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Elezioni Basilicata, lo schiaffo a M5S e PD

«Disastro completo», è la risposta. In una regione in cui, alle ultime politiche, M5s aveva conquistato tutti i collegi uninominali e preso il 44,4 per cento, a Matera il 51 e altrove anche di più

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Con circa il 25% delle sezioni scrutinate (172 su 681), il candidato governatore della Basilicata per il centrodestra Vito Bardi è in testa con il 42,57%, secondo i risultati provvisori ufficiali delle elezioni regionali di ieri. Seguono Carlo Trerotola del centrosinistra al 35,15%, Antonio Mattia del Movimento 5 stelle con il 18,59% e Valerio Tramutoli di Basilicata possibile al 3,69%. Lega primo partito con il 18,77%. Segue l’M5s con il 18,52%. Il Partito democratico si ferma invece al 9,10%.

Elezioni Basilicata, la scoppola a M5S e PD

Dopo ventiquattro anni quindi il centrodestra vince per la prima volta in Basilicata e il centrosinistra viene sconfitto in una delle sue regioni-simbolo: una scoppola annunciata dopo la fine dell’era di Marcello Pittella a causa dell’arrivo dei magistrati in Regione. Le proiezioni di Opino Italia per il Tg2, che si basa su una copertura di campione del 45 per cento, danno invece Vito Bardi (centrodestra) al 42,3 per cento; Carlo Trerotola (centrosinistra) al 33,6; Antonio Mattia (M5S) al 19,1. Si va progressivamente rinforzando il dato di Valerio Tramutoli, il candidato ambientalista di Basilicata Possibile, che viaggia sul 5 per cento.

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E’ un duello intorno alla soglia, anche psicologica, del 20 per cento quello che si sta snodando intorno al voto alle Regionali in Basilicata, così come disegnato dalla proiezione Opino Italia al 45 per cento per il Tg2 relativamente alle liste. Stando al gruppo di testa, M5s è al 19,5%, la Lega al 18,2%. Tra gli altri, FI al 10,3, FdI al 6,7%. Da segnalare che Michele Dell’Orco del M5S ha esultato ieri per il risultato che darebbe le due forze di governo al primo posto nella regione, non comprendendo che se i risultati della Basilicata fossero quelli dell’Italia interna questo significherebbe che il governo non godrebbe più del favore della maggioranza degli elettori ma solo del 37%. I sondaggi danno in realtà Lega e M5S molto più forti sul piano nazionale.

Le elezioni e le reazioni di Lega e M5S

Il Messaggero racconta in un retroscena come ha preso il M5S i risultati delle elezioni in Basilicata:

«Reggiamo almeno al 20 per cento o è disastro completo?». «Disastro completo», è la risposta. In una regione in cui, alle ultime politiche, M5s aveva conquistato tutti i collegi uninominali e preso il 44,4 per cento, a Matera il 51 e altrove anche di più. Molto del successo del 4 marzo fu dovuto a Salvatore Caiata, presidente del Potenza Calcio eletto trionfalmente alla Camera, ma ora – cacciato da M5S e passato al gruppo Misto – tifa per Salvini e fa votare una candidata della Lega. Il trasformismo sudista è sempre uguale.

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E Di Maio, sotto choc, ora si trova di fronte a questa valanga che sale da una regione piccola ma simbolica che è stata, come le altre regioni meridionali, l’epicentro della voglia di cambiamento della parte d’Italia più dimenticata d’Italia. Quaggiù il sogno grillino doveva compensare la povertà più desolante, un reddito medio pro capite inferiore di 5mila euro alla media nazionale e di 10 mila e una disoccupazione con picchi del 50 per cento, per non dire dello spopolamento. Sulla Stampa invece Amedeo La Mattina nota che per la Lega non è tutto oro quel che luccica:

Vincere sempre può avere però delle controindicazioni. Nella stessa Lega ironizzano: «Troppe vittorie paradossalmente potrebbero farci scoppiare». Se il Movimento 5 Stelle alle Europee dovesse piombare sotto il 20 per cento e il Carroccio centrasse la stratosferica previsione dei sondaggi del 35 per cento, si potrebbe verificare il cortocircuito gialloverde. Silvio Berlusconi magari sarà in grado di far sopravvivere Forza Italia sopra la soglia psicologica del 10% e Giorgia Meloni, con la sua operazione conservatrice-sovranista, supererà di slancio la barriera del 4%. Il centrodestra sarebbe pronto a raccogliere in eventuali elezioni anticipate una maggioranza assoluta e governare, magari con Salvini o Giancarlo Giorgetti presidente del Consiglio. Eppure non è la cosa che oggi lui auspica.

La paura, per Salvini, è dover andare alle elezioni con Berlusconi. Per il M5S è semplicemente dover andare alle elezioni.

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