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Mattarella ferma il piano di Salvini?

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Sergio Mattarella ferma il piano di Matteo Salvini? Ieri il leader della Lega ha sparigliato in Senato proponendo un patto al MoVimento 5 Stelle che prevede il voto subito dopo il taglio dei parlamentari secondo un calendario che posticiperebbe l’entrata in vigore della riforma alla prossima legislatura, ovvero entro i prossimi cinque anni se la prossima legislatura andrà a scadenza. Ma, scrivono oggi molti giornali tra cui Repubblica, il presidente della Repubblica non è per niente d’accordo:

Per questo il colpo di teatro con cui Matteo Salvini ha annunciato la disponibilità a votare quella riforma, sostenendo che poi si potrebbe andare subito alle urne ha lasciato decisamente sorpreso Sergio Mattarella. E non certo in positivo. Non solo perché il Quirinale non era stato avvertito, ma soprattutto perché la strada indicata dalla Lega resta improponibile, una forzatura non accettabile.

Le ragioni della posizione del Colle sono molteplici. Prima di tutto l’articolo 138 della Carta prevede che se una riforma costituzionale viene approvata senza una maggioranza dei due terzi in entrambe i rami del Parlamento, entro tre mesi un quinto dei deputati o dei senatori, o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali possono chiedere il referendum confermativo. È evidente che se si sciogliessero le Camere i parlamentari decadrebbero e verrebbe leso il loro diritto di chiedere la consultazione.

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E non vale neanche il precedente che il leghista Roberto Calderoli ha suggerito a Salvini per sostenere la sua tesi. Si tratta della riforma costituzionale approvata il 16 novembre del 2005, la cosiddetta “devolution” voluta dal centrodestra e sul la quale si tenne un referendum confermativo alla fine del giugno del 2006 (che la bocciò). In mezzo, nell’aprile del 2006, ci furono le elezioni politiche, dunque si era passati ad un’altra legislatura. Ma intanto i parlamentari avevano avuto a disposizione i tre mesi di tempo per chiedere la consultazione.

Un taglio comporta necessariamente anche una ridefinizione dei collegi elettorali, operazione per la quale servono almeno due mesi. Ecco che si arriva così a 5-6 mesi se tutto va bene. Senza contare che la nuova configurazione del Parlamento potrebbe rendere incostituzionale l’attuale legge elettorale (come già molti esperti ritengono) e ciò vorrebbe dire dover mettere mano al cosiddetto Rosatellum.

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