Opinioni

Il Corriere e il complotto del fondo inglese per far crescere lo spread

Oggi Federico Fubini sul Corriere della Sera ha pubblicato un articolo in cui collegava l’uscita sull’Huffington Post della bozza di contratto di governo il 15 marzo scorso con il fondo AH di Alan Howard, da 2,3 miliardi di dollari, che ha chiuso maggio con una performance positiva del 36,7% in un solo mese grazie a scommesse ribassiste sui titoli di Stato italiani.

Howard, un trader miliardario di 54 anni, è una figura molto nota da anni: a lungo il suo hedge fund, Brevan Howard, è stato il più importante in Europa negli investimenti basati su sviluppi macroeconomici. Eppure da tempo il suo intuito sembrava in declino. Il rendimento complessivo in dollari del Brevan Howard Master Fund negli ultimi cinque anni era stato di appena 0,18%, secondo Bloomberg, al punto che l’agenzia riferisce che molti clienti lo stavano lasciando e dal 2013 ha perso circa il 75% degli attivi.

Poi il nuovo AH Master Fund di Howard nel solo mese di maggio ha avuto un rendimento percentuale di oltre 200 volte superiore a quello della vecchia ammiraglia del gruppo in cinque anni. Per il Financial Times, la svolta è «aiutata da una grande scommessa al ribasso sui titoli pubblici italiani». Richiesto di una conferma, il fondo di Howard non smentisce e persone vicine alla società osservano che il rendimento è stato guidato da posizioni su temi macro aiutate in genere dalla volatilità dei mercati.

corriere fondo inglese

Di scommesse al ribasso sui titoli italiani si parla dallo scorso febbraio. All’epoca si nominarono molti fondi, tra cui Bridgewater, ma mai quello di cui oggi parla Fubini. La tesi, non esplicitata ma solo suggerita nell’articolo, è che la pubblicazione sull’Huffington Post della bozza di contratto sia in qualche modo collegata a chi ha scommesso al ribasso: in qualche modo, non spiegato, il fondo o qualcuno che voleva guadagnarci sarebbe venuto in possesso della bozza di contratto e l’avrebbe data all’HP per farla pubblicare, scommettendo che soltanto leggere discorsi riguardo un referendum sull’euro o l’annullamento di parte del nostro debito pubblico da parte della Banca Centrale Europea (due proposte nel frattempo scomparse dall’ultima stesura del programma) avrebbe provocato la crisi dello spread che poi è puntualmente avvenuta. Per avvalorare la sua tesi Fubini ricorda che Francesco Bei, giornalista della Stampa in buoni rapporti con Lucia Annunziata, direttrice dell’HP, ha scritto che al giornale la bozza è arrivata in una lettera anonima. L’affascinante ipotesi di complotto viene però smentita oggi proprio dall’interessata: la Annunziata scrive un editoriale in cui, con una buona dose di sarcasmo, rassicura Fubini e spiega come sono andate davvero le cose:

l tono e il contenuto dell’articolo del Corriere fa supporre che l’HuffPost abbia pubblicato un documento senza conoscerne le fonti prestandosi dunque a essere uno strumento di un complotto ai danni dell’Italia.

Peccato che questa parte della ricostruzione sia fantasiosa. Il documento di 39 pagine è arrivato effettivamente in una busta chiusa e anonima, come è logico che sia trattandosi di documenti riservati, ma la fonte era conosciuta da me, di grande reputazione e l’arrivo del documento in quella forma e modalità era stato concordato.

Per avere queste informazioni, bastava farmi una telefonata, caro Fubini.

Annunziata chiude dicendosi pronta a provare le sue affermazioni in qualsiasi sede, se necessario. Pare anche necessario ricordare che nei giorni successivi alla pubblicazione della bozza di contratto qualche giornale scrisse che la manina che aveva portato il documento sull’HP avesse il resto del braccio e del corpo al Quirinale. Una tesi smentita informalmente dal Colle, che fece sapere di non aver mai ricevuto quella versione del contratto.

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Alessandro D'Amato

Il direttore di neXt Quotidiano