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I quattro del M5S sospesi per le firme false a Palermo

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Riccardo Nuti, Claudia Mannino, Samantha Busalacchi e Giulia Di Vita sono sospesi dal MoVimento 5 Stelle per il caso delle firme false a Palermo. Vanno ad aggiungersi a Claudia La Rocca e Giorgio Ciaccio, nel frattempo autosospesi. La decisione del collegio dei probiviri (composto da Riccardo Fraccaro, Paola Carinelli, Nunzia Catalfo) è stata comunicata attraverso il blog di Beppe Grillo; i probiviri sono intervenuti su proposta del gesto del sito, ovvero la Casaleggio. La decisione è stata comunicata alle 22 e 37 e arriva dopo una lunga giornata in cui la rabbia degli attivisti aveva colpito Nuti e Mannino mentre arrivava la notizia dell‘indagine su Giulia Di Vita.

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L’annuncio della sospensione per Di Vita, Nuti, Mannino, Busalacchi sul blog di Grillo

Nei confronti dei quattro, dall’esame del collegio dei probiviri, viene sottolineata infatti una differenza rispetto a quella degli altri implicati in questa vicenda, ovvero l’indagine in corso ma anche il comportamento: non può aver giovato nella scelta la decisione di Nuti, Busalacchi e Mannino di non rispondere ai pubblici ministeri che stanno indagando nella storia.

CONSIDERATO che il comportamento tenuto dal principio dai signori Mannino, Di Vita, Nuti e Busalacchi, è suscettibile di pregiudicare l’immagine del Movimento 5 Stelle

E infatti le decisioni processuali hanno influito sulle decisioni politiche. Probabilmente colta alla sprovvista dai pm Dino Petralia e Claudia Ferrari, la Busalacchi ha, pur rimanendo in silenzio davanti ai PM, accettato di rilasciare un saggio grafico, strumento utile visto che a lei si contesta di avere ricopiato dalle originali, inutilizzabili per un errore di forma, alcune delle centinaia di firme depositate in tribunale. Mentre Nuti e Mannino hanno detto no anche a questo. Una chiusura totale condivisa anche dal marito di Mannino, Pietro Salvino, new entry nel registro degli indagati e interrogato subito dopo la moglie.

I quattro del M5S sospesi per le firme false a Palermo

In silenzio sono rimasti anche l’attivista e avvocato Francesco Menallo e il cancelliere del tribunale Giovanni Scarpello, che avrebbe autenticato le firme false, entrambi convocati per oggi. Mentre alla lista degli accusatori che ormai rendono blindata l’inchiesta si è aggiunto il deputato regionale Giorgio Ciaccio che nei giorni scorsi, sentito dai pm, ha confermato il racconto della collega siciliana Claudia La Rocca, prima gola profonda del caso firme false. Ai due parlamentari dell’ARS, che hanno fatto il nome di chi c’era la convulsa sera che precedette il deposito delle firme e hanno descritto il ruolo di ciascun protagonista della vicenda si sono aggiunti altri due attivisti, Stefano Paradiso e Giuseppe Ippolito. Restano ancora da interrogare due nuovi indagati: la deputata nazionale Giulia Di Vita e Riccardo Ricciardi, marito della deputata Loredana Lupo, che materialmente depositò in tribunale la lista con le firme false. Verranno interrogati nei prossimi giorni anche se è facile prevedere che seguiranno la linea degli altri.

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Giulia Di Vita, sospesa dal collegio dei probiviri insieme a Busalacchi, Mannino, Nuti

Tra i 5 Stelle mentre Nuti e Mannino non rilasciano dichiarazioni, Giulia Di Vita non smette di difendere la sua innocenza e cerca di spiegare al popolo a Cinque Stelle che lei non ha nulla da nascondere, anzi, che ha parlato per un’ora e mezza con gli inquirenti. In qualche modo gli utenti sembrano essere più comprensivi nei suoi confronti, forse proprio perché ha raccontato di aver accettato di parlare con gli inquirenti (non è chiaro però se quando l’ha fatto era già indagata o una semplice testimone, che quindi non può rifiutarsi di rispondere).

L’inchiesta, condotta in tempi brevissimi, è dunque quasi conclusa: centinaia i cittadini che hanno disconosciuto le firme. Non si esclude che a supporto del materiale probatorio raccolto si affiderà a un tecnico una consulenza sulle sottoscrizioni.
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