Opinioni

Cosa ha scritto Vittorio Feltri su Camilleri e Montalbano

Oggi Vittorio Feltri, parlandone come da vivo, ha deciso di dare ancora spettacolo di sé pubblicando un coccodrillo su Andrea Camilleri come se lo scrittore fosse già morto. Come è accaduto per Zeffirelli, stroncato da Paolo Isotta sul Fatto, ma con il dettaglio del cattivo gusto che è tipico del Sor Littorio: la colpa di Camilleri, secondo Feltri, è la solita da cent’anni a questa parte: è comunista.

Non riusciva a capire che il marxismo era già marcio ancor prima di imporsi. E quando esso si rivelò una bufala e svanì quale neve al sole, Andrea non ebbe la forza di riconoscerne il fallimento brutale. Rimase rosso ma non di vergogna. Egli ha rivendicato fino all’ultimo la sua adesione al bolscevismo. Tuttavia l’arte non ha bandiere, e quella di Camilleri va riconosciuta per quello che è: mirabile. Non tutta, ma quasi.

Oggi, di fronte alla probabilmente prossima fine, riconosciamo allo scrittore ogni merito tecnico e a lui ci inchiniamo. L’unica consolazione per la sua eventuale dipartita è che finalmente non vedremo più in televisione Montalbano, un terrone che ci ha rotto i coglioni almeno quanto suo fratello Zingaretti, segretario del Partito democratico, il peggiore del mondo.

Siccome quando alla scimmia viene bene il numero poi glielo fanno ripetere per la ola degli spettatori, poi Feltri ha ripetuto il tutto a I Lunatici su Radiodue:

“Non l’ho mai conosciuto, però è chiaro che la sua capacità di applicare criteri matematici ai suoi racconti mi ha sempre sorpreso e ne sono ammirato. Mi dispiace, quando un uomo vecchio muore c’è sempre un certo dolore. Però mi consolerò pensando che Montalbano non mi romperà più i coglioni. Basta, mi ha stancato.

Poi quando vedo Montalbano mi viene in mente l’altro Zingaretti, che non è il massimo della simpatia. Questa comunque è una opinione personale e scherzosa, in me Camilleri suscita ammirazione, è un grande scrittore, e bisogna ricordare che la lingua italiana è nata in Sicilia, solo dopo abbiamo adottato quella Toscana. E i siciliani parlano meglio di qualunque altro italiano. E scrivono meglio degli altri italiani”.

Per quanto riguarda Feltri nel particolare vale quello che abbiamo scritto di recente su Libero in generale: da quando La Verità in edicola lo ha rimpiazzato nei cuori dei loro lettori-modello, non si capisce il senso dell’esistenza di Libero. Loro hanno provato a darglielo con la patata bollente e altre amenità, ma è evidente che l’ispirazione di colui che ai bei tempi dell’Indipendente indovinava titoli come “Sgominata un’altra giunta” oggi si è esaurita. E allora Senaldi & Co. provano a distinguersi editorialmente esattamente come fa il Giornale, che però al contrario di loro almeno qualche argomento ce l’ha (e la rosicata di Salvini sulle cassette di sicurezza lo dimostra). In questo deserto culturale e di idee, Libero brancola nel buio e getta pugni a caso cercando di colpire almeno un obiettivo. Dando l’impressione che avesse ragione Jim Morrison quando diceva che è meglio bruciare subito che spegnersi lentamente.

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Mario Neri

Mario Neri è uno pseudonimo. La foto di Cattivik che usa come immagine del profilo lo rappresenta pienamente