Politica

Veronica Mammì: la moglie del consigliere Stefàno promossa assessora a Roma

Sergio Rizzo su Repubblica all’attacco della nomina di Veronica Mammì: “Ormai quel Movimento nato per scardinare la vecchia politica ha allentato i freni inibitori e veleggia verso gli accoglienti porti della prima o seconda repubblica”

veronica mammì enrico stefano federica daga parentopoli - 1

Sergio Rizzo su Repubblica Roma oggi va all’attacco della Giunta Raggi dopo il maxirimpasto di ieri che ha segnato l’entrata di tre nuovi assessori e lo spostamento di Linda Meleo dai trasporti ai Lavori Pubblici. Rizzo si concentra sull'”ineleganza” dell’incarico a Veronica Mammì, moglie del consigliere ed ex presidente della Commissione Trasporti Enrico Stefàno:

Ma è difficile non considerare figura politica anche Veronica Mammì, promossa dall’incarico di assessora municipale alle Politiche sociali a quello ben più importante di assessora comunale per la stessa materia. È infatti una militante del M5S, consigliera eletta al municipio VI (Casilino). Senza considerare che si tratta della moglie di Enrico Stefàno, influente consigliere già presidente della commissione Trasporti, poi vicepresidente vicario del consiglio comunale e ora in procinto di rientrare nel pesantissimo ruolo di controllore politico dell’Atac: non è un mistero che negli ultimi tempi abbia dato segni di una certa insoddisfazione.

In virtù del rapporto di coniugio, quando la signora Stefàno venne nominata assessora al municipio VII (Tuscolano e Cinecittà) non le furono risparmiate le critiche. Sdegnosamente respinte al mittente dalla presidente municipale grillina Monica Lozzi: “L’ho scelta in base alle competenze”. Motivazione che di sicuro varrà anche per questa promozione, e che il curriculum non smentisce.

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Ora, c’è da dire che dopo questa scelta (e lo spostamento di Pietro Calabrese all’assessorato) è impossibile per Stefàno tornare a fare il presidente di Commissione, visto che ciò costituirebbe un conflitto d’interessi. Ma Rizzo si concentra su altro:

Ma mettere a fare l’assessore la consorte di un importante consigliere comunale, considerando per giunta che l’assemblea dovrebbe controllare l’operato della giunta, non è davvero il massimo dell’eleganza. Anche perché ci avevano promesso tutto un altro film, e cioè che gli incarichi sarebbero stati individuati sulla base di rigorose selezioni pubbliche oltre che sul merito. Non che la promessa sia stata mai rispettata, sia chiaro. Ma qui il tradizionale intuitu personae con cui i partiti hanno sempre fatto le nomine è pure impreziosito da un’aria di famiglia poco opportuna.

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