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Così lo stadio della Roma scoppia in mano al M5S

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Com’era ampiamente previsto, la questione dello stadio della Roma sta scoppiando in mano al MoVimento 5 Stelle. Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista si sono schierati a favore dell’opera mentre la Giunta Raggi oggi affronterà un vertice con i proponenti per arrivare finalmente a un accordo. E mentre l’indimenticabile vicepresidente della Camera sostiene che il M5S è sempre stato favorevole all’opera (ovviamente è falso) la rivolta della base dei grillini è ufficialmente scoppiata, complice anche il lungo addio di Paolo Berdini all’assessorato all’urbanistica.

Così lo stadio della Roma scoppia in mano al M5S

Stamattina a svegliarsi con un diavolo per capello è Francesca De Vito, la sorella del presidente dell’Assemblea Capitolina che era già finita sui giornali per le critiche alla giunta: «Meglio sbagliare con persone “pulite” che continuare ad amministrare con le dinamiche di sempre…non è quello che i romani si aspettavano da noi!! Giusto o sbagliato che sia, il tavolo urbanistica ha affrontato il problema “stadio”…perché non è chiamato in Comune e non gli viene dato ascolto?…mentre i “soliti noti” continuano ad avere un “posto al sole”….e noi????…fuori….come sempre!!», scrive lei su Facebook in un tripudio di puntini puntini puntini. Di cosa sta parlando? La De Vito parla della proposta di delibera sullo stadio della Roma  che annullerebbe quella approvata sotto la giunta Marino con la quale veniva sancito il “pubblico interesse” dell’opera, che è stata consegnata dagli attivisti M5S all’assessore all’Urbanistica Paolo Berdini e poi pubblicata su Facebook da Francesco Sanvitto, coordinatore del tavolo Urbanistica del M5S di Roma, con un post su Facebook al quale ha allegato il documento.

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Il post di Francesca De Vito su Facebook

Nella delibera vengono individuati sette aspetti di illegittimità del documento approvato dall’amministrazione Marino e l’iniziativa è in aperto contrasto con quanto sta attualmente facendo la giunta Raggi, che proprio ieri si è riunita con gli esponenti della società giallorossa in Campidoglio per lavorare al progetto prevedendo modifiche e riduzioni di cubature. L’iter infatti non è giuridicamente concluso e non lo sarà finché il progetto non avrà il via libera della Conferenza dei servizi in Regione. Fino a quel momento il Comune ha tempo per approvare una delibera per modificare o ritirare il “pubblico interesse” concesso il 22 dicembre 2014 con la votazione nell’aula Giulio Cesare. Bisognerebbe però per l’appunto votare in Consiglio, e soprattutto la motivazione deve essere inattaccabile perché altrimenti i grillini rischierebbero di esporre il Campidoglio a una causa miliardaria di risarcimento danni. Cosa sta succedendo, quindi? Sta succedendo che la “base” del MoVimento 5 Stelle sta provando a forzare la mano della sindaca e dei consiglieri per mandare all’aria il progetto, probabilmente incurante (anche perché l’eventuale responsabilità in solido non sarebbe la sua) di quanto potrebbe accadere.

Senza la base scordatevi le altezze!

Lo stesso Sanvitto da giorni attacca l’amministrazione a 5 Stelle prendendosela in particolare con Daniele Frongia e Donatella Iorio, ovvero l’ex vicesindaco che era stato incaricato dalla Raggi di seguire il dossier stadio e con la presidente della Commissione Urbanistica in Campidoglio. Frongia, accusa Sanvitto, «da 7 mesi ha smesso di comunicare con me e, sin dai primi giorni dopo la vittoria elettorale aveva smesso di rispondere anche al telefono». Secondo Sanvitto – in realtà la sua tesi non è peregrina – è in atto il complotto della trattativa: «I “tavoli tecnici” che stanno “trattando” riduzioni servono solo a farci arrivare allo scadere del tempo (pochi giorni) perché il progetto non é modificabile se non dopo l’annullamento della delibera di Marino. Al termine della “conferenza dei servizi” il procedimento sarà senza ritorno ed allora, tutti quelli che sapevano, avranno la responsabilità morale di essere stati complici di un indebito arricchimento di alcuni privati a discapito della collettività».

Ma a contribuire al caos non ci sono solo Sanvitto e Frongia. Il consigliere all’VIII Municipio Massimiliano Morosini, già noto alle cronache per le liste di proscrizione e la proposta di recall per Paola Muraro oltre che per un divertentissimo scazzo sull’assemblea dei meetup, ha pubblicato su Facebook un appello per chiedere a Beppe Grillo  di fare votare il M5S Roma sullo stadio: «Per stabilire definitivamente quale deve essere la posizione del MoVimento in merito alla questione dello stadio, mantenendo comunque la coerenza con quanto il M5S ha sempre espresso in Assemblea Capitolina, la soluzione è una: DEMOCRAZIA DIRETTA. Invitiamo il Garante del MoVimento Beppe Grillo ad attivare una consultazione sul blog per far esprimere la base che ha già votato i punti del programma e le candidature per Roma Capitale». Ovviamente è inutile star qui a spiegare al consigliere che lo stadio della Roma riguarda la città e non gli iscritti romani al portale di Beppe, e quindi se un voto ci dev’essere semmai va fatto sul sito del comune e con la partecipazione dei cittadini romani. Anche perché sarebbe curioso che un sindaco, eletto e libero dopo la sua elezione, debba poi sottostare alla volontà altrui. Senza contare che il voto in Assemblea Capitolina c’è già stato e quello è l’unico voto valido sul tema fino a votazione contraria.
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Anche Claudio Sperandio, organizzatore dell’assemblea dei meetup, è ostile al progetto e condivide un intervento pubblicato sul blog di Beppe Grillo nel 2014 che domandava: «Stadio a Tor di Valle: chi paga?». E Sperandio aggiunge: «La rete è come una casa, nasconde ma non ruba. Leggo continuamente che questo progetto assurdo non costerebbe un euro alla collettività, eppure già 3 anni fa si era indicato il rischio degli oneri concessori rispetto al piano di fattibilità di questo sfacelo». C’è poi chi mette a confronto le parole di oggi con quelle pronunciate anni fa o in campagna elettorale. «Noi manteniamo le promesse e rispettiamo il programma. Dunque faremo lo stadio come abbiamo detto in campagna elettorale», ha sostenuto domenica Luigi Di Maio a In 1/2 Ora. Ma sullo stadio una promessa c’era: «Se diventerò sindaco – annunciò la Raggi il 5 marzo 2016 – ritirerò la delibera per l’impianto di Tor di Valle. Perché noi ci opponiamo a qualsiasi operazione edilizia che sia solo speculativa».

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