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Terremoto, ci sarà la Grande Scossa?

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«Le scosse di terremoto di sabato sera sono legate a quelle de L’Aquila del 2009. Sono la dimostrazione che il volume crostale deve ancora trovare un proprio equilibrio in quell’area e che c’è dell’energia da liberare ma non sappiamo se, dove o quando lo farà». Il Messaggero oggi pubblica l’opinione di Carlo Doglioni, presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia che monitora l’attività sismica lungo tutta la Penisola per parlare delle scosse che in questi giorni stanno terrorizzando l’Italia: l’ultima è quella di stanotte a Firenze. I due episodi sismici che hanno fatto ripiombare nel terrore i cittadini abruzzesi attorno all’epicentro di Barete, a 17 km da L’Aquila, «sono normali in quell’area». «Tutto l’Appennino – continua è una catena fortemente sismica», ma anche Roma «è circondata da un’area attiva» e ha «una sismicità naturale».

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Terremoto, le scosse delle ultime settimane (Il Messaggero, 9 dicembre 2019)

Il 7 dicembre scorso il vulcanologo dell’INGV di Catania Mario Mattia aveva spiegato: “L’eventualità che un giorno arrivi il ‘big one’? La risposta è: potrebbe arrivare. Non si può escludere. Non c’è dubbio che ci sarà un terremoto catastrofico simile a quello del 1693 ma è ovvio che non possiamo dire quando si verificherà. Catania è stata distrutta nel 1189, è stata rasa al suolo nel 1693 e siccome non è cambiata la geologia della zona, che è sempre quella, così come gli sforzi a cui sono soggette le faglie, è realistico ed ovvio pensare che altri eventi sismici importanti si verificheranno”. Intervistato dall’Adnkronos, ha aggiunto come “l’ultimo evento sismico del 1990 che purtroppo causò tredici vittime nella zona di Carlentini è solo un esempio di ciò che può succedere e fu, anzi, un terremoto relativamente piccolo che in altre parti del mondo non avrebbe creato danni”. “Pensate – ha evidenziato il vulcanologo- ad un terremoto di 7.5, come quello che è stato stimato del 1693, che tipo di danni potrebbe fare in una città estremamente vulnerabile come Catania. Ma lo stesso discorso – ha evidenziato Mattia- vale pure per Ragusa e Siracusa e le loro province che negli anni hanno edificato in modo dissennato”.

Terremoto a Firenze 9 dicembre 2019 2
“Quindi- ha ribadito- il ‘big one’ ci sarà ma non è prevedibile sapere quando. Se parliamo poi di vulcani- ha continuato Mattia- e di grosse eruzioni anche quelle potranno verificarsi in futuro. E il destino di chi vive in queste zone particolari della terra come la Sicilia, la California, alcune zone del Giappone. Convivere, insomma, con questo rischio”. Secondo il vulcanologo dell’Ingv, “purtroppo occorre dire che l’impatto di forti terremoti nella realtà siciliana e catanese in particolare sarebbe devastante”. Mario Mattia, parlando di impatto ambientale rispetto al rischio eruzioni sull’Etna ha sottolineato come “purtroppo si tende a costruire in zone a forte rischio di invasione lavica per scelte politiche a volte scellerate nel corso del tempo. Per citarne una su tutte -ha ricordato- negli anni ’50 un sindaco di Catania venne accolto tra ali di folla perché a Roma riuscì ad ottenere la declassificazione sismica del capoluogo etneo. Dando così la possibilità di sviluppare in modo importante l’attività edilizia a Catania, ma senza nessun rispetto di criteri antisismici. E questo fa sì che grossi pezzi della città siano vulnerabili”. Infine, in merito allo stato di salute del vulcano, Mario Mattia ha detto che “l’Etna, da vulcano attivo, è in una fase abbastanza attiva. I catanesi noteranno questo degassamento da tutti i crateri che significa come il magma sia a livelli molto superficiali. Nessun allarmismo – ha concluso- ma questo fa riflettere su come nei prossimi mesi o anni, ci sarà una eruzione di cui non possiamo prevedere l’entità”.

mappa sismica di roma
La mappa sismica di Roma (Il Messaggero, 9 novembre 2019)

E Roma? La città, spiega ancora il Messaggero, è quasi circondata da un’area particolarmente attiva ad est e a sud-est. In pratica attorno alla Capitale c’è una sismicità naturale che è nota da tempo, al punto che qualche anno fa c’è stato un terremoto con epicentro nella zona di Castel Sant’Angelo. «Però per quanto ne sappiamo – spiega il presidente dell’INGV – i volumi determinati dalla lunghezza della faglia che si sviluppa in quell’area, possono liberare solo magnitudo piuttosto basse». Per cui ci potrebbero essere delle scosse con episodi  dalla forza non troppo elevata. E il Big One? «In realtà ogni sisma ha delle caratteristiche tettoniche e una magnitudo da sviluppare: in California ad esempio, non può esserci un terremoto forte come nel 1960 in Cile con una magnitudo da 9,5». A spiegarlo è Carlo Doglioni, presidentedell’INGV. «Così come in Italia non può esserci una scossa superiore a 7,5».

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