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L'eroica resistenza del subcomandante Torrisi

«Come si fa? Che fanno? C’è un’espulsione? Roba che nemmeno il PCUS…»: Salvatore Torrisi, eroico senatore eletto presidente della Commissione Affari Costituzionali, sfotte così Angelino Alfano che oggi gli ha prima chiesto di dimettersi e poi ha preso atto della sua risposta dichiarandolo fuori da Alternativa Popolare, il neonato partitino che ha preso il posto del defunto NCD.

L’eroica resistenza del subcomandante Torrisi

Nell’irreale teatrino della politica italiana il caso Torrisi aveva aperto scenari di inenarrabile dramma: i giornali avevano raccontato della volontà di Matteo Renzi di far cadere il governo Gentiloni vista la scarsa consistenza della maggioranza e drammatizzando le ricadute del voto sulla legge elettorale. Scenari smentiti dall’ex premier ma ancora presenti nella giornata politica, tutta incentrata sullo scontro interno alla maggioranza e sugli sfottò dell’opposizione.  Ieri il senatore si era preso dodici ore di tempo, ma anche questa mattina a diversi esponenti di Alternativa Popolare ha spiegato di voler andare avanti, anche grazie alle garanzie istituzionali ricevute. Alfano, però, ha chiesto le sue dimissioni: “la presenza di Salvatore Torrisi in Alternativa popolare sarà incompatibile se non rinuncerà alla presidenza della commissione” – ha sottolineato il ministro degli Esteri, aggiungendo che “se Orfini vuole la crisi lo dica chiaramente”.

renzi gentiloni torrisi
Come finirebbe se si andasse al voto oggi (Corriere della Sera, 6 aprile 2017)

Anche la capogruppo Bianconi, insieme a Simona Vicari e Federica Chiavaroli, ha sottolineato la necessità di un passo indietro del collega Torrisi. Tuttavia, riferiscono fonti parlamentari di Ap citate dall’agenzia di stampa AGI, qualora Torrisi venisse espulso, diversi senatori centristi minaccerebbero di andare con lui e uscire dal partito. Ap, quindi, è spaccata mentre al Pd a questo punto importa poco lo sviluppo sulla presidenza della commissione Affari costituzionali, anche perché – rimarca un big dem – l’alternativa sarebbe Mazzoni di Ala e non cambierebbe nulla.

Il governo a rischio e la legge

Il nodo – aggiungono le stesse fonti all’AGI- è che la maggioranza, al Senato è residuale, le fibrillazioni restano e ci saranno soprattutto dopo il 30 aprile quando si saprà quanta gente andrà a votare per Renzi e con quale percentuale vincerà, come sembra probabile, l’ex premier. Tecnicamente anche i renziani vedono pochi spazi pere un voto anticipato, ma non si esclude nulla. Ieri pomeriggio Renzi, dopo il voto in prima commissione, a caldo con i suoi ha considerato la legislatura pressoché finita, ma spiegano fonti parlamentari, nelle prossime ore non ci sara’ alcuno strappo formale, sotto la sottolineatura che il passaggio al Senato ha testimoniato l’impossibilità di mettere mano a una legge elettorale e l’inaffidabilità di MDP nel fare gioco di maggioranza.
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Alternativa Popolare ora teme ripercussioni sulla legge elettorale: il rischio è che non vengano abbassate le soglie di sbarramento e che la strada di Renzi possa essere quella di un tentativo di intesa con i 5 Stelle sulla possibilità di estendere l’Italicum al Senato. Oppure, come dice Calderoli, il rischio è che AP finisca per espellere Alfano.

L’appello a Mattarella 

Il Partito democratico aveva annunciato la richiesta di un colloquio con il capo dello Stato per sottolineare la “gravità” di quanto accaduto. Ma oggi l’ex segretario del PD Matteo Renzi ha buttato acqua sul fuoco: “L’episodio di ieri è grave e antipatico. Il nostro linguaggio non può tornare alla prima Repubblica. Noi la parola crisi di governo – ha sottolineato – non la vogliamo utilizzare, come fanno Ncd o Mdp”. In ogni caso, viene ribadito, il capo dello Stato non interviene nelle dinamiche parlamentari e ha assoluto “rispetto del Parlamento”.
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Intanto l’eroico subcomandante Torrisi non molla: «Il gruppo di Alternativa Popolare al Senato mi ha espresso solidarietà, ha condiviso la mia posizione. Io resto al gruppo», ha detto stasera all’Adn Kronos. E in Parlamento si sussurra che sarà difficile che cada anche perché ha la fiducia dell’intera commissione, che ha presieduto spesso, mentre il candidato alternativo è visto come un renziano di ferro e non riscuote grandi simpatie nel resto della commissione. Intanto rimane il mistero su chi abbia eletto Torrisi: i bersaniani scissionisti, accusati ieri furiosamente dai renziani, si sono discolpati e hanno detto di cercare all’interno del PD per trovare i voti che hanno portato il senatore di AP alla presidenza.