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A che punto è la Crisi di Ferragosto

giuseppe conte salvini di maio

Il governo Conte cade? Arrivano i colonnelli? L’esecutivo rimane in piedi e tutto finisce a tarallucci e vino? Arriva l’accordo tra Partito Democratico e MoVimento 5 Stelle? Arrivati a questo punto è necessario fare un piccolo riassunto delle puntate deficienti e disegnare gli scenari prossimi della Crisi di Ferragosto aperta da Matteo Salvini e da lui quasi chiusa ieri con una proposta che ha sparigliato.

A che punto è la Crisi di Ferragosto

Si parte necessariamente da ieri pomeriggio in Senato, quando Matteo Salvini, su suggerimento di Calderoli, ha sparigliato proponendo al MoVimento 5 Stelle una via inedita alle urne: citando in modo sbagliato l’articolo 4 della legge sul taglio dei parlamentari ma azzeccando il senso della proposta, il Capitano ha detto ai grillini di votare il taglio dei parlamentari e andare subito dopo a votare, sfruttando i tempi tecnici della legge che prevede, prima della sua entrata in vigore, un referendum confermativo e altri due mesi di attesa.

        • L’idea di Salvini è quindi: dare l’ok alla riforma del taglio dei parlamentari e andare subito dopo a votare, causando così per effetto delle urne un ritardo di cinque anni (nel caso la prossima legislatura vada a scadenza) nell’entrata in vigore della riforma, esattamente come successe per la riforma della devolution che poi venne bocciata nel referendum confermativo
        • Di Maio ha risposto accettando la proposta di Salvini e rilanciando con la richiesta del taglio degli stipendi dei parlamentari, che invece si può fare più velocemente e consentirebbe al MoVimento 5 Stelle di portarsi comunque un trofeo di quelli che piacciono alla gggente in campagna elettorale
        • Poi Di Maio ci ha parzialmente ripensato e ieri sera ha detto che se Salvini prosegue con l’ideona della sfiducia a Conte “incarta” l’attività parlamentare e rende impossibile il voto sul taglio dei parlamentari

        di maio salvini crisi

            • Ma Salvini in un’intervista rilasciata oggi al Corriere della Sera ha già risolto il problema, visto che ha fatto capire che la Lega ritirerà la sfiducia a Conte per ripresentarla dopo il voto oppure chiederà al M5S di calendarizzarla successivamente:

              Il capogruppo stellato Stefano Patuanelli dice che il taglio è possibile solo «se non viene votata la sfiducia, quindi ci aspettiamo che sia revocata». «Ma che le devo dire? Quel che ho già detto: non siamo al mercato del pesce. Forse che loro hanno cancellato tutti i no degli ultimi mesi? Comunque, io ho preso tali e quali le parole di Di Maio di cinque giorni fa: diceva testuale che dopo il taglio delle Camere si poteva andare a elezioni. Ma se è dopo, significa che prima voti quello, e poi si apre la crisi».

            • Intanto però sembra che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella dica no al rinvio per cinque anni dell’entrata in vigore della legge sul taglio dei parlamentari; ma sarà vero? Dopo il sì al decreto sicurezza bis, il Quirinale si mette di traverso sul taglio dei parlamentari?

Gli scenari possibili per la chiusura della crisi

Gli scenari possibili a questo punto sono essenzialmente quattro, come li riassume Repubblica. Il primo prevede che la Lega ritiri la sfiducia a Giuseppe Conte che così se la caverebbe ancora. Si ricomincia a votare insieme, si ricomincia a governare insieme e poi l’appetito vien mangiando. Può altrimenti nascere un governo di scopo per le riforme: Conte cade, il Colle affida la gestione della riforma costituzionale a un nuovo esecutivo, magari di taglio più tecnico-istituzionale, che vari il taglio dei parlamentari, la legge di bilancio e accompagni il Paese al voto con una nuova legge elettorale. Problema enorme: su quale maggioranza può poggiare un esecutivo del genere? Realisticamente, solo su un nuovo improbabile asse M5S-Lega. Difficile coinvolgere altre forze per dare un taglio più “tecnico”.

scenari possibili

Il terzo scenario è l’apertura a un governo PD-M5S: la sfiducia della Lega a Conte fa decadere la possibilità di votare alla Camera il taglio dei parlamentari. La parola passa al Colle, che dopo le consultazioni potrebbe provare a ripartire dalla maggioranza che ieri al Senato ha votato insieme sull’agenda dei lavori parlamentari: Pd, Leu, M5S. La trattativa non si è mai interrotta e punterebbe a un patto di legislatura. Ma i fatti di ieri certo non aiutano la già non facile chiusura di una intesa. Il quarto scenario: il Quirinale chiude le consultazioni senza trovare nessuna nuova possibile maggioranza, né per un governo di scopo a tempo né per un esecutivo politico che provi ad arrivare alla fine della legislatura. Diventa inevitabile il ritorno alle urne che, a meno di complicazioni nella fase delle consultazioni, dovrebbero cadere nella seconda metà di ottobre, appena in tempo per permettere al nuovo governo di affrontare la legge di bilancio.

L’ago della bilancia è il M5S

Per la risoluzione della vicenda va tenuto conto il fatto che adesso l’ago della bilancia è il MoVimento 5 Stelle, che ha argomenti per dire sì e argomenti per dire no a Salvini. Può dire che il piano è ok, e gli conviene perché manterrebbero anche i grillini la possibilità di eleggere un migliaio (scarso) di parlamentari invece che seicento. Può dire che il piano non gli piace perché presuppone il rinvio di ciò che dovrebbe entrare in vigore subito e però così si lascerebbe aperta una sola strada: quella dell’alleanza con il Partito Democratico per un governo di scopo che porti alle elezioni.

Max e Moritz salvini di maio
fonte

Al M5S invece conviene in questo momento aprire una politica dei due forni: tenere in caldo l’accordo con il PD – che evidentemente Salvini, al di là delle sbruffonate, teme perché altrimenti ieri non avrebbe offerto la pace al M5S – e intanto costringere la Lega a rimangiarsi la sfiducia e a tenere in piedi Conte per altro tempo. Con questo scenario il M5S ha aperte due strade:

  • Andare all’accordo con il Partito Democratico, fare un altro governo e scongiurare le elezioni, probabilmente tenendo le poltrone dei parlamentari (il che è già qualcosa) ma scordandosi quelle da ministro
  • Lasciare che le acque si raffreddino e continuare con l’alleanza con la Lega, attendendo che Salvini si rimangi le elezioni e la crisi: strada più difficile e impervia, ma visto che Salvini si rimangia tutto quello che vuole – tanto nessuno gliene chiede conto: ieri ha perculato Fratelli d’Italia e Forza Italia prospettando l’alleanza alle elezioni e poi li ha mollati disegnando una strategia solitaria per la Lega che ha reso inutile la loro presenza in Aula – non disperando sulla possibilità di siglare una pace armata e andare avanti un altro po’.

La partita è attualmente questa. Come finirà, lo scopriremo solo vivendo.

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