Politica

Non tutti i renziani seguiranno Matteo nel nuovo partito

Mentre Matteo Renzi riceve una porta in faccia da Luigi Di Maio e lavora a un nuovo partito nonostante i sondaggi non favorevoli, all’interno del Partito Democratico c’è fermento. Un po’ perché Nicola Zingaretti è tornato a chiedere unità con l’obiettivo di prendersela con lui; un po’ perché alcuni dei renziani più rappresentativi stanno lavorando per fermare la scissione e – sorpresa sorpresa – non avrebbero nemmeno intenzione di seguire Matteo nel nuovo partito:

C’è poi il dato sui parlamentari attuali: 30 deputati e 25 senatori sarebbero pronti a seguirlo in un’avventura lontano dal Pd. Però la fonte è sempre la stessa: Renzi. In verità Lorenzo Guerini e Luca Lotti, già renziani di ferro, stanno lavorando per scongiurare la scissione, tenere unito il partito (anche facendo cambiare rotta al segretario Zingaretti sul voto subito) e giocare le carte in proprio per ricandidare il grosso della corrente renziana, Base riformista (80 persone), in caso di elezioni anticipate.

Questo messaggio, questa definitiva separazione dei destini tra renziani leali – ma non fedeli fino alla scissione – e renziani duri e puri è arrivato forte e chiaro alle orecchie del senatore di Firenze nei colloqui di ieri dopo l’accelerazione sull’uscita dal partito. Provocando una frenata. Gli scissionisti eventuali alla Camera sarebbero infatti non più di 12, quelli della corrente Giachetti. E nemmeno tutti. Altro messaggio è quello giunto dalle stanze del Nazareno. Sia Zingaretti sia Gentiloni hanno fatto sapere a Renzi che una sua uscita verrebbe considerata alla stregua di quella di Bersani e D’Alema. Cioè, un atto ostile, una rottura vera e propria, non una separazione consensuale dopo la quale ci si siede al tavolo per fare una coalizione e decidere insieme i candidati dei collegi uninominali. Che poi fosse questo il problema…

partito di renzi sondaggi
I sondaggi sul partito di Renzi (Il Sole 24 Ore, 11 dicembre 2018)

Il dato choc è che il centrosinistra viene dato vincente in 7-8 collegi maggioritari: un paio a Milano, altri due in Emilia e tre in Toscana. Il resto è tutto del centrodestra. Roba da sconfitta epocale. L’avvertimento poco amichevole di Zingaretti e Gentiloni fa capire però quanto sia difficile la convivenza di Renzi dentro al Pd.

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