Economia

Il taglio del cuneo fiscale per i contratti a tempo indeterminato

Un taglio selettivo di 5-10 punti del cuneo fiscale finalizzato a favorire i contratti a tempo indeterminato e destinato alle sole aziende attive nell’innovazione tecnologica, le cosiddette imprese 4.0. E’ l’ipotesi tecnica per ridurre la differenza tra il salario lordo che pagano le imprese e il netto che finisce in tasca al lavoratore che si starebbe valutando al ministero del Lavoro in vista della prossima manovra e che viene anticipata oggi dal Sole 24 Ore.

Il taglio del cuneo fiscale per i contratti a tempo indeterminato

Sulla proposta punterebbe in particolare il vicepremier Luigi Di Maio che già a luglio aveva annunciato un pacchetto di misure in questa direzione, con l’obiettivo di aiutare i settore in grado di avere ripercussioni positive sull’economia. Il piano potrebbe prevedere, tra le varie proposte ”subordinate”, anche un intervento di revisione tariffaria dell’Inail che avrebbe l’effetto immediato di irrobustire il taglio del costo del lavoro di alcuni milioni. Secondo l’ipotesi riportata dal Sole 24 Ore, si potrebbe partire da un taglio di cinque punti del cuneo fiscale per poi salire fino a 10 punti se nella prossima manovra la dote a disposizione raggiungesse gli 1,5 miliardi. Il progetto – spiega lo stesso quotidiano – sarebbe in attesa del confronto sulle reali compatibilità economiche con il ministero dell’Economia, un confronto previsto già in settimana. L’idea di limitare l’alleggerimento alle sole imprese con vocazione 4.0 sarebbe legata proprio alla volontà di limitare l’impatto sui conti pubblici dell’intervento.

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Il sistema tributario italiano (Il Messaggero, 18 aprile 2017)

Il quotidiano racconta anche che nei dossier tecnici che torneranno a essere esaminati dopo la pausa estiva ci sono anche Flat tax, reddito di cittadinanza e ripristino della Cigs per cessazione d’attività, pensioni con quota 100 modulabile per la gestione degli esuberi e il ricambio generazionale (si veda Il Sole 24 Ore di giovedì scorso). Da sciogliere c’è poi il nodo del piano per la messa in sicurezza di infrastrutture, invasi e forse scuole. Un maxi-intervento che il Governo vorrebbe realizzare al di fuori dei vincoli Ue oppure estendendo i nuovi spazi di flessibilità che il ministro Giovanni Tria sta trattando con Bruxelles. Sulle infrastrutture Tria, in procinto di partire per la Cina, resta prudente dando la priorità all’utilizzo dei circa 150 miliardi per 15 anni già in bilancio. La vera partita per il Mef, al netto della questione-spread, è sulla flessibilità per la manovra. L’obiettivo sarebbe quello di ottenere un margine dai 10 ai 12 miliardi rallentando il percorso per la riduzione del deficit strutturale. Una dote che verrebbe utilizzata per disinnescare le clausole Iva (oltre 12,4 miliardi). E di questo si parlerà all’Eurogruppo e all’Ecofin del 7-8 settembre.

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