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Cosa c'è dietro la sceneggiata di Chiara Appendino sul debito di Torino

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La sindaca di Torino Chiara Appendino ha annunciato che il Comune ha intenzione di avviare un piano di rientro da 80 milioni di euro per evitare il pre-dissesto. Appendino e la sua giunta hanno annunciato una serie di tagli alla spesa ma anche dismissioni di quattordici partecipate e vendita degli immobili per poter rientrare nel debito. Per essere operativo il piano dovrà essere approvato dal Consiglio comunale ma la Appendino ha detto chiaramente di chi sono le responsabilità: «Partiamo da una situazione di grandissimo disequilibrio strutturale e la responsabilità è di 30 anni di governo. Al mio predecessore non imputo la responsabilità di aver creato questa situazione, ma quella di non aver raccontato la situazione com’era».

Cosa hanno capito i 5 Stelle dei bilanci delle amministrazioni precedenti

L’indebitamento è colpa delle amministrazioni precedenti, mantra ricorrente per qualsiasi sindaco a prescindere dall’appartenenza politica. E ci sarebbe da chiedersi come mai Torino se ne accorge solo ora, dopo più di un anno di amministrazione pentastellata e un paio di bilanci approvati senza dire nulla. Anzi, per l’ultimo bilancio la Appendino ha tentato di finanziare la spesa corrente utilizzando i proventi degli oneri urbanistici (42 milioni) e i 113 milioni di euro derivanti dalle multe comminate agli automobilisti. Curiosa poi la situazione della vendita delle quote societarie in mano al Comune: Antonio Fornari, presidente della Commissione bilancio per il M5S si augura che il 10% delle azioni dell’aeroporto Caselle di proprietà del Comune venga acquistata dalla Regione. Il timore infatti è che l’aeroporto diventi completamente privato visto che l’unico altro possibile acquirente è la società che già possiede il restante 90% della Sagat, la società di gestione dello scalo torinese.
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Ma dopo le uscite di Fornari e Appendino, che hanno apertamente accusato non solo Piero Fassino ma anche l’ex sindaco – e attuale Presidente di Regione Piemonte – Sergio Chiamparino,  è improbabile che la Regione venga in soccorso al Comune. Nei giorni scorsi Fornari aveva pubblicato su Facebook alcune foto del bilancio della città di Torino. Un post prontamente condiviso dalla Appendino per dimostrare che la responsabilità della situazione contabile è di Piero Fassino.
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Fornari ha tirato fuori quelle cifre unicamente per poter soccorrere la giunta pentastellata che sostiene che le amministrazioni precedenti non avrebbero volutamente operato per ridurre il debito. Peccato però che – come fa notare Nuova Società – le tabelle pubblicate dal presidente della Commissione bilancio non siano omogenee e comparabili tra loro e non tengano conto del bilancio di fine mandato approvato dalla giunta Fassino. In base ad una lettura corretta e onesta dei bilanci appare invece che il debito pubblico cittadino è stato sensibilmente ridotto durante gli ultimi 5 anni. Certo, ancora molto lavoro rimane da fare ma accusare chi è venuto prima non è il modo migliore per iniziare.

Verso la rottura dell’asse Chiappendino

L’ex sindaco su Facebook ha risposto alle accuse dei 5 Stelle ricordando che la sua amministrazione non ha negato o nascosto l’esistenza del debito. Altrimenti non avrebbe avuto motivo di adempiere “alle disposizioni imposte dal Patto di stabilità”.

D’altra parte, se così non fosse stato, non avrei avuto ragione di far approvare dal Consiglio comunale un piano di dismissioni di società partecipate per 255 milioni e immobiliari 150 milioni. I risultati di un quinquennio di impegno per il risanamento dei conti sono inoppugnabili: l’indebitamento è passato da 3,3 a 2,8 miliardi, l’esposizione verso le società partecipate da 380 a 130 milioni, i derivati da 1,2 a 0,6 milioni e i dipendenti comunali da 11 mila a 10 mila con evidente contenimento del costo per personale.

L’ex assessore al bilancio Gianguido Passioni riconosce che la manovra proposta da Appendino è in continuità con quanto fatto dalla precedente amministrazione.

In fondo negli anni passati abbiamo avviato dismissione immobiliari per 400 milioni (200 negli ultimi 5 anni), tagliato di 80 milioni il costo del personale, messo sul mercato quote delle società partecipate per 250 milioni di euro e il debito è sceso come non mai negli ultimi 5 anni, soprattutto quello verso i fornitori e il sistema economico che Appendino sembra non considerare. Altro che verità nascoste.

E non è certo questo l’unico aspetto di continuità tra Fassino e Appendino, basti pensare al piano di sviluppo urbanistico. Infine non ci si può certo dimenticare del fatto che durante la precedente consiliatura Chiara Appendino facesse parte della commissione bilancio. Possibile che non si sia accorta di nulla?
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Ma nel mirino dei 5 Stelle torinesi non c’è solo Fassino ma le amministrazioni degli ultimi trent’anni. Sergio Chiamparino ha ricordato alla Appendino che quei soldi – quelli che hanno generato il debito – sono stati utilizzati per fare degli investimenti che hanno cambiato il volto della città. Dalle Olimpiadi alla metropolitana passando per la riqualificazione di alcune aree della città. È sbagliato lasciare intendere – come fanno Appendino e i suoi – che quei soldi sono stati buttati al vento o che il Comune non abbia saputo amministrare la spesa corrente. “Sono gli investimenti – e non la spesa corrente – ad aver generato un alto indebitamento della città” ha scritto Fassino . Erano altri tempi, e c’erano senza dubbio meno vincoli di bilancio ma è innegabile che l’operazione compiuta a Torino abbia avuto aspetti e ricadute positive.

L’alternativa non è Chiara

Ma come fa notare Luigi La Spina sulla Stampa di oggi basterebbe il confronto con l’immobilismo dell’attuale amministrazione per far capire che i 5 Stelle al massimo possono svolgere il ruolo di tappabuchi che – per paura di fare una mossa sbagliata e in mancanza di una visione politica chiara – rimangono immobili. L’ex consigliere comunale del M5S Vittorio Bertola da sempre voce critica in odore di “scomunica” fa notare invece che il problema del nuovo M5S (quello di governo) è che non sa più essere – o presentare – un’alternativa al modello di sviluppo proposto dalla “vecchia politica”.
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Come fa – si chiede Bertola – la Appendno a dire che “bisognava risparmiare non facendo le Olimpiadi o il passante ferroviario” quando poi “parla di fare altre Olimpiadi e altri tunnel”. La sindaca infatti qualche tempo fa parlava del del buon ritorno di immagine per Torino dopo le Olimpiadi invernali del 2006 e nelle scorse settimane si è rincorsa la voce – mai smentita ufficialmente – del progetto di candidatura comune di Torino e Milano a quelle del 2026. Un anno fa invece il Comune ha approvato il progetto per la realizzazione del tunnel ferroviario di Corso Grosseto. A Torino il M5S deve decidere se seguire l’ala movimentista – che non vuole grandi opere ed è per la decrescita felice – o quella governativa, che fino ad ora ha dimostrato che l’alternativa pentastellata non è altro che la continuazione della politica precedente con gli stessi mezzi.