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A una settimana dalle dimissioni di Draghi chi ci ha perso (e chi guadagnato) in consensi elettorali

I partiti della maggioranza che hanno sfiduciato il governo Draghi in Senato perdono consensi, ne guadagnano i due più quotati: Pd e Fratelli d’Italia

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Da quando i partiti hanno di fronte agli occhi una data delle elezioni, il 25 settembre, la prima supermedia Agi-Youtrend fotografa le varie forze politiche ai nastri di partenza della campagna elettorale. Rispetto a due settimane fa i due partiti in testa, Fratelli d’Italia e il Pd, hanno guadagnato circa un punto percentuale. Contestualmente hanno perso consenso quelli che sono stati considerati gli “attori” principali della caduta del governo: Lega, Movimento 5 Stelle e Forza Italia, il trittico che in Senato ha fatto mancare la fiducia a Draghi. Giorgia Meloni nello specifico guadagna un +0,9% e porta Fratelli d’Italia al 23,3% nelle preferenze degli elettori, staccando di mezzo punto esatto i dem fermi al 22,8. Sul gradino più basso del podio troviamo il Carroccio, con Salvini che deve fare i conti con un’emorragia dello 0,9% e si attesta al 13,7%.

A una settimana dalle dimissioni di Draghi chi ci ha perso (e chi guadagnato) in consensi elettorali: la supermedia

Il Movimento 5 Stelle, già in piena crisi di consensi, perde sopra l’1% e si attesta al 10,1%: proprio oggi il presidente pentastellato Giuseppe Conte ha aperto la porta a un ritorno dell’alleanza con Enrico Letta, mentre dal Nazareno le porte sono – almeno a parole – chiuse. In caduta anche Forza Italia, che oltre a perdere componenti perde anche elettori e registra un -1 che gli vale gli attuali 7,8% punti di consenso. Segue il sodalizio Azione/+Europa al 4,9%, poi quello Verdi/Sinistra Italiana al 4,1%. Ancora, Italexit di Paragone al 2,8%, appena lo 0,1% in più rispetto a Italia Viva, fermo al 2,7%. Chiude Articolo1/Mdp all’1,8%. Passando alle coalizioni, un centrosinistra “centrista” formato da Pd, Italia Viva, Azione e +Europa avrebbe il 30,3% dei consensi, staccato dalla formazione classica di centrodestra al 46,2%. Per provare ad insidiarla avrebbe bisogno dei voti dell’elettorato grillino, ma al momento non sono all’orizzonte colloqui tra Conte e Letta per ricucire lo strappo avvenuto in Parlamento.