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Sondaggi, come vanno i piccoli partiti

bersani fratoianni civati

In un modo o nell’altro saranno decisivi. L’esercito di piccoli partiti che parteciperà alle elezioni politiche 2018 da solo o in coalizione con centrodestra o centrosinistra potrà costituire la fortuna di Berlusconi o Renzi oppure essere causa di sconfitta perché corre da solo o perché non porterà il necessario apporto di voti per vincere nei collegi.

Sondaggi, come vanno i piccoli partiti

Per questo oggi Il Messaggero pubblica una serie di rilevazioni sul consenso che disegnano i confini delle loro fortune elettorali a partire da Liberi e Uguali, il rassemblement che mette insieme MDP, SI e Possibile e che concorrerà con il Partito Democratico e il MoVimento 5 Stelle per i voti “di sinistra”: oggi il sondaggio lo accredita di un 6,8% che lo dà ben al di sopra della soglia del 3%, con area di maggior forza il centro Italia – com’era prevedibile – e area di maggior debolezza il Nord Est. La legge Rosato, con l’obiettivo di sottrarre eccessivi poteri ricattatori a gruppetti di “professionisti della politica”, ha previsto due soglie di sbarramento. Dall’assegnazione dei seggi saranno escluse sia le liste che si presentano per proprio conto senza raggiungere il 3% dei voti (prevedibilmente circa 1 milione di voti) sia quelle che, agganciate ad una coalizione, non riceveranno più dell’1% dei suffragi (pur sempre circa350.000voti).

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I sondaggi SWG sui piccoli partiti alle elezioni 2018 (Il Messaggero, 21 gennaio 2018)

Proprio LeU dovrà però guardarsi dalla concorrenza di Potere al Popolo, accreditato per ora dello 0,7% (probabilmente nell’infografica c’è un errore e il partito in realtà è più forte al centro – è nato in Campania – dove arriva all’1,1% e più debole al Nord Ovest dove raccoglie appena lo 0,3). Nella coalizione di centrodestra i centristi di Noi con l’Italia, lista che viene data al 2,6% dalla Emg e al 2,3 da SWG. Ma è al 3,7% nelle isole e in particolare in Sicilia dove può contribuire a sottrarre seggi maggioritari al M5S. Infine c’è il centrosinistra con la gioiosa macchina da guerra formata da +Europa, Civica Popolare e Insieme che assommati arrivano appena al 3,3% e, a parte la lista di Bonino al Nord Est, non sembrano essere particolarmente decisivi in nessun territorio.