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Così Di Maio è terrorizzato da Dibba e Casaleggio

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Luigi Di Maio è triste, solitario, arrabbiato y final. Lo racconta oggi Annalisa Cuzzocrea su Repubblica che spiega come il vicepremier e bisministro sia particolarmente arrabbiato per l’intervista che Casaleggio dovrebbe fare a Dibba stasera a Catania:

«Sta tentando di farla saltare», dice un esponente M5S di primo piano. «Si circonda di poche persone che gli danno ragione anche se picchia una bambina. E allontana spaventato tutti quelli che cercano di fargli vedere le cose». Più d’una, tra le prime file del Movimento, parla di un «disastro totale». Di una riorganizzazione che tarda ad arrivare e di cui nessuno sa niente.

Di un clima di terrore generalizzato, dovuto proprio ai timori del capo: «Ha paura di Dibba, di Davide, di Beppe, di Conte, di Fico, di Raggi ed Appendino, manca solo Lino Toffolo!». Dopo il 17 per cento delle europee, l’avanzata della Lega, la ricomparsa di Alessandro Di Battista, l’ammutinamento con la richiesta di maggiore condivisione di parte del gruppo parlamentare, il vicepremier M5S si sarebbe chiuso in un fortino immaginario, circondato da presunti nemici o aspiranti usurpatori. Convinto che l’agenda alternativa di Roberto Fico da presidente della Camera sia il preludio di un tentato accordo con il Pd. Offeso per la mancata disponibilità a lasciare gli incarichi da parte dei ministri Danilo Toninelli e Giulia Grillo.

veleni di battista di maio

Spaventato dalle parole di Di Battista a Otto e mezzo, vissute come il tentativo di far saltare tutto il prima possibile. A rimanergli accanto, in queste settimane, sono i fedelissimi della prima ora: il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, quello delle Riforme Riccardo Fraccaro, la portavoce e segretaria particolare Cristina Belotti. Tutti gli altri, molti di quelli che affollavano le consuete cene del lunedì a piazza Campitelli, sono sospettati di cospirazione, di remare per sé, di essere pronti a tradire. Dall’Umbria, a domanda sulla proposta di Di Battista di non far valere il limite del doppio mandato in caso questa legislatura si concluda presto, Di Maio sferza: «Non lavoro perché il governo cada tra 15 giorni, ma perché duri altri 4 anni».

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