Economia

Carige, l’assemblea e l’enigma Malacalza

L’assemblea approva l’aumento di capitale e alla fine l’azionista di maggioranza Malacalza Investimenti non si presenta. Perché?

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L’assemblea degli azionisti Carige ha approvato la proposta di aumento di capitale per 700 milioni di euro, legata al piano di riassetto con il Fondo interbancario e lo Schema volontario, assieme alla trentina Cassa centrale banca. Hanno votato 20.426 azionisti in proprio e per delega con il 47,66% del capitale. Favorevoli il 91% dei presenti, pari al 43,3% del capitale. Ma il principale azionista Vittorio Malacalza ha abbandonato l’assemblea poco prima dell’apertura del voto e la Malacalza investimenti, che detiene il 27,55% delle azioni, non si è fatta registrare nelle presenze.

Carige, l’assemblea e l’enigma Malacalza

Carige quindi per ora si salva con il via libera all’aumento di capitale da 700 milioni votato a larghissima maggioranza dagli azionisti presenti (91%), pari al 43,3% del capitale sociale. Contrari azionisti pari al 4,4% del capitale e astenuti altri soci che rappresentano anch’essi un ulteriore 4,4% del capitale. Fabio Innocenzi, uno dei tre commissari nominati a gennaio dalla Bce, ha detto che adesso spera di chiudere l’adc entro la fine dell’anno. Per Innocenzi da oggi “tutti i ragionamenti diventano più facili”, anche in relazione alle tante richieste arrivate dai soci. Secondo il banchiere e’ ragionevole pensare che da Francoforte arrivi una proroga della triade commissariale fino all’esecuzione dell’aumento di capitale, cosi’ da avere poi “un’assemblea che nomini il cda di una Carige finalmente non più commissariata”.

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Il salvataggio di Carige (Il Sole 24 Ore, 18 agosto 2019)

Ma adesso è sul tavolo proprio la questione Malacalza. Vittorio si è presentato in assemblea facendosi registrare come un piccolo azionista, soltanto con le azioni in suo possesso. Ai giornalisti che gli chiedevano cosa avrebbe fatto ha risposto: “Aspettate. Sapete che siamo gente misteriosa”; poi, alla domanda sull’assenza di Malacalza Investimenti ha continuato a depistare: “I miei figli? Forse stanno arrivando”. Infine se n’è andato poco prima della fine degli interventi, non prima di aver dato a intendere di voler parlare per ultimo e infine rispondendo: “Cosa faremo? Quello che riterremo…” a chi gli chiedeva del voto.

Perché Malacalza ha lasciato l’assemblea

Tra le ipotesi sul comportamento dei Malacalza e sulla scelta finale di non votare c’è chi pensava che la famiglia, che ha osteggiato l’aumento per i costi che sarebbe costretta a sostenere, potesse in questo modo mantenere le “mani libere” per iniziative successive. Ma il commissario Pietro Modiano ha parlato invece di gesto consapevole e generoso: “È chiaro che il fatto che Malacalza Investimenti non si sia presentata ci ha consentito questo risultato. E’ stata una scelta consapevole e dal mio punto di vista generosa”. Anche Innocenzi ha seguito la stessa linea: “E’ giusto chiedere agli azionisti quello che hanno deciso e perché non sono venuti. Bisogna dire che il loro comportamento ha consentito all’operazione di essere approvata e quindi siamo grati a tutti, a iniziare da loro” (ovvero, la famiglia).

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Il piano per salvare Carige (Il Sole 24 Ore, 12 luglio 2019)

L’approvazione del piano oggi scongiura il rischio di intervento con soldi pubblici, che sarebbe costato un miliardo di euro. Ma da solo l’aumento di capitale non basterà a rimettere in piedi la banca: con la manovra Carige si trovacon requisiti patrimoniali tra i migliori in Italia e pulita da sofferenze e incagli. Ma la lunga agonia dell’istituto ha fiaccato la gestione ordinaria che neanche i commissari sono riusciti a tamponare. Solo nei primi sei mesi 2019 la banca ha chiuso con una perdita di 428 milioni. Il margine d’interesse è crollato del 39% in 12 mesi a soli 66,6 milioni. Le commissioni sono scese del 13%con i ricavi totali che hanno perso il 7,5%. La banca ha anche dovuto spesare in accantonamenti-rischi oltre 85 milioni, il 40% dell’intero monte ricavi, per sanare i contenziosi passati. Nel piano industriale appena rivisto dai tre commissari Carige dovrebbe chiudere il 2019 con perdite per oltre 770 milioni, 350 milioni in più di giugno. Il pareggio si avrà solo nel 2021. Ce n’è abbastanza per preoccupare i nuovi soci forti, i trentini di Ccb, perché Carige appare di fatto congelata.

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