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Perché la Rai non fa vedere le partite della Nazionale di calcio femminile?

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Per una Nazionale di calcio che non riesce a qualificarsi e viene eliminata dalla fase finale dei Mondiali di Russia 2018 ce n’è una che invece è alla testa del suo girone. Due giorni fa le Azzurre di Milena Bertolini hanno battuto per 1 a 0 il Portogallo e hanno messo una seria ipoteca sulla qualificazione al Campionato Mondiale di Francia 2019. Se le atlete della Nazionale riuscissero a centrare l’obiettivo si tratterebbe di un risultato storico perché è dal 1999 che l’Italia del calcio femminile non partecipa ai Mondiali.

La petizione per i Mondiali di calcio femminile in Rai

Molti giornali hanno dedicato spazio all’impresa delle Azzurre, alla quarta vittoria consecutiva in queste qualificazioni. Ne hanno parlato dopo, come spesso accade in questi casi. Ma il problema vero è che la Rai non ha trasmesso la partita. Solo chi era “sintonizzato” sulla pagina Facebook della Federazione Italiana Giuoco Calcio che ha trasmesso in streaming l’incontro ha potuto vedere il gol di Daniela Sabatino. La Rai, che pure detiene i diritti televisivi per le partite della Nazionale femminile, non ha mandato in onda la partita.

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Fonte: ASSIST via Facebook.com

Nemmeno su uno dei due canali Rai Sport, dove invece sono stati mandati regolarmente in onda due match del quarto turno della fase eliminatoria di Coppa Italia.


Ed è proprio la mancanza di copertura televisiva – un vero e proprio oscuramento – ad aver spinto Daniela Sbrollini, deputata e responsabile nazionale Sport del PD, a lanciare una petizione online su Change.org per chiedere alla Rai di trasmettere in chiaro le partite del Mondiale.
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In effetti non ci si spiega come mai la Nazionale femminile di calcio debba subire un trattamento del genere. Al di là di come viene considerato il calcio femminile all’estero (negli USA Hope Solo è una vera e propria star) in italia altre Nazionali femminili godono della possibilità di andare in televisione. Possibilità che sembra però essere negata alle Azzurre del calcio che nonostante i successi non riescono a convincere la Rai a mandarle in onda.

Spazi televisivi e diritti negati vanno di pari passo

A guidare la battaglia per dare spazio (non più spazio, visto che siamo allo zero assoluto) al calcio femminile sui canali Rai è ASSIST, l’Associazione nazionale atlete che da sempre si batte per promuovere un reale cambiamento di passo e di mentalità. Perché è vero che non stiamo parlando di calcio maschile. Ma il fatto è che se che molti hanno buon gioco a dire che il calcio femminile è “meno spettacolare” o “meno interessante” è proprio perché non viene concessa la possibilità di vedere con i propri occhi una partita di calcio delle Azzurre. In fondo non può essere peggio – dal punto di vista del gioco e dello spettacolo – delle due partite della Svezia contro l’Italia “dei maschi”.
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Ma non è colpa solo della Rai che ha cercato di salvarsi “in corner” con un collegamento al volo durante il Tg3. ASSIST segnala come la vittoria della Nazionale femminile sia finita tra le “notizie tascabili” del più importante quotidiano sportivo italiano, La Gazzetta dello Sport. È evidente che il cambiamento deve partire senza dubbio dalla Rai ma devono anche essere i giornalisti del settore ad iniziare parlare di più e meglio delle Azzurre, a maggior ragione quando vincono. Lo si fa per la Nazionale di pallavolo e per il Setterosa, lo si fa per le atlete che vincono nelle competizioni individuali. La Nazionale di calcio femminile continua invece a rimanere la cenerentola.

Prima di discutere di salari e di parità salariale, come ha provato a fare qualche tempo fa Maria Elena Boschi, sarebbe meglio affrontare la questione della copertura “mediatica”. In un’intervista a Io Donna Paolo Lugiato, ex amministratore delegato della Unet Yamamay di Busto Arsizio ha spiegato che il problema è che lo sport femminile è considerato un hobby. «Non tutti lo sanno – ha detto Lugiato – ma in Italia sono solo quattro gli sport i cui atleti (solo gli uomini) sono considerati professionisti: il calcio, la A1 di pallacanestro, il golf e il ciclismo su strada. Le donne sono invece tutte dilettanti. Con quel che ne consegue in fatto di diritti e tutele». Per Luisa Rizzitelli di ASSIST questa situazione – che è conseguenza della legge sul professionismo sportivo del 1981 – è altamente discriminatoria dal punto di vista delle tutele contrattuali. Ora è giunto il momento di chiedere più diritti ma anche più spazi. Chi volesse rivedere la partita può farlo andando sul canale YouTube FIGC Azzurro Vivo.
Foto copertina via Twitter.com