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Sputnik 5: il vaccino di Putin è solo propaganda?

I test effettuati dalla Russia per il preparato sviluppato dall’istituto statale Gamaleya a Mosca non sono sufficienti e non ricalcano gli standard mondiali. E non esistono dati noti riguardanti l’efficacia e la sicurezza

vaccino putin figlia

Non a caso si chiamerà Sputnik 5, come il primo satellite artificiale che i sovietici mandarono in orbita nel 1957 bruciando gli Stati Uniti nella corsa allo spazio. Ma il vaccino di Vladimir Putin contro il Coronavirus che il presidente della Russia ha fatto prendere a una delle sue figlie informando il popolo che la ragazza non ha avuto effetti collaterali significativi  ha trovato le perplessità dell’intera comunità scientifica internazionale.

Sputnik 5: il vaccino di Putin

Perché i test effettuati dalla Russia per il preparato sviluppato dall’istituto statale Gamaleya a Mosca non sono sufficienti e non ricalcano gli standard mondiali. D’altro canto che nell’annuncio ci sia una certa quota di propaganda lo si capisce subito. Fabrizio Dragosei sul Corriere della Sera spiega che Putin è in grandi difficoltà, soprattutto per le condizioni dell’economia russa che ancora soffre per i postumi della crisi degli anni scorsi. Le sanzioni occidentali per l’annessione della Crimea e le contro-sanzioni varate dal governo russo fanno sentire i loro effetti sul Paese. Fin dall’inizio il presidente ha sostenuto la tesi che il suo paese abbia affrontato meglio di qualunque altro l’attuale pandemia,  nonostante l’altissimo numero di contagiati, 897 mila. Una vittoria sul fronte del vaccino serve anche a rilanciare l’orgoglio nazionale, facendo capire a tutti che l’apparato scientifico ereditato dall’Urss, che all’epoca era eccellente, mantiene la Russia ai primissimi posti mondiali. Il quotidiano spiega che il vaccino risulta ufficialmente, secondo i dati dell’Oms, ancora nella fase 1 della sperimentazione clinica, quella in cui si testa la sicurezza e la capacità di indurre una risposta immunitaria su un numero ristretto di persone.

A metà giugno il vaccino era stato testato su 38 persone, probabilmente militari. L’istituto statale che lo produce, Gamaleya, ha dichiarato di aver completato la fase 2 il 3 agosto  e di aver subito cominciato lo studio clinico in fase 3. «Non c’è alcuna pubblicazione su questo vaccino che abbia ricevuto una revisione dalla comunità scientifica» sintetizza Sergio Abrignani, ordinario di Patologia generale all’Università Statale di Milano e direttore dell’Istituto nazionale di genetica molecolare Romeo ed Enrica Invernizzi che sottolinea: «Sembra che il vaccino sia stato registrato in Russia perché Putin ha deciso che è efficace». Si sa che si tratta di un vaccino a base di un vettore virale (adenovirus umano di tipo 5) modificato per esprimere la proteina spike e che ne servono due dosi.

E non esistono dati noti riguardanti l’efficacia e la sicurezza:

Su questo punto la comunità scientifica è compatta perché non sono mai state condivise informazioni sugli studi in corso. Secondo quanto dichiarato dal ministro della Salute Mikhail Murashko, il vaccino avrebbe stimolato in tutti i volontari «un alto livello di anticorpi» e nessuno di loro «ha avuto serie complicazioni». «Non possiamo sapere se il vaccino è davvero sicuro ed efficace come dichiarato dal Cremlino per mancanza di informazioni — sottolinea Sergio Abrignani —. Non è possibile sapere se la vaccinazione funziona e soprattutto se ci sono effetti collaterali dal momento che la fase 3 è iniziata una settimana fa e in genere richiede almeno un anno di tempo per essere completata. Anche accorciando i tempi occorrono comunque almeno 4-6 mesi per dimostrare sicurezza ed efficacia. Non si può fare una vera registrazione senza avere a disposizione questi dati».

Il vaccino-propaganda testato su soldati “volontari”

Il Fatto Quotidiano dettaglia la questione dell’inoculazione del preparato alla figlia:

PUTIN, PADRE DI SUA FIGLIA e della nazione: “Il primo giorno ha avuto la febbre a 38, il secondo a 37, ora sta bene e ha molti anticorpi” ha detto il presidente del farmaco somministrato alla sua doch, sua figlia, ma senza specificare quale delle due lo abbia ricevuto. Né Maria né la minore Katerina sono state mai riconosciute ufficialmente dal presidente in pubblico, ma si tratta probabilmente della primogenita, cognome in codice “Vorontsova” usato per studiare nei collegi all’estero, nata a Leningrado nel 1985 e oggi dirigente della fondazione genetica Innopraktika, con un miliardo di dollari di finanziamenti dal governo paterno. Dopo le numerose indiscrezioni dei media che suggerivano che le élite del Paese lo avessero già ricevuto, il vaccino, che non sarà obbligatorio, come conferma il ministro della Salute Mikhail Murashko, potrà essere somministrato a tutti da gennaio 2021 e garantisce immunità per due anni.

Mentre Giuseppe Ippolito è categorico: il vaccino russo per il momento è poco più che propaganda politica. Il direttore scientifico dell’Is tituto “Lazzaro Spallanzani” di Roma, mostra tutte le sue perplessità sull’annuncio del presidente russo, Vladimir Putin. Lo fa sulla base degli stessi dati pubblicati sul proprio sito internet dall’istituto Galameya –l’omologo moscovita dello Spallanzani – che spiegano come il vaccino sia ancora alla “fase 2’” e che la produzione in larga scala era prevista non prima del mese di ottobre. “Ho molte perplessità sui tempi – spiega nel dettaglio Ippolito – Non abbiamo spiegazioni, nessun dato effettivo. Sapevamo che a metà giugno il vaccino russo era stato testato su 38 persone, probabilmente militari, e ciò alimenta le perplessità: i tempi sono davvero molto brevi per le valutazioni”. Non solo: “La sperimentazione pare sia stata fatta sui soldati. Se questo fosse vero creerebbe qualche problema etico, perché i militari non possono esimersi dall’accettare la vaccinazione”.

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