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Pietro Spirito: vi faccio vedere come si boccia un presidente

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È bene sapere che poco fa il governo è stato battuto in commissione Trasporti del Senato sul parere per la nomina dell’Authority del Porto di Napoli. Oggi ci si aspettava infatti l’ok per Pietro Spirito, ex ATAC, scelto dal ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio come Presidente dell’Autorità Portuale di Napoli. Ma non è stato così. Perché il senatore del Partito Democratico Stefano Esposito ha votato insieme alle opposizioni (8 sì, 8 no, 4 astenuti) mettendo così a rischio la possibilità che il candidato del governo arrivi al vertice dell’Authority.

Così il PD litiga su un presidente

Perché Esposito, Giovane Turco e quindi pienamente aderente alla maggioranza del partito che riconosce in Matteo Renzi il proprio segretario, ha votato contro? Per alte motivazioni ideali. Succede infatti che tra Esposito e Spirito i rapporti siano tesi sin da quando Spirito era all’Atac. All’epoca l’allora assessore ai trasporti della Giunta Marino finì ai ferri corti con il dirigente per una delle specialità dell’oggi soltanto senatore: una polemica sui giornali. Esposito nel novembre scorso aveva deciso di fare i nomi e cognomi dei manager strapagati dell’azienda capitolina dei trasporti, secondo lui inadeguati a ricoprire i rispettivi incarichi. Tra questi c’era proprio Spirito: «Ci sono tre dirigenti che non fanno bene il loro lavoro e non si capisce perché stanno ancora al loro posto – affermò Esposito – Hanno anche scritto su facebook commenti insultanti nei miei confronti. Uno si chiama Pietro Spirito, potentissimo dirigente. Pare che sia in part-time a 100mila euro l’anno, va in azienda un giorno a settimana, gli altri li passa a Bologna dove è presidente dell’Interporto. Questa è l’idea di come si sta in Atac. La domanda che mi faccio è perché deve mantenere il posto in Atac se è presidente Interporto? Però si permette di pontificare su facebook sulle responsabilità della politica. La responsabilità della politica infatti c’è, è quella di mantenerlo ancora al suo posto». Come si comprende agevolmente dal tenore della dichiarazione, una delle colpe di Spirito era evidentemente quella di aver parlato male dell’allora assessore. Per questo l’assessore si sentì in diritto di criticarlo perché andava al lavoro “una volta a settimana”. Anzi, due, come precisò lo stesso Spirito successivamente: «Sono 25 anni che mi occupo di trasporti, la mia carriera è trasparente, le mie competenze sono sotto la luce del sole. L’idea di essere giudicato incompetente significa non aver letto neanche il mio curriculum. Esposito dice che lavoro per Atac solo un giorno a settimana? Non è esatto. Io ho un contratto a tempo determinato con Atac, che fortunatamente scade a febbraio 2016. In questi 5 anni in Atac è come essere stato in trincea nel Vietnam. Purtroppo queste aziende, come ha detto Raffaele Cantone, sono state saccheggiate dalla politica e io da professionista mi sono trovato dentro questo sistema, che ho combattuto con tutte le mie energie. Essendo il mio contratto in scadenza a febbraio 2016, ho presentato domanda con bando pubblico all’Interporto di Bologna e sono stato selezionato come Presidente. Ho presentato le mie dimissioni all’allora Presidente di Atac Micheli, che mi ha chiesto di restare part-time fino alla fine del mio contratto».

Pietro Spirito: il curioso caso del presidente troppo bravo

Finita qui? Per niente. Perché Spirito di recente ha scritto un libro dal titolo inequivocabile: “Trasportopoli, Cronache dall’inferno Atac“. E nel libro, di cui ha parlato oggi Marco Ponti sul Fatto Quotidiano, non aveva risparmiato critiche a Esposito. E oggi proprio il senatore Esposito vota insieme alle opposizioni per sbarrare la strada a una scelta del governo. E il curriculum di Spirito? Non sembra quello di uno che non voglia lavorare:

La storia professionale di Spirito –prima e dopo l’esperienza in Atac- parla chiaro. Dopo l’uscita da Atac a novembre 20125, Spirito è diventato il Project Manager della riqualificazione dell’aera ex Italsisder di Bagnoli, affidata dal governo a Invitalia. Nei prossimi giorni si insedierà nel suo nuovo ruolo di Presidente dell’Autorità Portuale di Napoli, affidatogli dal Ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Graziano Del Rio. A ventiquattro anni era già a capo dell’ufficio studi dell’Istituto Tagliacarne dell’Unioncamere, poi una carriera brillantissima nella galassia delle Ferrovie dello Strato. Dopo una breve passaggio come Direttore Generale della Fondazione Telethon, il manager di Maddaloni approda all’azienda di via Prenestina nel 2011 chiamato dall’ex AD Maurizio Basile, a svolgere il ruolo di Direttore Centrale Operazioni. In Atac Spirito è soprattutto il dirigente che aveva tentato di intervenire –in parte con successo- sugli sprechi clientelari già durante il mandato di Alemanno, razionalizzando tutta una serie di spese, che avevano portato risparmi per milioni di euro.

Ma intanto è stato bocciato. In quella che sembra a tutti gli effetti una ripicca politica.