Opinioni

Roberta Lombardi all’attacco di Virginia Raggi (e del M5S Roma)

Roberta Lombardi si sente sulla graticola. La consigliera regionale ed ex candidata governatrice del Lazio, il cui nome era comparso nella prima inchiesta su Parnasi proprio a proposito di De Vito, è sotto pressione da quando Luigi Di Maio le ha mandato un messaggio con l’agenzia secondo cui «sono stati acquisiti elementi che permettono di affermare che il presidente del Consiglio Comunale De Vito ha chiesto e ottenuto da Luca Parnasi» un supporto per la sua campagna elettorale. La capogruppo in regione ieri è esplosa: «Io non ho preso il becco di un quattrino da Parnasi. Se dovesse uscire della merda su di me pubblico gli estratti conto delle donazioni, anche se è contro la legge. La violerò, il garante della Privacy mi arrestasse, ne hanno una onesta e vogliono buttarla giù!».

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Ma soprattutto la Lombardi si sente accusata dal suo stesso partito: «Questa storia era già uscita, a giugno ho parlato con i magistrati che mi hanno detto di sapere che non avevo preso nulla, ho spiegato che De Vito mi aveva chiesto di incontrare Parnasi. Gli avevo detto: “Sei sicuro?”. E lui “sì, c’è il progetto dello stadio, è importante”. Ma mi sono rifiutata di incontrarlo in privato, l’ho fatto venire alla Camera per farlo registrare. Più volte mi ha offerto il suo supporto, e io: “No, grazie”».

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Per questo l’altroieri sera è sbottata anche su Twitter pubblicando un messaggio mandato proprio a Marcello De Vito in cui gli chiedeva di verificare se fosse indagato. Ma ha anche ricordato che attualmente Virginia Raggi e la maggioranza M5S in Campidoglio ha dato piena fiducia al direttore generale del Comune di Roma Franco Giampaoletti, che è indagato nella vicenda AMA per la questione del bilancio da cui togliere i 18 milioni di euro per i servizi cimiteriali. Ovviamente Lombardi non nomina Raggi & Co. ma il suo bersaglio è sempre lo stesso. Ovvero l’amicanemica sindaca. Come in Red & Toby. Giampaoletti intanto ha risposto oggi dalle colonne del Corriere della Sera Roma:

Veniamo alla sua posizione: da quando è scoppiato il caso Ama lei ha sempre ribadito di non aver ricevutoalcuna comunicazione di essere indagato.
«Non posso che confermarlo. Fino a venerdì sera, dopo aver dato mandato a i miei legali di svolgere tutte le verifiche del caso, mi è stato detto che non risultano procedimenti che mi debbano essere notificati».

Il che non esclude che possa accadere, nel caso in cui le indagini non siano ancora concluse.
«Sì, ma ad ogni modo c’è differenza tra essere indagato e finire in carcere».

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