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Belen Rodriguez e la bufala della Vitamina C che protegge dal Coronavirus

La Vitamina C è da sempre oggetto di una serie interminabile di bufale a carattere pseudoscientifico. Non poteva mancare l’audio WhatsApp – diffuso tra gli altri anche da Belen Rodriguez – che “informa” della sua utilità nel prevenire e addirittura curare il coronavirus. Peccato che sia tutto falso

«Hanno appurato e accertato che la somministrazione di Vitamina C sui pazienti affetti da coronavirus è fondamentale e sta favorendo la guarigione. Quindi è auspicabile l’assunzione di vitamina C anche a scopo preventivo: bambini adulti e soprattutto anziani». Questo il contenuto di un messaggio che circola su WhatsApp e che è stato condiviso, tra gli altri, anche da Belen Rodriguez in una serie di stories su Instagram.

Perché la vitamina C non serve contro il coronavirus

Si tratta ovviamente di una bufala, perché allo stato attuale nessuno ha “appurato e accertato” che la Vitamina C è “fondamentale” per far guarire i pazienti affetti da Covid-19 (anzi: le cure sono ben altre). Ma l’autrice dell’audio – per rendere più credibile ciò che dice – afferma che il presunto aggiornamento sanitario arriva direttamente da tre ospedali lombardi: il Sacco, il San Gerardo di Monza e il Policlinico. Peccato che all’AdnKronos Andrea Gori, direttore Malattie infettive del Policlinico di Milano abbia dichiarato che non esiste «nessuna vitamina C, nessuna terapia con integratori. In questo momento non esiste una profilassi efficace per il coronavirus».

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Quindi non solo la Vitamina C non viene adoperata come cura miracolosa ma nemmeno avrebbe una qualche funzione di prevenzione o di rafforzamento del sistema immunitario contro il coronavirus. Che naturalmente è diverso dal dire che la frutta non fa bene o che non bisogna bere spremute. La frutta fa bene e se vi piacciono le spremute bevetele pure. Solo non pensate che questo sia sufficiente per proteggervi dal coronavirus, perché non lo è.

Perché le bufale sul coronavirus fanno male

Gli unici comportamenti utili ad evitare l’infezione sono quelli che tutti sappiamo: evitare i luoghi affollati, lavarsi bene le mani, evitare di stare troppo vicini alle persone e limitare quanto più possibile gli spostamenti. E c’è un altro consiglio, quello che dà il professor Dario Bressanini che su Twitter scrive: «TOGLIETEVI DAI CAZZO DI GRUPPI WHATSAPP. Diffondono disinformazione a velocità superiore a quella del virus». Bressanini ha annunciato di  aver segnalato su Instagram il profilo di Belen che l’ha diffuso perché, come ha dichiarato al Fatto Quotidiano «da grandi poteri derivano grandi responsabilità. Se hai milioni di persone che ti seguono non ti devi permettere di postare ‘ad minchiam’ su vitamina C e altre cose false in questo momento».

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Ma Belen non è l’unica. Prima di lei a Non è l’Arena Adriano Panzironi aveva sostenuto l’efficacia della Vitamina C invitando lo Stato a distribuirla gratuitamente contro il coronavirus. La butta sull’ironia il dottor Salvo Di Grazia (MedBunker) che scrive che la Vitamina C non serve per rafforzare le difese immunitarie ma «per pensare di “fare qualcosa”. Calma un po’ l’ansia ma non fa niente altro».

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Non è del resto la prima volta che la Vitamina C viene indicata come panacea per curare malattie terribili. Prima del Covid-19 era toccato a tumori e leucemie essere oggetto di fake news simili. Come scrive sempre Di Grazia su Twitter «non ci sono cure o rimedi o medicine che curano o prevengono la CoviD-19». E allora che male fanno queste bufale? Come tutte le bufale a carattere pseudomedico e pseudoscientifico rischiano di generare un falso senso di sicurezza. Cosa succederebbe se una persona – convinta di essere “protetta” dalla Vitamina C – si esponesse a comportamenti a rischio contagio coronavirus?

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