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Barbara Lezzi spiega perché il M5S ha accettato un bancarottiere nel governo

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Nelle more del caso Siri rimane sempre inevasa la domanda delle domande: ma perché il MoVimento 5 Stelle ha accettato un sottosegretario che ha patteggiato una pena per bancarotta nel Governo che doveva essere del Cambiamento. Oggi Barbara Lezzi, ministra del Sud, risponde alla domanda in un’intervista rilasciata al Messaggero:

Mercoledì ci sarà il consiglio dei ministri su Siri e non avete ancora trovato un’intesa: come finirà? Ci sarà uno scambio con l’Autonomia?
«Nessuno scambio. La vicenda Siri ha rubato fin troppo tempo al dibattito politico. Dobbiamo concentrarci su altro, dove aver già raggiunto ottimi risultati. Se c’è un sottosegretario indagato per fatti gravi, gli auguriamo che vengano smentiti dalla magistratura, deve lasciare come ha detto il premier Conte. Perché i sospetti minano l’azione di governo. Noi siamo il governo degli italiani, non quello di Siri».

Per lei e il M5S il no della Lega alle dimissioni può essere motivo di crisi?
«Sì, io non posso accettare che un sottosegretario indagato per corruzione resti».

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Sapevate del suo patteggiamento per bancarotta ma non fiataste e adesso lo volete fuori: non c’è un peccato di incoerenza?
«Ai tempi della formazione del governo non entrammo nelle loro vicende interne».

Saltato Siri, la storia finirà qui?
«Magari Giorgetti dovrebbe spiegare agli italiani perché con tanti giovani laureati con curricula eccellenti abbia pescato proprio il figlio di Arata».

Quindi all’epoca della formazione del governo la condanna di Siri era una bega interna della Lega. Oggi l’indagine su Siri è un fatto politico. Chiaro, no?

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