Opinioni

Come il sindaco di Schio si arrampica sulle pietre d’inciampo

Dopo che il comune di Schio ha detto “no” alle pietre d’inciampo perché divisive il sindaco Valter Orsi si difende in un’intervista rilasciata al Corriere del Veneto dopo il diniego dato dalla sua maggioranza (civica di centrodestra)in consiglio comunale alla richiesta di posare le pietre d’inciampo, come chiesto dal Pd.

«Il consiglio comunale ha deliberato in un certo modo ma nessuno approfondisce l’iniziativa delle pietre d’inciampo. Il regolamento è preciso e prevede che si possa agire solo su richiesta dei familiari. Non lo possono fare il Comune né privati cittadini. Inoltre le pietre d’inciampo sono riservate a deportati nei campi per motivi razziali e solo una delle quattordici persone indicate nella mozione rispetterebbe questa norma».

Però la mozione è un atto di indirizzo politico, non una delibera tecnica.
«La mozione citava nomi e cognomi precisi. In ogni caso non cambiamo idea anche perché noi onoriamo il ricordo di tutti i deportati e una delle prossime azioni, già decise, è proprio il recupero di una lapide in memoria di queste persone».

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Commemorazione delle vittime dell’Eccidio di Schio con saluti romani. A fianco della persona che fa il saluto fascista e regge il mazzo di fiori il consigliere Cioni, in camicia blu [Fonte: YouTube]

C’è chi vede nella decisione del Comune una «negazione della memoria».
«Noi non neghiamo la storia, tantomeno una pagina nera come quella dell’Olocausto. Le pietre sono un’azione come tante altre e se noi decidiamo di metterne in campo altre, come stiamo facendo, questo non significa in alcun modo negare la storia».

Il problema che il sindaco sembra ignorare è contenuto in un comunicato congiunto dove ANPI, ANED, AVL e Istituto storico di Vicenza sottolineano come le motivazioni addotte per respingere la mozione «denotano scarsa conoscenza della storia, tentano di confondere vittime e carnefici, torcono in chiave politico-partitica vicende aberranti che vanno ricordate e sulle quali il giudizio non può essere sospeso» e che «non è possibile mettere sullo stesso piano la deportazione e l’Eccidio di Schio. La pianificazione dello sterminio non può essere paragonata ad un episodio, per quanto tragico, violento e da condannare, compiuto da un gruppo di partigiani». Da una parte nazisti e fascisti che avevano tutta l’intenzione di continuare a deportare e uccidere, dall’altra uomini e donne che hanno combattuto per la libertà e la democrazia.

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Commemorazione delle vittime dell’Eccidio di Schio con saluti romani. A fianco della persona che fa il saluto fascista e regge il mazzo di fiori il consigliere Cioni, in camicia blu [Fonte: YouTube]

Il comunicato poi si sofferma sull’emendamento avanzato (e bocciato) dal consigliere di destra Alex Cioni (lista Prima Noi) che aveva proposto di associare alla mozione del PD un memoriale per le vittime dell’Eccidio di Schio ad opera dei partigiani per «evitare volgari e superficiali strumentalizzazioni, nel rispetto delle reciproche memorie storiche». Secondo ANPI «la respinta del provocatorio emendamento presentato dal consigliere Cioni non può motivare o giustificare la respinta della proposta di una meritoria iniziativa, che presto verrà realizzata a Vicenza. Sull’Eccidio, la città di Schio ha già fatto un percorso importante: dalle lapidi collocate in luoghi simbolici alla “Dichiarazione sui valori della concordia civica”, percorso tuttora valido e da confermare». Sul suo blog il consigliere Cioni (famoso per una manifestazione contro i migranti) scrive che «le strumentalizzazioni politiche su vicende storiche che vanno lasciate agli storici e agli accademici e che dopo settant’anni non dovrebbero avere più cittadinanza nel dibattito politico, se non in coloro che hanno bisogno dell’odio per rimembrare all’universo mondo la loro esistenza». Ma in realtà non c’è bisogno di odio, c’è bisogno di ricordare che i fascisti mandarono a morire migliaia di italiani nei Lager, solo perché ebrei. Se qualcuno ritiene che questo sia odio verso i fascisti ne tragga le logiche conseguenze ed esca allo scoperto dichiarandosi tale.

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