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Di Maio esulta ma i soldi a Radio Radicale ci sono ancora

Ieri sera ha deciso di esultare perché “non ci sono più 24 milioni di mangiatoia pubblica a disposizione di un privato” ma non ha detto ai suoi fans com’è andata veramente. E com’è andata veramente? È andata che gli otto milioni di euro per Radio Radicale ci sono ancora nella Legge di Bilancio 2020

Ieri sera Luigi Di Maio se ne è uscito con il solito gioco di parole sulla sua pagina facebook per annunciare che “non ci saranno più i 24 milioni a Radio Radicale” dopo la polemica di ieri sui fondi. Si noti che ieri il Capo Politico del M5S si lamentava degli 8 milioni l’anno a Radio Radicale dicendo che andavano dati ai terremotati e poi parlava dei 24 milioni in tre anni.

Di Maio esulta ma i soldi a Radio Radicale ci sono ancora

Ieri sera ha deciso di esultare perché “non ci sono più 24 milioni di mangiatoia pubblica a disposizione di un privato e a discapito di tutte quelle aziende che i risultati se li devono guadagnare con le loro forze” (un po’ come le compagnie aeree che concorrono con Alitalia di nuovo sussidiata dallo Stato, insomma, ma con molti più soldi rispetto a quelli dati a Radio Radicale) ma, come sempre, nel farlo non ha detto ai suoi fans com’è andata veramente. E com’è andata veramente? È andata che gli otto milioni di euro per Radio Radicale ci sono ancora nella Legge di Bilancio 2020.

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A differenza di quello che vuole far credere Giggetto giocando con numeri e parole in quell’accozzaglia di fake news che qualcuno ha pure il coraggio di definire comunicazione politica pagandola con soldi pubblici, il MoVimento 5 Stelle ha accettato di dare otto milioni di euro quest’anno a Radio Radicale in cambio della promessa di una gara da bandire ad aprile 2020. Che, come sapete, vista la vastità dell’orizzonte politico e la clamorosa memoria dell’elettorato italiano, equivale a dire al prossimo secolo.

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Emanuele Lauria su Repubblica fa sapere che proprio dalla maggioranza di governo (che comprende il M5S) è arrivato il via libera a un contributo da 8 milioni ma poi, nella primavera del 2020, i servizi offerti oggi dalla radio saranno messi a gara. A siglare il compromesso il sottosegretario Andrea Martella in prima linea: il Pd alla fine ottiene il differimento dei tagli all’editoria e concede l’impegno a rivedere l’intera materia dei contributi diretti e indiretti ai mezzi d’informazione. E anche stavolta la comunicazione M5S vi ha purgato ancora.

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Qualche mese fa il M5S sfotteva gli altri partiti perché avevano “regalato 3 milioni delle nostre tasse a Radio Radicale”. Ora gliene hanno “regalati” otto.

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