Politica

Di Battista e il Quirinale “che mente” su Savona, Bagnai e Siri

Oggi Alessandro Di Battista partirà alla volta degli Stati Uniti, per andare a fare – come ha ripetuto spesso – quello che sa fare meglio: lo scrittore, l’autore di inchieste e di reportage. Ieri sera il Dibba si è congedato dal pubblico televisivo italiano dagli studi di Otto e Mezzo, dove ha spiegato che tornerà in Italia per candidarsi alle prossime elezioni. Siamo sicuri che anche se non ha preso parte alle Parlamentarie per lui un posto in lista lo si troverà in ogni caso.

Alessandro Di Battista: «Il Quirinale mente»

Ieri però il compito di Di Battista era un altro: difendere il Capo Politico del suo partito dalle accuse che gli stanno piovendo addosso. Quelle di chi ritiene che Luigi Di Maio si sia fatto usare dalla Lega e da Matteo Salvini. E quella, ben più circostanziata, del Quirinale che in una nota pubblicata ieri dopo le dichiarazioni di Di Maio a Pomeriggio 5 ha fatto sapere che «Non risponde a verità la circostanza, riferita dall’on. Luigi Di Maio a Pomeriggio 5, che al presidente della Repubblica siano stati fatti i nomi di Bagnai e Siri come ministri dell’Economia». Il MoVimento 5 Stelle ha tirato fuori la faccia da guerra. Di Maio su Facebook ha chiamato tutti gli iscritti e gli attivisti alla mobilitazione.

Di Battista se possibile ci è andato giù ancora più duro. Ieri sera da Lilli Gruber ha detto chiaramente che il Quirinale mente e che ha mentito sulla circostanza dei nomi alternativi proposti da Di Maio al Capo dello Stato. «Non è vero  – ha detto l’ex deputato 5 Stelle – che la questione è Paolo Savona in sé come nome io mi prendo le responsabilità di quello che dico perché ieri ho visto Luigi Di Maio e la prima cosa che mi ha detto è stata la seguente “Ho sentito Salvini e con Salvini abbiamo concordato anche l’ipotesi di avanzare, durante  un incontro informale con il Presidente Mattarella altri nomi” e i due nomi che sono stati avanzati sono quelli del Prof. Bagnai e di Siri tutti esponenti leghisti». Per Di Battista quindi è evidente: «Il Quirinale ha smentito e per quanto mi riguarda il Quirinale rispetto a questa circostanza, mente. Perché credo fermamente in quello che mi ha detto Luigi Di Maio».

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Ieri da Barbara D’Urso Di Maio aveva dichiarato «Io personalmente avevo fatto arrivare dei nomi alternativi a Savona, per esempio nomi come Bagnai, come Siri. Erano persone della Lega non erano neanche dei miei. ma non andavano bene perché nel loro passato avevano espresso posizioni critiche sull’Europa e mi è stato detto non vanno bene perché le agenzie di rating europee, perché le banche europee e la Germania non li gradisce». Le versioni di Di Maio e Di Battista coincidono. Ed a questo punto diventa fondamentale quella di Salvini, che secondo il Dibba aveva concordato con Di Maio di proporre i nomi di Bagnai e Siri. Subito dopo l’intervista al leader pentastellato, sempre dalla D’Urso Matteo Salvini ha commentato la smentita del Quirinale «non lo so, non c’ero, tra Di Maio e Mattarella io non c’ero, non ero nascosto sotto il tavolo». Salvini non era al Quirinale quindi non sa cosa si sono detti Mattarella e Di Maio. Però al tempo stesso il Segretario della Lega non dice di essersi accordato con il Capo Politico del M5S su Bagnai e Siri cosa che avrebbe potuto dire senza smentire il Quirinale. A margine bisogna ricordare a Di Battista e Di Maio che Siri, che ha patteggiato una condanna per bancarotta fraudolenta,  non sarebbe  certo stata una scelta appropriata per il MEF e stupisce che sia stato proprio il M5S a proporre quel nome.

La versione di Giancarlo Giorgetti a Bersaglio Mobile

Certo, è anche possibile che Salvini abbia scelto di tacere sulla circostanza dello colloqui privato con Di Maio proprio per mettere in difficoltà il MoVimento 5 Stelle e mandarlo allo sbaraglio. Maggiore chiarezza i riesce a farla confrontando queste dichiarazioni con quelle fatte da Giancarlo Giorgetti a Bersaglio Mobile. Il numero due della Lega ha spiegato che «Paolo Savona era il perno su cui si costruiva l’alleanza di governo 5 Stelle-Lega e interpretava la visione dell’Europa e di conseguenza la possibilità di declinarla nella politica italiana di questi due movimenti politici. Venendo meno il perno, cioè il DNA di questa alleanza cadeva tutto il costrutto». Insomma sembra di capire che per la Lega non ci fossero possibili nomi alternativi perché Savona era il punto focale dell’alleanza. Di conseguenza per la Lega non aveva senso avanzare altre proposte per il ruolo di Ministro dell’Economia.

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Giorgetti – che è stato colui che ha individuato il nome di Savona e lo ha proposto ai due leader – non nomina mai né Siri né Bagnai. E nemmeno conferma l’ipotesi che il suo nome possa essere stato quello proposto dal Colle come sostituto di Savona. Giorgetti – che oggi racconta che la Lega non vuole uscire dall’euro – dice di non aver sentito Mattarella. Però fa ben capire che non spettava a lui a decidere se accettare o meno, ma al Segretario del partito (ovvero Salvini). Alla precisa domanda di Mentana se l’altro giorno avesse quindi chiamato Salvini per chiedergli se accettare la proposta o meno Giorgetti si è limitato a dire «Questo l’ha detto lei» ma non smentisce la ricostruzione fatta dal direttore del Tg de La7.

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Poco prima Di Battista aveva detto che Di Maio gli aveva riferito «che in una conversazione privata con Giorgetti e con Salvini lo stesso Giorgetti ha dichiarato “non reputo di essere la persona adeguata per andare in Europa e trattare nell’interesse del popolo italiano”». Secondo Giorgetti però quella conversazione sarebbe avvenuta prima del coinvolgimento di Savona: «nel momento in cui si discuteva del governo io ho fatto un identikit secondo me di chi doveva andare a fare il ministro dell’economia. Quell’identikit portava su una persona di esperienza, conosciuta nel modo economico e finanziario internazionale e che condivideva questa visione del mondo e dell’Europa di 5 Stelle e Lega. Questa figura evidentemente non poteva essere quella del sottoscritto che magari a livello nazionale è conosciuta e magari stimata ma che a mio giudizio non è adeguatamente conosciuta a livello internazionale e non ha l’outstanding del professor Paolo Savona». A questo punto la vicenda si fa poco chiara. Anche se Giorgetti si era tolto dai giochi prima che venisse individuata la figura di Savona questo non significa che il Quirinale non possa aver cercato la carta della mediazione proponendo il vicesegretario della Lega. Ma come detto per la Lega il problema non si poneva nemmeno: o Savona o niente. E così Di Maio e Di Battista sono rimasti col cerino in mano.

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