Economia

Carige, il piano B del governo se salta il salvataggio: un miliardo di soldi pubblici

Oggi l’assemblea decisiva per Carige, ancora in bilico per le decisioni dei Malacalza. Cinque le soluzioni possibili per la banca genovese. Il governo prepara il piano B

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Quella di oggi sarà la giornata più lunga per Carige. Sul tavolo c’è il via libera al piano di salvataggio con un aumento di capitale da 700 milioni di euro, messo a punto dai commissari straordinari con il Fondo interbancario di tutela dei depositi, la trentina Cassa Centrale Banca, Amco (già Sga) e altri. Si prevede un’assemblea fiume, con prenotazioni da oltre 15mila azionisti in proprio e per delega con in mano fino all’80%. Il più atteso è il primo socio Malacalza Investimenti, che ha il 27,5% (quote frazionali ha anche il capofamiglia Vittorio Malacalza).

Carige, il piano B del governo se salta il salvataggio

Cinque sono le soluzioni possibili per la banca genovese: quella che il piano di salvataggio venga approvato, oppure la BCE può riconvocare una nuova assemblea, altrimenti si può arrivare alla liquidazione coatta amministrativa, a una ricapitalizzazione precauzionale da parte dello Stato o alla risoluzione come nel caso delle quattro banche qualche anno fa. Già con l’astensione nell’assemblea del 22 dicembre scorso i Malacalza avevano bloccato l’aumento allora da 400 milioni, con il commissariamento quindi dell’istituto deciso da Bce. Per l’approvazione della delibera in assemblea straordinaria serviranno voti a favore dai due terzi dei presenti: così se i Malacalza parteciperanno ma si asterranno (come a dicembre) o voteranno contro, la proposta di aumento non passerà. Il conto del rafforzamento patrimoniale nel riassetto previsto è di 900 milioni: 700 tramite aumento, con dei warrant gratuiti collegati, e 200 tramite un prestito subordinato.

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Il salvataggio di Carige (Il Sole 24 Ore, 18 agosto 2019)

Quanto ad Amco-Sga, interverrà rilevando 3,1 miliardi di crediti deteriorati. La ricapitalizzazione sarà distribuita per 312,2 milioni allo Schema volontario (con conversione dei bond sottoscritti a novembre 2018), per 63 alla Ccb, per 85 in opzione ai soci attuali e per 238,8 al Fitd (garante anche per l’inoptato eventuale degli 85 riservati ai ‘vecchi’ azionisti’). Schema volontario e Fondo interbancario hanno poi dato alla Cassa trentina un’opzione di acquisto sulle proprie quote, esercitabile tra il luglio 2020 e fine 2021. Con una nuova bocciatura in assemblea il rischio è anche quello di una liquidazione coatta, con effetti dirompenti sull’economia dei territorio e ancor prima per i 4mila dipendenti (3.700 attesi a fine anno da piano).

Un miliardo di soldi pubblici per Carige

Lo Schema volontario ha anche messo sul tavolo azioni gratuite per 10 milioni di euro per i soci attuali, che saranno assegnate premiando soprattutto la partecipazione in assemblea. Ma se il piano salta, fa sapere oggi La Stampa, ovvero se la famiglia Malacalza si sfilerà, il destino è segnato. La banca sarà probabilmente liquidata con modalità simili a quelle usate con Veneto banca e Popolare di Vicenza: perdite coperte dal contribuente, immobili e clienti ceduti a un concorrente, forse Unicredit.  Il governo ha già scartato l’ipotesi della nazionalizzazione: sarebbe troppo costosa e contraria alle regole europee.

Il giorno dopo l’ultima Befana – era il 7 gennaio – il governo Conte dovette fare un decreto d’urgenza per introdurre una garanzia pubblica da un miliardo sulle emissioni delle obbligazioni Carige. Ora quel miliardo potrebbe essere messo a disposizione per permettere ad un’altra banca di salvare il concorrente fallito. Secondo quanto raccontano fonti di governo, è quanto ipotizza il numero uno di Unicredit, Jean Pierre Mustier, senza tuttavia aver preso impegni definitivi.

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Il piano per salvare Carige (Il Sole 24 Ore, 12 luglio 2019)

La soluzione alla veneta eviterebbe l’applicazione del cosiddetto «bail-in» e dunque perdite ad obbligazionisti e correntisti con depositi superiori ai centomila euro. Mentre non è possibile evitare il cosiddetto «burden sharing», la regola che impone di azzerare le obbligazioni più rischiose, le subordinate. Conte ha pronta una soluzione per aggirare la regole ed evitare l’azzeramento anche di quelle obbligazioni. I soldi li metterebbero in tre: il fondo interbancario (ovvero le altre banche), il Credito sportivo e il Mediocredito centrale (entrambi pubblici).

Per evitare il peggio ai veneti lo Stato sborsò quasi cinque miliardi di euro, più altri undici in garanzie. Qui il conto sarà di un miliardo. Certo, bisognerebbe anche ricordare che se tutto va bene siamo comunque rovinati, visto che il piano di salvataggio non basterà. Ma questa è un’altra storia. Anzi, è sempre la stessa storia.

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