltre i due poli contrapposti.

I grillini dicono che continueranno a presentarsi da soli alle elezioni e ad allearsi con quelli che avranno insultato durante la campagna elettorale.

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Dalla formazione del primo esecutivo ci è stato subito chiaro che stare al Governo con un’altra forza politica – che sia la Lega o che sia il Pd – sacrifica il consenso del Movimento 5 Stelle.

Ma noi non siamo nati per inseguire il consenso, bensì per portare a casa i risultati, come il carcere per gli evasori di questa settimana e il taglio dei parlamentari della settimana precedente.

E chiudono confermando l’appoggio al governo Conte ma segnalando che se sono alleati con qualcun altro perdono le elezioni. Quindi meglio terzo polo che alleanza stabile e strutturale. Le altre elezioni regionali, se dovesse confermarsi questa impostazione, dimostreranno che non è vero nemmeno questo.

I grillini che godono per la sconfitta

Tra i grillini però qualcuno è felice. Perché così si possono mettere sul banco degli imputati la scelta di correre in tandem col Pd, mal digerita dalla base pentastellata, e il capo politico Di Maio. Dice all’Adnkronos la deputata umbra Tiziana Ciprini: “Era meglio perdere da soli che perdere la faccia… Il feedback che ricevevo dalla gente era sempre lo stesso: non siete più credibili. Purtroppo iniziare a sperimentare l’alleanza territoriale col Pd proprio in Umbria è stato il colmo”, attacca la parlamentare, secondo la quale “si è azzardato troppo”. Eloquente il commento del senatore Stefano Lucidi: “I motivi del successo sono vari. Temi semplici e immediati da comunicare, macchina organizzativa efficiente, filiera politica autorevole sul territorio. Quello che manca a noi”.

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Ma quello che non sta più nella pelle è il senatore Gianluigi Paragone, da sempre scettico sull’abbraccio tra M5S e dem. “L’abbiamo pagata – sostiene il giornalista in diretta Facebook – perché accade quando non hai coerenza. Il Movimento deve fare il Movimento”. Il messaggio che arriva da una parte del gruppo parlamentare al capo politico Luigi Di Maio – la cui leadership diventa sempre più traballante – è chiaro: o si cambia o si muore. L’unico che tiene il punto è Giuseppe Conte: “Sarebbe un errore interrompere questo esperimento per via di una Regione che ha il 2% della popolazione nazionale”, è la prima analisi a caldo fatta dal presidente del Consiglio secondo quanto riporta il Corriere.it . Il premier poi, in merito alla campagna elettorale, prende le distanze e spiega: “Se avessi voluto fare campagna elettorale avrei girato porta a porta un mese, 24 ore al giorno”.

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