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Cosa succede quando un guru del complottismo mondiale incontra la legge

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Se il nome di Alex Jones non vi dice nulla e pensate che InfoWars sia il titolo di un videogame allora significa che godete di ottima salute, almeno per quanto riguarda le vostre frequentazioni su Internet. Alex Jones però è tutt’altro che uno sconosciuto: è uno dei guru del complottismo mondiale, uno che guadagna parecchie centinaia di migliaia di dollari al mese, grande esperto di cospirazioni globali (in primis l’11 settembre), Bilderberg, finti allunaggi sulla Luna, crimini e omicidi commessi dai Clinton e soprattutto false flag.
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Il più grande esperto mondiale di False Flag

Alex Jones è solitamente quello che per primo ci spiega che l’ennesima strage (che sia Sandy Hook o Charlie Hebdo non fa differenza) è il solito false flag messo in piedi dal governo (o dal NWO) per farci credere che esista il pericolo terrorismo. Insomma Jones è l’esperto di riferimento dal quale si abbeverano tutti gli altri indagatori dell’occulto che poi come abili amanuensi propalano le sue bizzarre teorie sull‘immancabile complotto globale ai nostri danni™. Se in questi anni siete venuti – vostro malgrado – in contatto con qualche assurda teoria sul Nuovo Ordine Mondiale e i suoi loschi piani per renderci tutti schiavi è molto probabile che la fonte sia proprio il signor Jones. In altri – come ad esempio la storia del certificato di nascita di Barack Obama – Jones è stato uno dei più attivi divulgatori di queste teorie del complotto. Anche se si considera “buon amico” di Trump che ha giovato degli articoli di InfoWars contro i Clinton e Obama, Jones non ha risparmiato critiche al Presidente come quando lo ha bacchettato per aver creduto alla messinscena del presunto attacco siriano con il Sarin a Khan Shaikhun. Ultimamente Jones è diventato un acceso sostenitore dei populisti europei (in particolare Marine Le Pen) che difendono l’Occidente dall’invasione islamica e un feroce critico del sistema mediatico che combatte le cosiddette fake news  ma che in realtà è al soldo dei potenti della Terra (un nome su tutti: George Soros) per censurare le poche voci libere come la sua.

Per Alex Jones il suo lavoro è tutta una commedia

Alex Jones però, quando non è impegnato a registrare uno dei suoi video-denuncia sul fatto che il governo stia inquinando l’acqua con sostanze chimiche in grado di rendere gay le rane o a postare sul suo sito InfoWars qualche bufala, è un uomo come tutti gli altri, un padre di famiglia con moglie e figli. Ed è qui il problema perché Jones, che vive ad Austin in Texas, ha divorziato dalla moglie Kelly nel 2015 mantenendo per il diritto alla custodia dei figli che infatti vivono con lui. La moglie di Jones ha fatto ricorso davanti al giudice per chiedere l’affidamento dei figli e spiegando che ritiene che i bambini non siano al sicuro con l’ex-marito che proprio in virtù della sua attività di divulgatore di bufale. Secondo Kelly il lavoro di Jones (perché per lui è un vero lavoro e non un hobby) non solo non lo rende un buon padre ma rischia di esporre i tre figli a dei pericoli non necessari. Il quotidiano locale di Austin MyStateman riporta che la battaglia legale tra i due ex coniugi ha coinvolto direttamente il sito e l’attività di Jones. A quanto pare infatti l’avvocato del famoso teorico dei complotti ha intenzione di sostenere una linea difensiva particolare: il Jones che che tutti conosciamo e che i complottisti di mezzo mondo utilizzano come fonte delle loro ricerche e indagini non è il “vero Jones” ma un personaggio che Jones ha costruito e interpreta per il pubblico. Accusare Jones di essere pericoloso per i figli in virtù di quello che fa per vivere sarebbe come accusare Anthony Hopkins di essere un pericolo per i figli perché ha interpretato il ruolo di Hannibal Lecter ne Il silenzio degli innocenti. La causa è ancora in corso e non si sa se il giudice accoglierà le tesi della difesa o dell’accusa (anche perché l’ex-moglie sostanzialmente sta chiedendo più soldi per il mantenimento) ma è divertente che di fronte alla possibilità di perdere la causa la strategia di Jones sia quella di paragonare il suo lavoro a quello di un attore che recita un’opera di finzione letteraria. Non ci pensa a tutti quelli che credono a quello che dice come se fosse la verità? Qualcuno potrebbe suggerirgli un’altra astutissima tecnica di difesa: dire che InfoWars non è il suo blog e qualcuno gliel’ha intestato a sua insaputa.