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Il buco nel bilancio di Chiara Appendino

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La giunta guidata dalla sindaca di Torino Chiara Appendino si appresta a varare il suo primo bilancio. Lo scorso anno infatti i 5 Stelle hanno avuto la responsabilità solo su metà del bilancio comunale. La strada verso l’approvazione della manovra finanziaria cittadina però si presenta in salita dopo il parere inviato dai revisori dei conti all’assessore al Bilancio Sergio Rolando. Ad una settimana dall’approvazione del bilancio i revisori hanno chiesto all’Amministrazione di effettuare alcune modifiche sostanziali.
 

Le critiche dei revisori al bilancio di Torino

Una decina di giorni fa i revisori avevano già fatto sapere al Comune che il bilancio era stato promosso “con riserva” facendo pervenire alcune osservazioni sull’utilizzo di entrate a carattere straordinario e quindi non ripetitive per pareggiare i conti. In particolare è stata criticata la volontà di ricorrere alle entrate straordinarie derivanti dal via libera alla costruzione di 14 tra supermercati e ipermercati. Un’operazione che porterà nelle casse comunale dieci milioni di euro ma che non è strutturale. Il comitato indipendente di controllo ha anche consigliato alla giunta di “ridurre l’utilizzo degli oneri di urbanizzazione e delle sanzioni da codice della strada a copertura delle spese correnti”. Sotto accusa qui il piano di Appendino per combattere la malasosta e la già tanto criticata decisione di utilizzare gli oneri urbanistici per finanziare la spesa corrente, 113 milioni derivanti dalle multe e 42 milioni di oneri di urbanizzazione.

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A fine marzo Appendino aveva annunciato un’operazione trasparenza sul bilancio

Il bilancio insomma non è da rifare, ma bisognerà verificare l’effettiva tenuta finanziaria delle disposizioni approvate dalla giunta. La settimana prossima il documento finanziario approderà in Consiglio comunale ma nel frattempo i revisori hanno fatto pervenire altre osservazioni che questa volta riguardano l’esposizione debitoria del Comune.

Il problema del debito fuori bilancio del Comune di Torino

Un altro problema è quello rappresentato dal debito fuori bilancio. La questione è duplice e riguarda innanzitutto i 5 milioni di euro da restituire a Ream per l’operazione ex-Westinghouse. Si tratta di denaro che il Comune di Torino aveva ricevuto come caparra dalla cassaforte delle fondazioni bancarie piemontesi che nel 2012 si era aggiudicata l’area poi ceduta alla società Amteco-Maiora. L’area della ex-Westinghouse continua così a creare problemi all’Amministrazione del MoVimento. Quando nel 2013 l’Amministrazione Fassino aggiudicò l’area ad Amteco per 19,7 milioni di euro ne mise a bilancio solo 14,7 prevedendo di restituire la caparra a Ream. La cifra però venne radiata perché il Comune – anche su pressione dei comitati guidati dal M5S – non era certo di condurre in porto l’operazione. Nel 2016 però la giunta Appendino, ansiosa di fare cassa diede il via libera alla costruzione del centro commerciale iscrivendo a bilancio 19,7 milioni e i 5 di Ream che quindi per i revisori sono un “debito fuori bilancio”.
 

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L’area della ex-Westinghouse (via Google maps)

Altra spina nel fianco sono i 29 milioni di euro di rate dei mutui non rimborsate a InfraTo per la costruzione della metropolitana. In questo caso la colpa non è ascrivibile unicamente ad Appendino. Torino dovrebbe pagare a InfraTo 21 milioni all’anno ma ha smesso di farlo nel 2014 versandone 8 nel 2015 e 7 nel 2016. La responsabilità di Chiara Appendino riguarda “metà” dei soldi pagati nel 2016. Nel bilancio preventivo della giunta Fassino erano stati iscritti a bilancio 19 milioni ma a fine anno Appendino (che si è insediata a giugno) ne versò solo 7.

Come risolvere il problema del bilancio di Torino?

Mentre le opposizioni contestano alla maggioranza pentastellata la volontà di ripianare il bilancio mettendo le mani in tasca dei torinesi (sia utilizzando gli oneri di urbanizzazione sia con le multe per la malasosta) l’assessore al bilancio Rolando deve trovare una soluzione. I revisori dei conti infatti hanno bocciato la possibilità di utilizzare, per coprire la rata da 18,5 milioni da versare quest’anno a InfraTo, i 14,5 milioni frutto della vendita dell’ex-Ipab Carlo Alberto. Quel denaro, frutto della vendita di un ex ospizio, secondo i revisori è vincolato per legge alla spesa socio-assistenziale e non può essere usato altrimenti. Rolando starebbe quindi pensando di accendere un mutuo. Il che vorrebbe dire contrarre nuovi debiti per pagare i debiti attuali.
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Il capogruppo del PD Stefano Lo Russo dichiara che il mancato raggiungimento del pareggio di bilancio rappresenta “un fatto di gravità inaudita” dovuto ad un misto di “impreparazione e arroganza della Giunta e del M5S”.