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Come cambiano i decreti sicurezza

Da ieri l’Italia si lascia alle spalle i decreti sicurezza di Salvini: ecco cosa cambia

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Un ‘daspo’ per la movida violenta, sulla scia del recente omicidio di Willy Monteiro Duarte, e una norma per contrastare la vendita di droga tramite i siti web. Sono queste le due novità, messe a punto dai ministri della Giustizia Alfonso Bonafede e dell’Interno Luciana Lamorgese, inserite negli ultimi giorni nel nuovo decreto immigrazione varato questa sera dal Consiglio dei ministri. Il decreto è composto da 12 articoli e modifica di fatto i decreti sicurezza firmati dall’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini. Il nuovo testo, frutto di un confronto serrato tra il ministro Lamorgese e gli esponenti della maggioranza, non solo accoglie i rilievi fatti dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in occasione della promulgazione del secondo ‘decreto Salvini’ ma va anche oltre. Nel solco delle indicazioni di Mattarella si inquadrano la reintroduzione del rispetto degli ”obblighi costituzionali e internazionali dello Stato in materia di rifiuto o revoca del permesso di soggiorno” e il passaggio dall’ammenda amministrativa, che arrivava fino a un milione per chi avesse salvato i migranti in mare, alla multa compresa tra 10 e 50mila euro applicabile solo al termine di regolare processo penale. Spiega Alessandra Ziniti su Repubblica

L’Italia si lascia dunque alle spalle i decreti sicurezza di Salvini e lo fa riportando anche nel suo alveo naturale, quello del ministero dei Trasporti, la competenza sull’eventuale divieto di ingresso nelle acque territoriali di navi battenti bandiera straniera. Una competenza che Salvini aveva di fatto avocato a sé per avere in mano un’arma decisiva nella sua guerra a tutto campo contro le Ong. Adesso, il Viminale potrà proporre un eventuale divieto e solo per ragioni di sicurezza pubblica ma non sarà più possibile vietare l’ingresso a navi di soccorso quando «le operazioni di salvataggio vengono immediatamente comunicate alle autorità italiane e dello Stato di bandiera e condotte nel rispetto delle norme di diritto internazionale e delle indicazioni del competente centro di coordinamento dei soccorsi in mare».

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Il provvedimento riforma anche il sistema di accoglienza destinato ai richiedenti protezione internazionale e ai titolari di protezione, con la creazione del nuovo ”Sistema di accoglienza e integrazione”. Le attività di prima assistenza continueranno ad essere svolte nei centri governativi ordinari e straordinari. Successivamente, il Sistema si articolerà in due livelli di prestazioni: il primo dedicato ai richiedenti protezione internazionale, il secondo a coloro che ne sono già titolari, con servizi aggiuntivi finalizzati all’integrazione. Il testo interviene poi sulle sanzioni relative al divieto di transito delle navi nel mare territoriale.

Una strada verso l’integrazione degli stranieri in Italia a cui si riprenderà a lavorare da subito, nei centri di accoglienza ridotti da Salvini in hotel di infimo ordine con vitto e alloggio. Il nuovo decreto modifica profondamente il sistema di accoglienza puntando sui piccoli centri diffusi nel territorio e tornando a prevedere servizi e corsi di italiano e formazione anche per i richiedenti asilo. Oltre al riconoscimento del diritto all’iscrizione all’anagrafe dei comuni che li ospitano

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