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Tutti i complotti che immagina Paolo Berdini sul Fatto

Oggi, a quanto pare, la Giunta Raggi deciderà il destino di Paolo Berdini. E, sempre secondo i rumors, anche se la sindaca ancora non ha trovato un sostituto, Virginia Raggi sarebbe orientata a salutare (giustamente) chi ha ritenuto di poterla insultare sperando nell’anonimato. Ciò nonostante, Berdini ha deciso oggi di affidare a una lunga lettera sul Fatto Quotidiano una sua sottospecie di autodifesa in cui evita e svicola su tutti i punti di criticità che riguardano il suo operato nell’occasione del colloquio con Federico Capurso per inseguire una serie di fantasmi di complotti che spiegano, a suo dire, la sua dipartita.

Tutti i complotti che immagina Paolo Berdini

Insomma, è proprio vero che Berdini è l’assessore più a 5 Stelle della Giunta Raggi. C’è di più: la lettera sarà particolarmente adorata dalle parti di Virginia Raggi perché dice che la «sistematica azione di recupero di legalità e trasparenza non si è mai fermata, neppure quando sono state provocate le dimissioni di due persone d’eccellenza come Carla Raineri e Marcello Minenna. Essi erano il trait d’union con l’azione del commissario prefettizio: averli sostituiti è stata l’origine di tutti i mali della giunta Raggi». Ovvero, Berdini torna ad accusare il Raggio Magico dei Quattro Amici al Bar (Raggi, Frongia, Romeo, Marra) di aver cacciato la fonte di giustizia e legalità che era presente in giunta (Raineri e Minenna) fornendo così ulteriore copertura politica ed ideologica alle tesi contenute negli esposti di Carla Raineri, i quali hanno già provocato un’indagine sulla sindaca per la nomina di Salvatore Romeo. Berdini conferma che la dipartita di Raineri e Minenna è stata provocata dai “centri di malaffare” (parole di Raineri) che i due stavano cercando di mettere in condizioni di non nuocere, in quella che non può non essere una durissima requisitoria nei confronti dell’operato della sindaca. Poi passa alle sue personalissime ipotesi di complotto sull’audio pubblicato da La Stampa che lo ha messo definitivamente nei guai:

8.Non nascondo che in diversi momenti, soprattutto a partire da dicembre, ho provato solitudine. Per mesi sono stato l’assessore ‘contro’, anche nella riunione che si è tenuta martedì 7 febbraio nel mio assessorato. Che non si è conclusa come i fautori del progetto speravano. Il giorno seguente, guarda caso, viene pubblicata un’“intervista truffa”. Con una sapiente regia delle uscite un quotidiano pubblica prima una conversazione, poi una registrazione audio e infine un altro stralcio di quell’audio . Tutto riferito a fatti risalenti non al giorno prima, ma addirittura a venerdì 3 febbraio. Devo pensare che sia un caso? Perché tenersela quattro giorni nel cassetto?

In primo luogo Berdini ipotizza che tutto nasca dalla riunione di martedì 7 febbraio con i proponenti del progetto Stadio della Roma, che non sarebbe andata come questi ultimi speravano. Purtroppo, e non è un caso, Berdini non si addentra in particolari e non spiega cosa sia successo nella riunione di così particolare. E sapete perché? Perché in realtà non è successo niente di diverso da quello che è successo negli ultimi mesi. Ovvero il proponente e il comune stanno cercando da mesi di trovare un accordo che preveda una riduzione delle cubature in cambio di minori opere pubbliche (sì, è davvero questa la materia del contendere: meno torri, meno lavori necessari per la città) nella difficile mediazione che Roma Capitale sta portando avanti. Cosa è successo di diverso nella riunione del 7 rispetto alle altre? Niente. L’accordo ancora non si è trovato. Ma soprattutto, Berdini dimostra di essere un modestone assai scordarello, come si dice da queste parti. Perché l’assessore smemorato dimentica che il 5 febbraio un altro suo audio è finito sulla bocca di tutti. Ovvero quello pubblicato sul Messaggero e preso durante l’assemblea dell’VIII Municipio al termine della quale Berdini ha parlato con Capurso. Il giorno dopo sui giornali escono articoli che raccontano che, proprio a proposito dello stadio, l’assessore Berdini ha pronunciato la seguente frase: «Non faremo sconti a nessuno. Come sullo stadio, eh? Cioè, l’hanno presa sui denti, ragazzi, si devono imparare!».
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Quando Berdini la prendeva sui denti

Di cosa parlava Berdini sostenendo che qualcuno l’aveva presa sui denti? Prima di tutto guardiamo le date: la riunione va in scena venerdì, ovvero quattro giorni prima della famosa riunione del 7 febbraio che Berdini sostiene essere il motivo della pubblicazione dell’articolo sulla Stampa. Curioso, no? Eppure l’articolo viene pubblicato lo stesso e quello sventurato di Berdini a quel punto, dimostrando tutta la sua lucidità, tutto il suo rispetto per le istituzioni e per il ruolo che ricopre e tutta la sua fiducia indefessa nell’opinione pubblica, non trova di meglio che dettare una nota stampa in cui smentisce di aver detto quello che ha detto:

“Ieri ho partecipato ad un’assemblea nel VIII Municipio dove si sono affrontati i temi dell’emergenza abitativa e degli sfratti. Non si è accennato minimamente all’argomento stadio della Roma nè quantomeno avrei pronunciato un’unica parola sul tema”. Così in una nota l’assessore all’Urbanistica di Roma Capitale, Paolo Berdini.

A quel punto, e soltanto in quel momento, il Messaggero pubblica l’audio della frase pronunciata da Berdini: lo fa perché l’assessore sta smentendo quello che è vero e sta dando del bugiardo al quotidiano. Berdini, quando l’audio viene pubblicato, fa lo gnorri: non fa più dichiarazioni sul tema e aspetta che passi la buriana, pur essendo dimostrato che nella circostanza ha ritenuto di dover prendere in giro l’opinione pubblica mentendo.

Mentre l’audio genera una comprensibile shitstorm sul profilo di Berdini, è utile ricordare due circostanze importanti. La prima: il Messaggero ha fatto e continua a fare una campagna stampa CONTRO lo stadio della Roma. Per ragioni comprensibili e legate alla proprietà, il quotidiano sullo stadio la pensa come Berdini. E questo già dovrebbe far scoppiare tutti a ridere sulle ipotesi complottistiche dell’assessore. La seconda circostanza è più cogente: il Messaggero ha pubblicato l’audio dopo la ridicola smentita di Berdini, proprio per dimostrare che Berdini aveva detto il falso.

Paolo Berdini e il gombloddo dello Stadio

E veniamo al cuore del gombloddo dello Stadio che immagina Paolo Berdini. Secondo le sue parole è andata così:

9.Quel venerdì dopo 4 ore di teso confronto sull’emergenza abitativa un ragazzo mi si è presentato nella sala della conferenza come un militante cinquestelle e abbiamo parlato a lungo di alcune questioni romane. Solo dopo, all’esterno, sono caduto nella trappola con una registrazione illegale. È evidente che vogliono farmi fuori. Il vero punto è la colata di cemento che si vuole imporre a tutti i costi ad una città già martoriata, ridotta a un ammasso di periferie senza anima e senza quei requisiti di civiltà che dovrebbero invece contraddistinguere la capitale d’Italia.

Ma che Berdini abbia un rapporto quantomeno fantasioso con la realtà è ormai un dato di fatto. L’assessore infatti furbescamente dimentica di raccontare come si è arrivati alla pubblicazione dell’audio. Dopo la pubblicazione dell’intervista, infatti, Berdini si presenta a Rainews24 per riempire di insulti il giornalista della Stampa (“piccolo mascalzoncello“), che avrebbe a suo dire registrato di straforo un colloquio che lui aveva fatto con altri.


A quel punto Capurso e la Stampa confermano tutti i dettagli del colloquio e il giornalista interviene in due trasmissioni televisive per smentire le diffamazioni di Berdini. Soltanto a parole, perché il quotidiano evidentemente ritiene di non dover pubblicare l’audio (anche se, come tutti tranne i fan di “Intercettateci tutti”, ricordano, registrare una conversazione per proprio promemoria è perfettamente legale. Fin qui, è la parola dell’uno contro la parola dell’altro. Berdini però insiste e nella nota stampa in cui annuncia le sue dimissioni poi respinte con riserva (qualunque cosa ciò voglia dire) continua allegramente a mentire all’opinione pubblica sostenendo che l’intervista è falsa perché, ad esempio, nel testo Berdini dice di conoscere Paolo Ielo (uno dei due magistrati che indaga sulla Raggi) mentre lui smentisce di averlo mai conosciuto. A quel punto, e soltanto dopo l’ennesima intemerata di Berdini, la Stampa pubblica l’audio che smentisce punto per punto le bugie che l’assessore sta rifilando all’opinione pubblica.

Nella registrazione, ad esempio si sente distintamente Berdini che dice di conoscere Ielo; ma c’è anche altro: “Mica è finita la musica, dopo ‘sta cosa de l’Espresso tra tre giorni ne esce un’altra… No guarda, è una situazione che trovo esplosiva”. E ancora: “Tra la Raggi e Romeo c’è un rapporto [non udibile] Questo io l’ho scoperto il secondo o terzo giorno… va bene, io sono un uomo generoso, ti porto a letto… Questa donna che dice che lei non sapeva niente (delle polizze)? Ma a chi c…o la racconta? Per fortuna che non c’è nessun reato… E lei era pure già separata… vada a letto con chi c… gli pare!”. In alcune parti il colloquio è incomprensibile. In altre Berdini si sente benissimo: «Se lei si fidasse delle persone giuste… lei s’è messa ‘sta corte dei miracoli…mettiti il meglio del meglio di Roma! Invece s’è messo una banda». «Otto ore di interrogatorio! Che c…o! Cioè io sono amico della magistratura però… Perché io poi lo so che questi quanno te pizzicano… Paolo Ielo è una persona bravissima, io lo conosco personalmente». Prima della fine dell’audio si sente Capurso dire che è un collaboratore (precario) della Stampa. È quindi confermato: Berdini sapeva di stare parlando con un giornalista. E soprattutto, la Stampa ha fatto la stessa cosa del Messaggero: ha pubblicato l’audio quando Berdini ha provato a mentire sulle reali circostanze del colloquio, accusando gli altri di dire bugie.

La Capitale d’Italia non merita un assessore bugiardo

E mica finisce qui. Perché quando Berdini rilascia un’altra intervista, stavolta a Giovanna Vitale di Repubblica, nella quale continua imperterrito a mentire, la Stampa pubblica un altro stralcio dell’audio che è forse il più lurido e disonorevole di tutti:

Berdini aveva continuato a sostenere che il colloquio gli fosse stato in qualche modo carpito e a dire che soltanto alla fine della discussione Capurso gli aveva detto di essere un giornalista. In questo video l’assessore parla del presunto rapporto tra Raggi e Romeo (“sono amanti”) ma insieme dice al giornalista di riportare la voce come anonima. In una parola Berdini, come si sente dall’audio, ci tiene a diffamare la sindaca riferendo quella che è una sua impressione – come precisato prima nel colloquio – ma vuole farlo come anonimo, senza comparire in volto e senza prendersi la responsabilità di quello che sostiene. Un atteggiamento che già di per sé qualifica l’uomo, ma che lo rende anche un pericolo pubblico come assessore. Basta quindi guardare alla temporalità dei fatti per capire che l’ipotesi di complotto di Berdini non sta in piedi: la registrazione non era illegale, è stata pubblicata dopo l’articolo e soltanto in reazione alle moltissime bugie che l’assessore ha ritenuto di raccontare all’opinione pubblica, dimostrando così quanto vale la sua parola. Sarebbe appena il caso di accennare a Berdini che se lui si mette a raccontare diffamazioni nei confronti della sindaca al primo che passa già dimostra di non essere in grado di ricoprire alcun ruolo pubblico. Ma il punto non è questo. Il punto è che la Capitale d’Italia non si merita un assessore bugiardo.

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