Opinioni

To tax or not to tax, that is the question

La manovra economica che verrà da una parte è facilissima (dobbiamo adeguarci a ciò che è stato stabilito a Bruxelles) dall’altra è impegnativa, perché non aggiustarla alle peculiarità italiane potrebbe essere disastroso per l’Economia. Come già successo quando fu introdotto l’Euro ma non furono avviate le necessarie riforme infrastrutturali. Infatti aver aderito all’Euro fra le nazioni fondatrici della moneta unica è stata sicuramente un’ottima cosa, ma non aver tenuto conto delle dinamiche tipiche dell’Economia Italiana è stato un disastro da cui stiamo iniziando a recuperare adesso (bassa crescita del PIL, bassi salari, conti pubblici fuori controllo, alta disoccupazione). La Storia non ci ha proprio insegnato nulla. La stessa cosa era capitata con l’annessione del Sud durante l’Unità d’Italia. Non era stato tenuto in giusto conto la diversità economica e culturale delle varie regioni e un adeguamento forzato ai paradigmi piemontesi si rdimostrò un disastro. Come potevano, ad esempio, gli abitanti dell’Aspromonte (allora ancora immersi in una struttura sociale medioevale basata sulla servitù della gleba) adeguarsi all’istante alla rivoluzione industriale che aveva iniziato a prendere corpo nel Nord Italia? Potevano essere soggetti alle stesse leggi e alle stesse tasse? In altre parti del Mondo si è tenuto nel giusto conto delle differenze economiche-storiche- culturali. Ad esempio metà del territorio dell’Ecuador consiste in giungla amazzonica dove vivono ancora tribù selvagge. Qualche anno fa ci fu uno scontro fra tribù con qualche decina di morti. Gli “uccisori” dovevano essere punti per aver commesso omicidio o dovevano essere considerati come guerrieri e quindi non perseguiti dalla legge? IL Governo Ecuadoregno, giustamente secondo me, scelse questa seconda strada.

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Adesso si vedono timidi segnali di ripresa. E una manovra sbagliata potrebbe ricacciarci in recessione/stagnazione. Son stato la scorsa settimana a Catania. Piena di bed & breakfast (magari non sempre tutti all’altezza, il mio dottorando ha condiviso la stanza con blatte e scarafaggi) e di localini. Tutte attività fragili economicamente, probabilmente per sopravvivere non rispettano la legge (pagamenti in nero, niente DURC), ma è molto importante che ci siano (dove prima c’era il niente e la disoccupazione) e devono essere incoraggiate e non represse. Magari istituendo un’area di no tax o low flat tax. Il Meridione, per il suo clima e per le sue bellezze, potrebbe essere inoltre l’Eden per i pensionati dell’Europa del Nord. Ma ciò dovrebbe essere incentivato da leggi specifiche (flat tax al 15-20% per i pensionati?). Come ha fatto il Portogallo tra l’altro… Ieri sera nel Cilento. Un pirotecnico visionario, appassionato di elicotteri, ha fondato una ditta di elicotteri che è un gioiellino. Investe tantissimo in ricerca ed innovazione perché è l’unico modo per sopravvivere in un mercato in rapidissima evoluzione. Mi ha raccontato a cena di avere difficoltà ad accedere agli aiuti che lo stato dà per le imprese che investono in R&S a causa delle difficoltà burocratiche. La sera ho dormito in un antico casale di caccia a Paestum, proprio di fronte ai magnifici templi. L’aveva fatta costruire a fine 800 il Duca Marigliano. La struttura era in rovina. Una famiglia locale ha accettato la sfida e ha ripristinato il casale nell’antico splendore. I proprietari mi hanno raccontato di una lunga odissea (durata tre anni) per avere le autorizzazioni necessarie e che non sono riusciti ad accedere a nessun fondo per finanziare la loro opera (a mio parere estremamente meritoria). L’altro ieri sera sono stato a cena con un mio ex-studente d’informatica. Si è laureato 10 anni fa. Ha messo su un’aziendina d’informatica con lui unico dipendente assunto a tempo fisso e una ventina di collaboratori (con le leggi che ci sono in Italia, se è possibile, un imprenditore evita di assumere a tempo indeterminato..). I collaboratori sono pagati a seconda della loro professionalità (il più bravo fattura 10 Euro al minuto, quindi mica poco..). Le cose vanno abbastanza bene, ma non ci sono incentivi a crescere, ad uscire dalla dimensione d’impresa con un unico dipendente. E così a sua azienda non crescerà mai, non metterà mai delle radici che le possano permettere di sopravvivere al suo fondatore.

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Adesso l’Europa parla di tasse sulla casa, di tasse di successione e di lotta al contante. Però se le regole Europee le dovessimo applicare sic et simpliciter, sarebbero probabilmente un disastro. Abbiamo troppe tasse sul lavoro, stipendi troppo bassi (soprattutto per i lavoratori maggiormente qualificati e questo incentiva il loro esodo verso paesi stranieri ), lavoratori troppo poco tutelati e regole troppo rigide nel mondo del lavoro, una Università troppo avulsa dal sistema produttivo, etc etc.. Le regole Europee dovrebbero essere calate nel sistema Italia con un adeguata fase di transizione. Ma abbiamo un management nazionale capace di fare ciò? Capace di avere una visione tale da difendere gli interessi nazionali? Due settimane fa, assieme ad alcuni colleghi, di rientro da Bruxelles, ci siamo imbattuti nella Camusso. Chissà perché , dopo averla incontrata, abbiamo iniziato a parlare della Fattoria degli Animali di Orwell. Ci è venuta in mente la parabola dei maiali, che dopo essere stati i leader della protesta contro l’inetto e cattivo fattore Joe, finiscono per diventare sempre più lontani dagli altri animali ed essere sempre più simili al vecchio fattore. Ora nessuno di noi ha attribuito il distacco progressivo fra i sindacati e il mondo dei lavoratori alla malafede dei sindacalisti Sentendo parlare la Camusso si capisce chiaramente che crede in quello che fa. Si è pensato ad un eccessivo attaccamento a vecchi paradigmi non più attuali. In questa società liquida non c’è bisogno di assistenzialismo o di nuove tasse. C’è un disperato bisogno bisogno che venga incentivata la voglia di fare. Quanto meno che non siano messi i bastoni fra le ruote da parte di un’ottusa burocrazia, spesse volte fine a se stessa. Ci sono tanti giovani che vogliono dare il loro contributo a far crescere il Paese. Non spingiamoli ad emigrare.

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Vincenzo Vespri

Vincenzo Vespri è professore di matematica all’Università degli Studi di Firenze Oltre ad essere un professore universitario di Matematica che vede con sgomento l'università italiana andare sempre più alla deriva, sono anche un valutatore di progetti scientifici ed industriali (sia a livello italiano che europeo). Vedere nuove idee, vedere imprese che nascono, vedere giovani imprenditori che per realizzare le proprie idee combattono fatiche di Sisifo contro il sistema paleo-burocratico e sclerotizzato, è un' esperienza tipo Blade Runner: " Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser".