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Sondaggi, la bocciatura del Jobs Act e l’ok al Decreto Dignità

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Un sondaggio di IPSOS illustrato oggi da Nando Pagnoncelli sul Corriere della Sera ci spiega che c’è un grande consenso attorno al cosiddetto Decreto Dignità approvato di recente dal Consiglio dei Ministri e pubblicato dopo la bollinatura della Ragioneria dello Stato in Gazzetta Ufficiale la scorsa settimana. I giudizi positivi nei confronti del Decreto Dignità si intrecciano con quelli negativi nei confronti del Jobs Act di Matteo Renzi, per il quale soltanto il 4% degli intervistati sostiene che debba rimanere così com’è mentre per il 30% va smantellato del tutto e per il 43% va corretto ma non smantellato.  Tre italiani su quattro esprimono un giudizio positivo sulla stretta alle imprese che delocalizzano dopo aver ricevuto agevolazioni dallo Stato (75%), nonché sull’introduzione di limiti alla pubblicità per le aziende del gioco d ’azzardo (74%), e una quota analoga (71%) concorda con l’aumento degli indennizzi ai lavoratori nei casi di licenziamento senza giusta causa e la restituzione proporzionale di eventuali aiuti statali per chi licenzia (71%). Il 54% apprezza le agevolazioni fiscali per i liberi professionisti e il 51% la restrizione sull’uso dei contratti a termine. Alcuni provvedimenti incontrano il consenso anche di una larga parte degli elettori dei partiti dell’opposizione, da Forza Italia al Pd.

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Il decreto dignità e il Jobs Act, i sondaggi (Corriere della Sera, 22 luglio 2018)

Molto interessante è quanto illustra IPSOS riguardo le polemiche che hanno seguito la vicenda degli ottomila posti di lavoro persi in seguito alla pubblicazione delle norme che rendono più costoso il contratto a tempo determinato:

Il governo ha definito la relazione «priva di basi scientifiche e discutibile». Accuse che hanno fatto breccia, dato che il 48% degli italiani ritiene che i numeri dell’Inps siano contestabili, forse influenzati da opinioni politiche, mentre il 26% è convinto che l’Inps si sia limitata a fornire stime realistiche.

La maggioranza dei cittadini, senza strumenti per giudicare i numeri, di fronte a stime contrastanti prende posizione in base alle proprie percezioni e all’appartenenza politica. Il clima da stadio che accomuna una parte non trascurabile di governanti e governati induce pericolosi processi di delegittimazione di istituzioni e «terze parti». Meccanismo rischioso che può travolgere chi lo mette in atto quando il vento dell’opinione pubblica cambia.

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